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Economia

L’Italia, la Ue, il sistema bancario: le considerazioni di Bankitalia

Il governatore Visco tratteggia uno scenario economico in miglioramento, ma con qualche incertezza. Occhi puntati su debito e crediti deteriorati e si auspica una Ue con un bilancio comune.

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Ripensare il futuro per costruire un’Italia più forte, più equa e più verde.

Il governatore Visco tratteggia uno scenario economico in miglioramento, ma con qualche incertezza. Occhi puntati su debito e crediti deteriorati. E si auspica una Ue con un bilancio comune. L’economia italiana può finalmente tentare il rimbalzo post pandemia. E servirà uno sforzo senza precedenti per evitare di sprecare le occasioni che si stanno presentando, come il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

A dirlo è il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, durante le consuete Considerazioni finali annuali. Lo scenario è ancora incerto ma, con le campagne vaccinali a pieno regime, si potrà accelerare la ripartenza. E sarà una “formidabile sfida” nella quale dovranno partecipare tutti gli agenti economici italiani, dalle famiglie alle imprese. Coesione e speranza. Senza però dimenticare che lo scenario è ancora chiaroscurale.

Certo, ha detto Visco, bisogna lodare gli “enormi sforzi” della comunità scientifica sulla creazione di vaccini anti-Covid. E proprio con il progredire delle vaccinazioni, un punto su cui il numero uno di Via Nazionale ha insistito in maniera netta, si potrà tornare a una nuova normalità. Senza dimenticare un aspetto cruciale nel medio-lungo termine. Ovvero quello legato “al ritmo diseguale delle vaccinazioni tra le diverse aree del mondo: ne potrebbero derivare marcate divergenze nell’andamento delle economie e bruschi movimenti dei capitali”, ha affermato Visco.

Nel mentre, tuttavia, la risposta delle politiche economiche adottate dai governi deve essere coordinata e coerente, uno dei leit motiv del discorso di Visco. Pertanto, Visco ha sottolineato che sarà cruciale mantenere gli stimoli monetari e fiscali fino a che sarà necessario. E questo significa anche che dovrà essere utilizzata tutta la potenza di fuoco del Pandemic emergency purchase programme (Pepp), il piano d’acquisto di titoli pubblici e privati dell’eurozona lanciato nel marzo 2020 e che ora ha un controvalore di 1.850 miliardi di euro. L’obiettivo è continuare a sostenere la ripresa che sarà, ancora per tutto il tempo che serve, senza ritrosie né rallentamenti.


Il futuro dell’Europa post Covid-19

La risposta dell’eurozona è stata forte e immediata, ma fare di più è possibile. Questa, parafrasando, è l’estrema sintesi di Visco, il quale ha stressato un punto molto preciso con un occhio di lungo periodo. Ovvero, l’importanza dell’accordo sul Next Generation EU, di cui la Recovery and resilience facility (Rrf), il cosiddetto Recovery fund, costituisce il nucleo centrale per gli investimenti fra 2021 e 2026. NextGenEU che, questo è l’auspicio del governatore della Banca d’Italia, può essere la base per il completamento dell’Ue. “Come già accaduto in passato, la gravità della crisi ha fatto superare dubbi e inerzie.

Anche se non risolvono il problema dell’incompletezza dell’Unione economica e monetaria, quanto più saranno utilizzati con efficacia tanto più i programmi varati nell’ultimo anno potranno costituire un punto di riferimento per il disegno di meccanismi di natura permanente e dal funzionamento più agile”, ha detto Visco. Che non ha dimenticato gli ostacoli.Si tratta di un percorso costellato di difficoltà; i Paesi che più beneficeranno delle risorse rese così disponibili, tra i quali in particolare l’Italia, hanno una doppia responsabilità: cogliere un’occasione decisiva per avviare a soluzione i propri problemi strutturali e dimostrare con risultati concreti l’importanza di una Unione più forte e coesa”, ha affermato. L’obiettivo resta quello di avere una capacità di bilancio comune, unita a una stabile emissione di debito comunitario. Un progetto ambizioso, ma che potrà diventare realtà se si supereranno le divisioni fra Nord e Sud dell’area euro.

Finanza pubblica

È uno dei temi più ostici. Questo perché, come ricordato da Visco, l’alto debito pubblico italiano è un problema, considerato che il rapporto fra indebitamento e Prodotto interno lordo (Pil) è intorno a quota 160 per cento. E può esserlo anche negli anni a venire, qualora non si intervenga con un consolidamento di bilancio. “Non è pensabile un futuro costruito sulla base di sussidi e incentivi pubblici”, ha rimarcato Visco. Il quale ha sottolineato che “è certo però che verrà meno lo stimolo, in parte artificiale, che oggi proviene da politiche macroeconomiche straordinarie ed eccezionali. Cesseranno quindi il blocco dei licenziamenti, le garanzie dello Stato sui prestiti, le moratorie sui debiti. E andrà, gradualmente ma con continuità, ridotto il fardello del debito pubblico sull’economia”.

Parole in linea con quelle pronunciate dal vicepresidente della Banca centrale europea (Bce), Luis de Guindos, pochi giorni fa. Una volta agganciata la ripresa nel modo più omogeneo possibile, si dovranno preparare “dei piani credibili di consolidamento fiscale, ha spiegato de Guindos. Proprio per evitare che la prossima crisi diventi ancora meno sostenibile per i Paesi peggio posizionati sotto il profilo della finanza pubblica, come Francia e Italia.

Sistema bancario italiano

L’evidenza è che il sistema bancario ha retto meglio che durante la Crisi finanziaria globale del 2007/2008, sia a livello patrimoniale sia sul piano finanziario. Non bisogna dimenticarsi però di un elemento fondamentale, i sostegni erogati. Circa 170 miliardi di euro in prestiti garantiti e circa 250 miliardi in moratorie. Due iniziative che hanno inciso sulla crescita dei crediti deteriorati, il cui incremento è stato rallentato dalle misure adottate dalle banche italiane. Pertanto, la soglia di attenzione della Banca d’Italia è massima. E il governatore invita gli istituti di credito a usare un monitoraggio serrato sui crediti dubbi, per evitare shock futuri.

Ma non solo. A questa azione devono corrispondere nuovi accantonamenti, con il fine ultimo di non vanificare l’occasione data dal Pnrr. Anche per questo, Visco chiede alle banche italiane di favorire il cambiamento dei modelli di business, alla luce della trasformazione tecnologica accelerata dalla pandemia, e di promuovere quanto prima operazioni di fusione e acquisizione, con l’intento di un rafforzamento a livello sistemico. Un atteggiamento in pieno coordinamento con le raccomandazioni della Bce degli ultimi anni.


Italia, Pnrr e nuove generazioni


Dal discorso di Visco emerge poi un ulteriore punto. L’Italia è stata investita dalla pandemia di Sars-Cov-2 in pieno e il costo è stato altissimo, tanto a livello economico quanto a livello sociale. E l’opportunità che ha di fronte il Paese è senza precedenti. I circa 250 miliardi di euro (frutto del mix tra fondi Ue e risorse proprie) che saranno investiti da qui al 2026 dovranno essere la base per costruire il futuro delle nuove generazioni. Ecco perché non si può perdere questo treno, secondo il governatore di Banca d’Italia.

“NextGenEU e Pnrr non sono due sigle dal vago significato. I loro contenuti, programmatici e sostanziali, sono decisivi. Per questo è essenziale spendere bene le risorse straordinarie che il programma ci offre e tutte le altre che saranno disponibili per ridare all’economia una prospettiva stabile di sviluppo”, ha concluso. In altre parole, il futuro dell’Italia passa da qui. E ogni rallentamento non farebbe altro che frenare la maggiore occasione di rilancio economico dal Secondo dopoguerra.

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Nato a Melfi (PZ) il 18/09/1992 mi sono trasferito a 18 anni a Siena dove mi sono laureato in economia e commercio. Dopo aver ottenuto la triennale mi sono trasferito a Roma dove ho conseguito la laurea magistrale presso La Sapienza. Faccio supplenza in una scuola superiore e sono coordinatore politico. Hobby: calcio, basket e nuoto. Juventino doc.

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