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L’inchiesta di Report condanna il lato più oscuro del calcio: i procuratori

Oggi il calcio non è più uno sport, ma una terra di scontri e lotte tra procuratori in cui la pedina fondamentale è nelle mani delle mafie.

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Nel 2020, anno di forte crisi economica dovuta alla pandemia, le squadre di Serie A hanno speso 138 milioni di euro di intermediazioni con i procuratori, i quali incassano da ogni transizione tra il 10% e il 20% del valore del giocatore. 

Negli ultimi mesi, Kulusevski, Scamacca e Castrovilli, alcuni dei giovani più promettenti della Serie A, hanno annunciato l’intenzione di lasciare i loro storici agenti per sbarcare alla corte di tale Alessandro Lucci, proprietario della World Soccer Agency, una delle realtà più note del settore che gestisce, tra gli altri, Bonucci, De Rossi, Dzeko, Muriel e Cuadrado.

Fino a qui nessun problema, se non fosse che proprio su questa questione Report, programma di giornalismo d’inchiesta condotto da Ranucci su Rai 3, ha costruito un servizio che svela il lato più oscuro e sporco del calcio: i procuratori. 

Il caso Bonucci-De Rossi

Secondo Di Campli, procuratore di Verratti, il modus operandi di Lucci consiste nel mandare alcuni dei suoi giocatori a fare pressione su altri soprattutto in spogliatoio e convincerli a passare alla sua fazione. Per questi favori, i giocatori riceverebbero regali, denaro o promesse per il futuro a fine carriera. Report sostiene ci siano le prove per affermare che Bonucci abbia fatto pressioni su Kulusevski nello spogliatoio Juve e De Rossi, attuale vice allenatore della Nazionale, sul giovane Scamacca. Quanto al secondo, l’ex centrocampista della Roma nega tutto mentre nel caso di Bonucci ci sarebbe un audio che lo incastra.

Gaetano Paolillo, ex agente di Scamacca, intervistato ai microfoni di Report ricorda come prima del passaggio a Lucci ci fu un altro spiacevole episodio nella gestione del calciatore. Scamacca infatti un giorno smette punto in bianco di rispondere al suo agente e il motivo è che decide di andare da Mino Raiola. Paolillo si insospettisce dalle modalità di tale passaggio, fa delle ricerca e scopre che Raiola aveva fatto per un periodo da procuratore di Scamacca, andando addirittura a parlare con le società, pur non avendone la procura, cosa assolutamente vietata. Paolillo denuncia Raiola che viene sospeso per tre mesi, salvo poi fare ricorso immediatamente ed essere completamente assolto. 

Raiola si rifiuta di rispondere a Report sul perchè Scamacca decise di andare da lui ma dopo l’uscita del servizio nega tutto sui propri social.

Raiola e Pastorello 

Federico Pastorello, figlio d’arte dell’agente Giambattista Pastorello e procuratore di Lukaku, possiede insieme all’avvocato Guarnieri la Sovi International, con sede sempre a Malta.

Daniele Autieri, giornalista di Report, si reca sull’isola per andare a visitare le sedi delle due aziende ma qualcosa non torna: al posto della Three Sport, vi è un palazzetto d’epoca dove sembrano quasi non riconoscere il nome di Raiola mentre nella presunta sede della Sovi International vi è proprio un’altra azienda, la Zeta, specializzata in costruzione di società.

Entrambe le aziende hanno così sedi fittizie a Malta, e il motivo, ovviamente, sono gli enormi vantaggi fiscali con una tassazione al 5% che possono avere mantenendo il domicilio fiscale sull’isola. 

Tutto questo, ovviamente illegale, è possibile solo perchè la Federcalcio mantiene traccia solamente delle transazioni di denaro delle singole società, ma non a chi e dove le squadre inviano i soldi.  Vincenzo Morabito, procuratore di fama internazionale, dice a Report: 

«I mandati vengono registrati presso la Federcalcio, la fatturazione no. Se un club non paga il controllo, e paga la fattura a Gibraltar o a Malta, quello è un problema. Finché non interviene una procura o la guardia di finanza resta tutto così»

I fratelli Tare 

Igli Tare Campionato Serie A 2019-2020 incontro Spal v Lazio allo stadio Paola Mazza di Ferrara. Ferrara, 15-09-2019 © Marco Rosi / Fotonotizia

Dove c’è denaro sporco, lì c’è la mafia. 

Ana Gomes, parlamentare europea che da anni si occupa di lotta al riciclaggio nel mondo dello sport, dice a Report:

Non ho dubbi sul fatto che il crimine organizzato sia entrato nel calcio e operi attraverso le transazioni dei calciatori. Qual è il ruolo di questi intermediari? Se non quello di organizzare i sistemi per ripulire denaro, i sistemi per fare grandi profitti che non servono gli interessi dello sport ma quelli del crimine organizzato, incentivando questa enorme industria»

I fratelli Tare, il console albanese in Turchia Genti e il direttore sportivo della Lazio Igli, possiedono la società Top Bast con sede in Albania, la quale controlla oltre 400 aziende di scommesse calcistiche. Secondo le indagini della Procura di Bari, alcuni rappresentanti di un gruppo malavitoso vicino alla ‘Ndrangheta si sono interessati all’acquisto della società dei Tare con i quali hanno avuto alcuni incontri, negati dai due nonostante vi siano mail di conferma. Secondo le linee guida delle Federcalcio, un direttore di un club sportivo non può in alcun modo possedere una società di scommesse ma Igli Tare non è mai stato indagato, essendo poi l’affare col clan saltato. 

Un altro elemento che Report esamina relativamente ai fratelli Tare è l’acquisto oneroso e difficile da spiegare di Muriqui dal Fenerbahce, squadra turca, per 17.5 milioni di euro, una somma considerevole visti i recenti acquisti della Lazio specie per un giocatore che ha totalizzato pochissime presenze e un rendimento molto sotto le aspettative. Genti Tare è console albanese in Turchia e nell’affare di Muriqi figurano cinque intermediari (solitamente sono due: procuratore e avvocato) amici di Tare che si spartiscono le commissioni.

Il mondo del calcio, negli ultimi cinque anni, ha perso una cifra pari a 1.6 miliardi di euro e va indebitandosi anno dopo anno. L’unico fattore che tenta di limitare i danni è quello delle plusvalenze, cioè il calciomercato, cioè la terra dei procuratori, il cui onesto comportamento è stato descritto da Report e sopra riassunto. 

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Ciao! Sono Giulia, ho 20 anni e vivo a Modena. Ho iniziato a scrivere per alcune testate giornalistiche occupandomi di sport, mia grande passione, per poi focalizzarmi su attualità, politica e comunicazione. Mi sono sentita dire migliaia di volte che le donne nel mondo dello sport hanno semplicemente una funzione di "accalappia-ascolti". Vivo nell’utopia, che spero non rimanga tale, di rendere protagonista il contenuto di ciò che dico, non l’involucro.

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