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Cultura

I lati oscuri dell’Intelligenza Artificiale

Da ormai qualche anno l’utilizzo dell’IA ha completamente rivoluzionato le nostre vite, entrando a far parte della nostra quotidianità. Tuttavia con l’arrivo della pandemia la raccolta e il monitoraggio dati ha raggiunto livelli inimmaginabili, causando molte preoccupazioni per quanto riguarda la sicurezza e la privacy dei cittadini.

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L’avvento dell’intelligenza artificiale ha cambiato completamente le nostre vite, trasformando ogni ambito della vita umana, dalla medicina allo sport. L’IA, infatti, può per esempio aiutare i medici ad individuare particolari tumori, può assistere nella progettazione di nuovi vaccini, può aiutarci a fare previsioni più precise, ma può anche fornire alle squadre di calcio approfondimenti sulle tattiche degli avversari. Senza contare l’incredibile aiuto che porta nel campo dell’amministrazione.

E naturalmente l’IA può essere usata per la nostra sorveglianza. Questo perché la stessa natura dell’IA la rende uno strumento perfetto per questo scopo: si basa infatti sull’elaborazione di enormi quantità di dati affinché si possano creare precisi schemi che ci aiutino a prendere determinate decisioni. Questo lavoro di raccolta dati sta alla base della stessa attività di sorveglianza.

Già da parecchi anni siamo noi stessi ad alimentare questa catena di raccolta dati, navigando su internet e facendo sì che le aziende possano tracciare le nostre preferenze su prodotti, notizie o annunci. Lo stesso mondo del web si basa quindi sulla potenza dell’IA, senza la quale non potrebbe nemmeno tenersi in piedi.

Uno strumento nelle mani dei vari governi

Ma se prima dell’arrivo della pandemia da coronavirus il tracciamento dati conservava la sua funzione prettamente commerciale, ora l’IA è diventata uno strumento fondamentale nelle mani dei governi per il mantenimento dell’ordine pubblico. La pandemia e la necessità di raccogliere enormi quantità di dati sulla salute pubblica ha dato inizio ad un enorme attività di raccolta e monitoraggio che fino a qualche anno fa sarebbe stata impensabile.

Diversi governi dell’Unione Europea hanno messo in campo nuovi strumenti per controllare i movimenti delle persone, utilizzando per esempio le informazioni emesse dai cellulari. Molte aziende private hanno poi installato telecamere capaci di verificare se lavoratori e clienti rispettino il distanziamento sociale. In Francia addirittura si è implementata una tecnologia di riconoscimento facciale sui trasporti pubblici per monitorare l’utilizzo delle mascherine da parte dei pendolari.

La pandemia ha quindi normalizzato l’uso della sorveglianza biometrica. Tuttavia bisogna ricordare che l’IA è utilizzata in questo campo anche da prima dell’arrivo della pandemia. Quasi ogni singolo paese europeo infatti era già in possesso di una tecnologia di riconoscimento facciale, la quale ha per esempio trovato utilizzo nel campo delle indagini poliziesche.

Tuttavia l’imponente sviluppo di queste tecnologie ha sollevato diversi interrogativi nelle nostre società liberali. L’utilizzo del riconoscimento facciale in particolare evidenzia i contrasti tra le esigenze di tracciamento e la privacy dei cittadini. I sostenitori dell’utilizzo politico dell’IA affermano che uno strumento così potente serva per aiutare i funzionari pubblici a controllare fenomeni molto complessi, come l’immigrazione clandestina o la lotta alla criminalità.

Le criticità dell’utilizzo dell’IA

D’altra parte, molte persone sono spaventate dal recente sviluppo e utilizzo dell’IA, guardando soprattutto ai recenti progressi tecnologici che renderebbero possibile il cosiddetto “riconoscimento biometrico”, capace di identificare le persone in base a come guardano, parlano o camminano. All’interno dei campi della scienza biometrica infatti si sta cercando di dare impulso a nuovi strumenti capaci di identificare le stesse emozioni delle persone osservate. Per molti questo utilizzo così invasivo della tecnologia non è assolutamente giustificabile.

Negli Stati Uniti queste preoccupazioni hanno portato ad una serie di limiti e divieti nell’utilizzo dell’IA. La città di Portland (Oregon) ha per esempio vietato l’utilizzo del riconoscimento facciale in tutti gli edifici pubblici, nonché nei negozi, nei ristoranti e negli hotel. Anche a New York il riconoscimento facciale è stato vietato nelle scuole, e gli attivisti contrari alla sorveglianza biometrica chiedono che il divieto venga esteso a tutte le strade della città.

Tra le criticità espresse, poi, molti attivisti segnalano che i sistemi di intelligenza artificiale faticano a riconoscere correttamente i volti delle donne e delle persone di colore, causando una forte discriminazione nei confronti di categorie già profondamente colpite. Per esempio una serie di false corrispondenze ha portato all’incarcerazione di diverse persone innocenti.

La mancanza di regolamentazione in Unione Europea

Nonostante tutte queste criticità, questi moderni sistemi di sorveglianza sono finora sfuggiti ad una regolamentazione. L’UE sta cercando di risolvere il problema attraverso una proposta avanzata dalla Commissione Europea, atta a regolamentare alcuni rischi dell’utilizzo dell’IA. Si vieterebbe per esempio il riconoscimento facciale nei luoghi pubblici, lasciando tuttavia un certo margine di manovra alle forze dell’ordine nazionali nell’utilizzo della tecnologia.

Per concludere è importante ricordare che la difficoltà nel gestire queste nuove tecnologie deriva dalla convinzione errata che l’IA sia uno strumento oggettivo o neutrale. Non è così. L’IA è modellata dai pregiudizi, dalle priorità e dalle decisioni dei suoi creatori e delle persone che si occupano del suo funzionamento. È per questo che i governi faticano a capire quando l’IA possa essere impiegata al servizio dei valori della società e quando invece sia un pericolo per la società stessa.

 ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Nato nel 2001 in provincia di Monza, ho frequentato il Liceo Scientifico Banfi a Vimercate. Ora studio Scienze Internazionali e Istituzioni Europee presso l'Università degli Studi di Milano, e dal 2021 sono iscritto ad Azione. Con i miei articoli cerco di stimolare le persone a formare un proprio pensiero critico, così che sappiano muoversi nel caos del presente in modo sicuro e consapevole.

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