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La forza del gruppo

Oltre all’undici titolare, oltre ai risultati, oltre al momento storico, il valore aggiunto di ogni squadra vincente è uno: la forza del gruppo.

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Giudicare o prevedere il percorso italiano all’Europeo sarebbe prematuro e affrettato, ma le premesse ci fanno senz’altro ben sperare. Sbirciando tra gli altri gironi però, c’è una squadra in particolare da temere: la Francia di Deschamps, super favorita per Euro 2020, che dispone (usando le parole di Pogba) di “una squadra da playstation”. Ma com’è noto in questi ambienti, l’undici titolare non ti conduce alle vittorie, serve qualcosa in più. 

La formazione di quell’Italia di Ventura che venne umiliata davanti al mondo, infatti, non è poi così diversa dalla formazione scesa in campo contro Turchia e Svizzera, ci sono sì nuovi giovani talentosi e affamati, ma il gruppo storico (Chiellini, Bonucci, Florenzi, Verratti, Donnarumma, Immobile, Insigne, Belotti e Jorginho) è rimasto il medesimo. La differenza tra l’Italia di Ventura e quella di Mancini è una sola: la forza del gruppo. 

Il gruppo azzurro 

In preparazione a questi Europei abbiamo visto, sentito e letto decine di interviste ai protagonisti e il punto in comune di ogni dichiarazione, dallo staff medico ai giocatori passando per i magazzinieri, è l’unione, la coesione e la forza del gruppo. 

Le parole più significative in questo ambito sono forse quelle di Bonucci prima della sfida contro la Svizzera: 

“La bellezza di questo gruppo è che non c’è solo un capitano, ce ne sono tanti, tanti leader.  Tutti fanno parte di un gruppo ognuno è responsabile di se stesso e della squadra. Il fuoriclasse di questa Nazionale è il gruppo. Non abbiamo singoli come Cristiano Ronaldo o Lukaku, giocatori che segnano tanto e ti svoltano la gara. Però il gruppo qui ha sempre fatto la differenza, è questo che deve risaltare”

L’eroe della gara contro la Svizzera è stato senza dubbio Manuel Locatelli, 22enne del Sassuolo che con una doppietta è ora il più giovane marcatore di questi Europei. Dopo la gara, tra un elogio e l’altro davanti alla telecamere, il giocatore ha sottolineato ancora una volta come faccia la differenza condividere gol e vittorie insieme agli amici, sia del club sia della nazionale. Il primo gol infatti porta la firma neroverde, con Berardi assistman e Locatelli finalizzatore, per poi andare a esultare con Raspadori, giovanissimo classe 2000 sempre del Sassuolo. Locatelli ricorda però anche l’amicizia e il legame con Barella, insieme sin dall’Under 17, e l’emozione di condividere certe emozioni con chi ti conosce da sempre. 

“Ho condiviso un sacco di esperienze con Barella. Quando giocavamo contro Inghilterra o Spagna c’era gente che era già in Premier o ne La Liga e dicevamo “cavolo, chissà se un giorno riusciremo ad arrivare a quei livelli”. Ogni volta che giochiamo insieme ci guardiamo in faccia, un’emozione nuova, una bella conquista.” 

I legami e la stima tra i calciatori della nostra nazionale sono sotto gli occhi di tutti, basta guardare il modo in cui Bonucci urla l’inno d’Italia, il modo in cui ogni membro della rosa corre a festeggiare il gol, il modo in cui viene osannata una chiusura in angolo di Chiellini al 90esimo. 

Le rivalità tra club non si percepiscono minimamente, il legame tra i giocatori è quantomai palese. 

La forza del gruppo in Serie A

Parlare di coesione della rosa solamente riferendosi alla Nazionale è un errore. Il gruppo, negli sport “di gruppo”, è l’abc. Per avere una prova di ciò, basta pensare alle squadre che negli ultimi anni hanno vinto lo scudetto o portato a casa grandi risultati. 

L’Inter campione d’Italia ha vinto il campionato, per assurdo, con l’incontro di boxe tra Conte e Lautaro, circondati da un visibile entusiasmo di tutti i presenti all’allenamento, e la successiva grigliata che lasciava trasparire un ambiente più unito e coeso che mai. 

La Juve dei nove scudetti di fila era una squadra solidissima, contornata da una società che divulgava il concetto di “juventinità” ad ogni nuovo giocatore, creando legami forti e determinati a costruire qualcosa di grande, vedi la famosa BBC (Barzagli, Bonucci, Chiellini e Buffon). 

Nella stagione appena conclusa, accanto all’Inter campione, ci sono state tre squadre sorprendenti in particolare: Sassuolo, Atalanta e Milan. Per quanto riguarda gli emiliani, la forza del gruppo traspare dall’abbraccio Berardi-Locatelli-Raspadori di ieri sera; per la Dea a parlare bastano le dichiarazioni del grande ex Gomez, che rimpiange di continuo la vita bergamasca e il gruppo che si era creato; la squadra rossonera invece, la più giovane del campionato, pur senza una rosa profonda e solida ha costruito un cammino vittorioso grazie a questa ridondante ma necessaria forza del gruppo. 

Qualunque sarà l’esito degli Azzurri in questo sogno europeo, vivremo partite di una nazionale di uomini che prima ancora di essere giocatori sono amici. Con grandi, enormi meriti di mister Mancini. 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Ciao! Sono Giulia, ho 20 anni e vivo a Modena. Ho iniziato a scrivere per alcune testate giornalistiche occupandomi di sport, mia grande passione, per poi focalizzarmi su attualità, politica e comunicazione. Mi sono sentita dire migliaia di volte che le donne nel mondo dello sport hanno semplicemente una funzione di "accalappia-ascolti". Vivo nell’utopia, che spero non rimanga tale, di rendere protagonista il contenuto di ciò che dico, non l’involucro.

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