Connect with us

Mondo

Regionali Francesi: Vince l’astensione, perde la Le Pen

A stravincere i ballottaggi delle elezioni regionali francesi è il partito dell’astensione: ecco qualche appunto per la corsa alle presidenziali.

Published

on

Il “Partito dell’astensione” stravince i ballottaggi delle elezioni regionali francesi: più del 66% degli aventi diritto non ha votato, confermando ancora una volta l’assoluta disaffezione dei transalpini per le tornate amministrative. Si sono rivelati vani, dunque, gli appelli a recarsi alle urne fatti dal primo ministro Jean Castex e da tutti i principali leader del Paese.

Quando si registra un dato così drammaticamente basso, a perdere è sempre la democrazia, ma come in tutte le elezioni, ci sono dei vincitori e dei vinti. La grande perdente di questa tornata è Marine Le Pen, che incassa una pesantissima sconfitta nella macroregione PACA (Provence-Alpes-Côte d’Azur) dove l’ormai consolidato schema “tutti contro il RN” si dimostra ancora vincente.

Questa volta il risultato era tutt’altro che scontato

Thierry Mariani

Per il RN, infatti, correva l’esperto eurodeputato Thierry Mariani, gollista pentito e già segretario di stato ai Trasporti tra il 2010 e il 2012, che aveva vinto il primo turno con ampio margine. Durante tutta la campagna elettorale Mariani è stato fortemente criticato per i suoi controversi legami con Assad, Putin e il regime azero. In particolare, Mariani ha più volte manifestato la sua vicinanza a Mosca, soprattutto sulla questione della Crimea: nel 2019, nell’imbarazzo generale, ha organizzato una visita per “celebrare” i 5 anni dalla sua illegittima annessione.

Muselier

A spuntarla, invece, è stato il governatore uscente Muselier, di fede repubblicana e forte dell’accordo stretto con LRem, patrocinato da Castex. I Repubblicans sono forse gli unici vincitori di questa consultazione: oltre alla Paca, vincono anche nella regione di Haute-de-France con Xavier Bertrand, ora legittimo pretendente alla candidatura per le presidenziali. LRem ed il suo leader, Emmanuel Macron sono gli altri sconfitti di questa consultazione elettorale: non superano la soglia del 10% per accedere al secondo turno.

Perché questo dato non è così preoccupante come sembra?

Un dato certamente preoccupante, ma non troppo. Per una serie di ragioni:

  • LRem è un partito ancora relativamente giovane poco strutturato a livello territoriale: i dati delle regionali non sono sicuramente in grado di certificare il gradimento del Presidente e sono molto al di sotto delle proiezioni del partito su scala nazionale.
  • Macron potrebbe pescare molti voti da quel 66% di astenuti: i francesi non sentono particolarmente le elezioni a livello territoriale, ma molto la corsa all’Eliseo.
  • Il voto per il presidente prescinde dalla propria fede partitica. Molti socialisti e gollisti hanno votato Macron alle presidenziali e poi votato per i loro partiti alle legislative: scenario tutt’altro che impossibile oggi.
  • Il sistema elettorale: alle presidenziali passano al secondo turno i due candidati più votati. Alle regionali, invece, era necessario “solo” ottenere il 10% dei consensi. Macron fa il tifo per la divisione: giovandosi panorama politico frammentato potrebbe ( e sottolineo, potrebbe) ritrovarsi di nuovo contro Le Pen, come nel 2017.
  • E’ ancora tutta da verificare la tenuta dell’alleanza a sinistra tra socialisti, Insoumise di Melenchon e Verdi. La risalita dei Rèpublicans è ormai un fatto, ma il loro risultato potrebbe essere fatalmente compromesso dalla scelta di un candidato sbagliato, come accadde nel 2017 con Fillon.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Classe ‘99 e studente di Giurisprudenza. Riformista , liberale europeista e garantista. Amo la politica, ancor di più se è americana. “Regole per essere felici: qualcosa da fare, qualcuno da amare qualcosa in cui sperare .” Kant

Trending