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Eutanasia in Italia: a che punto siamo?

Facciamo il punto sulla proposta di legge sull’eutanasia dopo l’approvazione di martedì del testo base per una nuova legge in Italia e sosteniamo la campagna nazionale lanciata dall’associazione Luca Coscioni.

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Martedì la commissione Giustizia della Camera ha approvato il testo base della nuova legge sull’eutanasia basato sulle varie proposte di legge presentate negli anni. Questo non è altro che un piccolo passo necessario, visto che la discussione in aula deve ancora essere calendarizzata, e sicuramente rappresenta un passaggio chiave per l’approdo della legge in aula. Una legge che il nostro Paese aspetta da tantissimo tempo, una legge che come il ddl Zan sarà molto strumentalizzata dalla propaganda di destra.

Nonostante questo, abbiamo scelto di dedicare questo mese proprio alla legalizzazione all’eutanasia sostenendo la campagna nazionale lanciata dall’associazione Luca Coscioni e portata avanti da alcuni ragazzi a Foggia. Oltre alla campagna vera e propria, attraverso una serie di articoli proveremo ad analizzare questo grande tema da più punti di vista per darvi come al solito una visione a 360°.

Cos’è l’eutanasia?

di Aurelio Giallella

Il termine eutanasia proviene dal greco e significa letteralmente “morire bene” (“eu” bene, e “thánatos” morte). Ancora più tecnicamente l’eutanasia è definita come quell’azione od omissione che provoca la morte della persona malata, la quale presta il suo consenso, in modo da evitarle ulteriori sofferenze psico-fisiche. Attualmente in Italia l’eutanasia costituisce reato e rientra nelle ipotesi previste e punite dagli articolo 579 (Omicidio del consenziente) e 580 (Istigazione o aiuto al suicidio) del Codice Penale, un codice che seppur modificato resta molto fedele alla versione promulgata nel 1930.

Queste due norme furono introdotte in un contesto politico e culturale di estrema impronta statalistica e paternalistica, forte anche del suo impegno con la Chiesa. Nell’ottica del legislatore fascista, infatti, la vita era indisponibile ed un diritto talmente importante da non appartenere all’individuo ma alla collettività, allo Stato per l’appunto.

L’individuo, dunque, non può decidere di morire.

Durante i lavori preparatori del codice erano previste aspre sanzioni anche per solo tentativo di suicidio. Questo principio di indisponibilità della vita non compare mai all’interno della nostra Costituzione, esso si desume soltanto dalle due norme inserite all’interno del codice penale, di queste, tra l’altro, l’art 580 è parzialmente venuto meno con la sentenza 242/2019 della Corte Costituzionale (Sentenza Cappato).

Il caso di Dj Fabo

La Corte ha ritenuto incostituzionale il reato di Istigazione al suicidio nei confronti di Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, assolto con formula terminativa secondo la quale il fatto non sussiste: nel 2017 aveva accompagnato Fabiano Antonioni (Dj Fabo) in una clinica in Svizzera per accedere all’eutanasia. In particolare, nella sentenza si dice che l’articolo è incostituzionale nella parte in cui non considera:

«non punibile, a determinate condizioni, chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli».

La Corte, quindi, stabilisce che l’assistenza al suicidio non è reato se sussistono le condizioni di cui sopra, il cui accertamento dovrà essere compiuto dalle strutture locali del servizio sanitario nazionale, caso per caso.

Oggi con il parziale venir meno dell’articolo 580, a difendere quel principio di indisponibilità della vita descritto all’inizio, rimane solo il 579. Per questo motivo il Comitato Nazionale Eutanasia Legale ha dato il via alla raccolta delle 500.000 firme utili a convocare un referendum abrogativo della stessa. I banchetti con volontari ed autenticatori saranno attivi in oltre 5000 comuni italiani fino al 30 settembre.

Cosa succederebbe abrogando l’articolo 580?

L’abrogazione permetterebbe di esercitare l’eutanasia e di dare anche piena applicazione al testamento biologico. La modifica è la seguente: “Chiunque cagiona la morte di un uomo, col consenso di lui, è punito con la reclusione da sei a quindici anni. Non si applicano le aggravanti indicate nell’articolo 61.” Si applicano le disposizioni relative all’omicidio [575-577] se il fatto è commesso:

  • Contro una persona minore degli anni diciotto;
  • Contro una persona inferma di mente, o che si trova in condizioni di deficienza psichica, per un’altra infermità o per l’abuso di sostanze alcooliche o stupefacenti;
  • Contro una persona il cui consenso sia stato dal colpevole estorto con violenza, minaccia o suggestione, ovvero carpito con inganno [613 2]

In questo modo si mantengono intatte le tutele previste per le persone cosiddette “vulnerabili” (minori, incapaci, quelle il cui consenso è stato estorto) che saranno maggiormente tutelate perché il loro omicidio verrà ricondotto al reato di omicidio doloso previsto all’art. 575 c.p.

Perchè si interviene attraverso un referendum?

Intervenire attraverso la strada del referendum popolare sembra oggi l’unica strada disponibile per dare agli italiani una legge che legalizzi l’eutanasia. Il quesito referendario non va a introdurre una nuova legge, per quello si demanda al legislatore che purtroppo fino ad ora non ha fatto altro che venir meno al suo compito e questo malgrado le molte sollecitazioni arrivate da più fronti negli ultimi anni.

Da parte dell’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano quando nel 2006 nel rispondere alla lettera inviatagli da Piergiorgio Welby – il quale chiedeva il distacco del respiratore che lo manteneva in vita – scrisse al Parlamento che, davanti a tale richiesta, «l’unico atteggiamento ingiustificabile sarebbe il silenzio».

Da parte dei volontari dell’Associazione Luca Coscioni che nel 2013 riuscirono a raccogliere più delle 50.000 richieste dalla legge per depositare in Parlamento una proposta d’iniziativa popolare. Arrivata in Parlamento non venne mai votata. E infine da parte della Corte Costituzione che nel 2017, nell’ambito del processo a carico di Marco Cappato, chiese al legislatore di pronunciarsi in merito.  

Raggiungendo la soglia delle 500.000 firme si potrebbe convocare un referendum già nella primavera del 2022 e a quel punto gli inquilini di Camera e Senato non avranno più scuse per girarsi dall’altra parte.

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