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La rivincita di Southgate

Dall’errore dal dischetto nel 1996 al gol, sempre dagli undici metri di Harry Kane: Gareth Southgate si è preso la sua rivincita.

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 A sfidare l’Italia a Wembley domenica 11 luglio ci sarà l’Inghilterra di Kane e Sterling.  “Football’s coming home”, direbbero gli inglesi, considerato il fatto che questi particolari europei itineranti in realtà hanno avuto luogo prevalentemente in stadi inglesi e che, per via delle preoccupazioni destate dalla variante delta, i tifosi italiani non potranno atterrare in terra inglese per assistere alla finale, che si giocherà così davanti a un pubblico omogeneo in divisa biancorossa. 

I Three Lions (soprannome nato dal numero totale di leoni mai visti in Inghilterra), pur essendo insieme alla Scozia la nazionale più antica del mondo, non avevano mai agguantato prima d’oggi il pass per la finale di un Europeo, pur essendoci andati parecchio vicini nel lontano 1996. All’epoca, il protagonista in negativo della serata fu Gareth Southgate, oggi, per un incredibile gioco del destino, ct della Nazionale inglese. 

Southgate calciatore 

Gareth Harold Southgate, classe 1970, nasce e cresce poco lontano da Londra, dove si allena con costanza in alcune squadre di calcio locali. A diciotto anni, il Crystal Palace lo chiama e gli offre un posto da titolare nella squadra B, della quale Southgate diviene in fretta capitano e trascinatore, non tanto per le doti tecniche mostrate in campo quanto per lo spirito di condottiero e la forte leadership. Qualche stagione dopo, viene acquistato dall’Aston Villa e nominato sin da subito capitano, divenendo in poco tempo totem della difesa. 

Dopo una Coppa di Lega vinta, Southgate passa al Middlesbrough, dove diventa in pochi anni parte dell’Olimpo del club ed eroe dei tifosi. Nel 2006, dopo cinque stagioni e una coppa di lega col club, dice addio al calcio giocato. 

Southgate allenatore 

Dopo pochi mesi dal suo ritiro, davanti a Southgate si apre un’enorme opportunità: diventare, immediatamente, allenatore del suo Middlesbrough. L’ex giocatore accetta da subito l’incarico, pur non avendo nessun tipo di esperienza e non possedendo le licenze UEFA per poter allenare. La Premier gli concede il permesso di allenare, riconoscendogli la mancanza concreta di tempo per ottenere il “brevetto”. Southgate rimane su questa panchina tre stagioni, centrando nelle prime l’obiettivo-salvezza e nella terza la retrocessione che gli valse l’esonero. 

Qualche anno più tardi, ammetterà di aver accettato quell’incarico ambizioso troppo frettolosamente. 

Dopo quattro anni di inattività e dopo aver ottenuto tutte le licenze necessarie, nel 2013 Southgate viene chiamato dalla federazione inglese per guidare la nazionale under21, ruolo che manterrà con buoni risultati sino al 2016 con la promozione in prima squadra. Con i Tre Leoni, ha ottenuto un quarto posto ai Mondiali del 2018 e una medaglia di bronzo alla Nations League 2018-2019. 

Dal 1996 al 2021: il destino sotto forma di rigore 

Siamo nel 1996, ci sono gli Europei di calcio e la nazione ospitante è l’Inghilterra, madre e genitrice del gioco del pallone. I Lightning Seeds pubblicano la canzone “Three Lions”, per accompagnare e sostenere il percorso della nazionale inglese.“Football’s coming home”, recita una della strofe, e queste medesime parole sono cantate oggi in ogni via d’Inghilterra, 25 anni dopo. 

I Tre Leoni vincono e convincono, eliminano la Spagna ai rigori nei quarti di finale e in semifinale incontrano gli storici nemici tedeschi. La partita inizia sorridendo agli inglesi che grazie al gol fulmineo di Shearer si portano sull’1-0 ma la Germania pareggia con Kuntz, sancendo una parità combattuta che durerà fino all’ultimo minuto supplementare. Si va, di nuovo, ai calci di rigore. 

Southgate, ovviamente, non viene nemmeno preso in considerazione tra i possibili rigoristi inglesi. Nessuno, però, sbaglia: quattro, cinque, sei rigori perfetti da entrambe le squadre. Si va a oltranza, e in quell’oltranza c’è proprio Gareth Southgate. 

Si dice che il cammino da centrocampo al dischetto sia come l’entrata nelle tenebre: se segni, vedi la luce, se sbagli, no. Southgate la luce non la vide, Köpke parò il suo rigore e condannò l’Inghilterra. Il football, nel 1996, didn’t come home. 

Venticinque anni dopo, sempre agli Europei, sempre in Inghilterra, sempre cantando Three Lions e sempre sotto il motto “it’s coming home”, Southgate ha avuto la sua rivincita grazie, complice ancora una volta il destino, a un calcio di rigore. 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Ciao! Sono Giulia, ho 20 anni e vivo a Modena. Ho iniziato a scrivere per alcune testate giornalistiche occupandomi di sport, mia grande passione, per poi focalizzarmi su attualità, politica e comunicazione. Mi sono sentita dire migliaia di volte che le donne nel mondo dello sport hanno semplicemente una funzione di "accalappia-ascolti". Vivo nell’utopia, che spero non rimanga tale, di rendere protagonista il contenuto di ciò che dico, non l’involucro.

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