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Cultura

Tra Hippy e la tempesta dell’AIDS: ecco i due romanzi di Pynchon e della Makkai

Due autori internazionali, due testi editi da Einaudi che ci lasciano senza parole: l’uno per la sua complessità con cui viene delineato il mondo hippy, l’altro per il suo realismo con cui viene descritta la tempesta dell’AIDS che si abbatte nella Chicago del 1985.

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Questa settimana abbiamo pensato di recensire non uno, ma due testi di due autori internazionali editi Einaudi editore. Iniziamo dalla prosa complicatissima di Thomas Pynchon con il suo quarto romanzo Vineland. Premesso che questa prosa può essere anche considerata metafora della sua figura molto riservata (pensate un po’ abbiamo solamente due sue fotografie riconducibili al periodo scolastico e a quello militare) nonostante sia uno dei massimi esponenti del postmodernismo americano.

In questo romanzo apparso dopo diciassette anni di inattività, ovvero nel 1990, oltre all’esagerato idealismo troviamo anche un’esagerato dedalo di nozioni dentro cui il rischio è quello di smarrirsi e non ritrovare più quel filo conduttore del romanzo che, dovrebbe essere, la fuga di un marito alla ricerca della sua ex moglie, a sua volta ricercata dalla polizia. Come dicevamo però, questo filo conduttore si perde più volte nel corso della narrazione caratterizzata da un costante riferimento ad un welfare state perduto, vagheggiato e forse mai esistito dato che va a naufragare contro il successivo realismo dell’autore.

Tra Hippy e pensiero unico

Nonostante il romanzo sia quasi illeggibile per chiunque non sia abituato alla prosa di Pynchon, secondo me abbastanza originale è però l’ambientazione che oscilla tra una cultura passata e un presente che cerca di cancellarne ogni reminiscenza. La prima è abbastanza identificabile a partire dai primi capitoli e la ritroviamo costantemente in quell’America non attenta alle conseguenze, in un’America persa tra canne e spinelli che non cerca più nulla. In sintesi: un’America che vuole solo far perdurare quello che sta vivendo.

Proprio quest’America, nonostante sia finita da un bel po’ nel periodo in cui il romanzo è ambientato, si cerca in tutti modi di cancellare. E per farlo si ricorre non solo alla Televisione che rincorre argomenti sempre più banali, ma agli stessi agenti federali che cercano di eliminare per sempre i protagonisti del periodo hippy e anche “i pentiti” dello stesso periodo, tra cui l’ex moglie del protagonista. Ma, vien da chiedersi, alla fine del libro la storia narrata riuscirà ad avere un senso? Non vi resta che provare a leggerlo per scoprirlo…

Dagli Hippy ai sognatori indomabili

Un’emozione del tutto diversa invece la si trova leggendo il nuovo romanzo di Roberta Makkai, “I grandi sonagotori” già in corsa per il Premio Pulitzer e il National Book Award. Il libro della Makkai merita moltissimo per il suo realismo con cui riesce a descrivere l’America degli anni Ottanta caratterizzata da un’epidemia globale fatta di tanto silenzio e discriminazione: quella dove, di giorno in giorno, continuavano a crescere le morti da AIDS.

Il romanzo, in particolar modo, si alterna tra la Chicago del 1985 e la Parigi del 2015. Al centro della narrazione troviamo il giovane Yale Tishman e il suo gruppo di amici omosessuali che inizia a lottare, tra la vergogna e la solitudine, contro una malattia devastante aggravata dall’indifferenza e dal ritardo delle istituzioni. Ad unire le due storie troviamo la figura di Fiona, sorella del primo amico di Yale ad ammalarsi e a morire, Nico, che nei giorni dell’attentato al Bataclan si trova a Parigi sulle tracce della figlia Claire irraggiungibile.

Il viaggio in Europa diventa per Fiona anche l’occasione per riannodare i fili con il periodo più cupo della sua vita dove ha visto cadere uno dopo l’altro tutti i suoi amici.

La figura di Yale

All’interno del romanzo, per emotività e allo stesso tempo lucidità d’analisi, spicca la figura di Yale il cui amore per il compagno Charlie naufraga ma allo stesso tempo si intreccia con l’amore di Nora durato oltre 75 anni, parente di Fiona e Nico, per un pittore sconosciuto che però si ucciderà dopo l’esperienza devastante della guerra. A rendere ancora più triste la figura di Yale è che quest’ultimo si trova ad assistere quasi tutti i suoi amici negli ultimi momenti della loro vita ma, proprio lui, morirà in solitudine sotto lo sguardo compassionevole di un’infermiera.

Ad arricchire la figura di Yale è anche il suo istinto protettivo che poi si trasformerà in attivismo ma che, a sua volta, naufragherà in mezzo alla tempesta dell’AIDS i cui sopravvissuti si contano sulle punta delle dita. Dall’altro lato la figura di Fiona, una figura quasi materna per il fratello e i suoi amici (soprattutto per Yale) ma che fallirà la sfida materna con la figlia Claire che scapperà da lei. Insomma, non solo un romanzo ma un vero e proprio capolavoro.

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Direttore e fondatore del sito, scrivo per dare voce a chi non la può fare arrivare lontano. Viaggio ma di confini non ne ho mai visto uno, credo che esistano solamente nella mente di alcune persone.

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