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Perché non abbiamo ancora una legge sull’eutanasia?

Sono 37 anni che il Parlamento sceglie di non esprimersi sul tema dell’eutanasia, il diritto del malato di poter decidere della propria vita.

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di Aurelio Giallella

La politica da tantissimi anni non sa decidere, per questo vogliamo che lo facciano i cittadini” così Marco Cappato ha aperto la conferenza stampa che si è tenuta lo scorso 8 luglio a Foggia per promuovere l’inizio della campagna di raccolta firme nel capoluogo della Daunia. Sono 37 anni che il Parlamento sceglie, di legislatura in legislatura, di girarsi dall’altra parte e non esprimersi su un tema che, elettoralmente, a quanto pare, non rende granché: quello dell’eutanasia, il diritto del malato di poter decidere della propria vita.

Dal Partito Radicale all’approvazione in Commissione Giustizia e Affari Sociali: la proposta iniziale

E alla notizia di qualche giorno fa, a proposito dell’approvazione in Commissione Giustizia e Affari Sociali alla Camera del testo base sull’eutanasia, che accorpa le diverse proposte di legge presentate in questi ultimi anni da parte dei diversi partiti, è utile ripercorrere le tappe che hanno portato fin qui. Tutto ha inizio con Loris Fortuna, deputato socialista e radicale, padre insieme a Pannella della legge sul divorzio e sull’aborto che nel 1984 diviene primo firmatario del testo di legge sulla cosiddetta “morte dolce”, la quale aveva il proposito di regolamentare l’eutanasia passiva. Una proposta che se approvata avrebbe portato l’Italia 32 anni avanti nella lotta ai diritti civili dal momento che la prima norma al riguardo verrà approvata solo nel 2017 con la legge “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento” e nota più ai più come Legge sul biotestamento.

Dal Partito Radicale all’approvazione in Commissione Giustizia e Affari Sociali: fasi e modifiche successive

Per 32 anni si sono susseguite proposte di legge il cui leitmotiv era: essere depositate in Parlamento, non avere i numeri per essere approvate e rimanere lettera morta. Nel febbraio 1999 fu presentata una proposta di legge da parte di 16 deputati dell’Ulivo, concernente “Disposizioni in materia di consenso informato e di dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari”. Mai votata.


Nel 2000 i senatori Manconi, Carella e Pettinato (Partito dei Verdi) ci riprovarono ripresentando un disegno di legge sul tema che, però, non si trasformò mai in legge. Durante la XIV legislatura furono presentati diversi progetti di legge che si moltiplicarono nella XV, quando si cominciò a discutere di testamento biologico presso la commissione Igiene e Sanità del Senato su iniziativa del suo presidente, Ignazio Marino. La fine anticipata della legislatura interruppe quello sforzo.


La discussione è ripresa nel 2013 con la proposta di iniziativa popolare depositata in Parlamento dal Comitato Nazionale Eutanasia Legale promosso da Associazione Luca Coscioni, Radicali Italiani e altre organizzazioni. Il disegno di legge era formato da 4 articoli i cui primi 2 sono stati superati dalla già citata legge 219/2017 sul consenso informato e le disposizioni anticipate di trattamento – la cui introduzione è correlata proprio all’impulso popolare di quattro anni prima. Gli altri 2 riguardano invece l’eutanasia attiva che continua a non essere consentita. Per la propria natura popolare il testo è stato ripresentato all’inizio dell’attuale legislatura e si è andato ad aggiungere agli altri 12 disegni di legge (6 alla camera e 7 al senato) portati avanti dalle diverse forze politiche in parlamento.


Per questo motivo, con così tante proposte sul banco, il raggiungimento di un testo unico rappresenta una premessa indispensabile per l’avvio dell’iter parlamentare di una proposta di legge sul fine vita. Quest’ultimo, stabilendo le condizioni per accedere all’eutanasia, ricalca la sentenza del 2019 della Corte Costituzionale.

Chi può accedere all’eutanasia legale?

Infatti, la pratica del suicidio assistito viene contemplata se la persona ha una patologia irreversibile, se la patologia irreversibile le provoca sofferenze fisiche o anche solamente psicologiche per lei intollerabili, se la persona è pienamente capace di decidere liberamente e consapevolmente, e se è tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale. Il testo prevede inoltre l’istituzione di una commissione per esaminare ciascuna richiesta, le cosiddette “commissioni etiche”.


Per quanto riconoscano si tratti di un passo in avanti verso il raggiungimento di una legge sull’eutanasia, Marco Cappato e Filomena Gallo (rispettivamente Tesoriere e Responsabile legale dell’Associazione Luca Coscioni), hanno sollevato critiche al riguardo ritenendola discriminatoria perché “esclude di fatto i malati di tumore che molto spesso non sono sottoposti a trattamenti di sostegno vitale” e perché non prevede la cosiddetta eutanasia attiva che si ha quando è il medico a somministrare il farmaco necessario a morire, rendendo di fatto meno impegnativo per il malato il percorso di accompagnamento alla morte.


Dunque, sebbene si tratti di un passo in avanti importante, nel concreto è davvero timido e lascerebbe fuori un gran numero di malati che pure vorrebbero promulgata una legge di questo tipo. Si pensi che in Olanda – dove l’eutanasia è legale – due malati su tre che accedono a questo diritto sono malati oncologici terminali.

Come sostenere la causa?

Per questo motivo, indipendentemente da come proseguirà l’iter legislativo appena descritto – che ricordiamo essere ancora in una fase embrionale –, i promotori del Comitato Eutanasia Legale sono intenzionati ad andare avanti con la campagna di raccolta firme che sta interessando più di 5000 comuni e più di 15 mila volontari in tutta Italia. Il quesito referendario intende andare ad abrogare parzialmente l’art. 579 c.p. (omicidio del consenziente).

Se il referendum passasse andrebbe ad introdurre un principio fondamentale, e cioè quello di autodeterminazione dell’individuo, aprendo la strada all’eutanasia attiva in una maniera più ampia, non discriminatoria, ma allo stesso tempo controllata, con una tutela maggiore nei casi in cui i giudici rilevino ambiguità in fatto di pieno consenso o consenso estorto del malato.


Per scoprire se nel vostro comune è stato organizzato un tavolo vi basta andare sul sito eutanasialegale.it alla sezione “organizzatori locali”. Se non è stato organizzato alcun tavolo potete contattare l’Ufficio Relazioni col Pubblico del vostro comune e firmare nell’ufficio di competenza. La raccolta delle 500.000 firme durerà fino al 30 settembre. Bastano pochi minuti per prendere parte alla lotta per i diritti civili.

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