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Cultura

La guardiana dei draghi e il Cristallo di Lunus

Questa settimana abbiamo recensito il libro fantasy “La guardiana dei draghi e il Cristallo di Lunus” di Veronica Garreffa, edito Dark Zone.

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Volevo iniziare questa recensione con un’ammissione che ha il retrogusto dell’ammissione di colpe: ho una sorta di bias cognitivo nei confronti dei libri fantasy. Faccio fatica a trovare sostanziali differenze tra molti romanzi appartenenti al genere, ancor di più a terminarli e in misura massima ad apprezzarli. Il lettore potrà facilmente immaginare lo spirito con il quale ho dunque approcciato il libro di questo mese.

Veronica Garreffa

Veronica Garreffa invece, scrittrice genovese classe 1995, tra le più interessanti penne della nuova generazione della scrittura italiana, ha impiegato solo sei pagine – quelle che compongono il prologo – per farmi capire che:

  • Il fantasy, nonostante sia stato esplorato in lungo e in largo dai narratori contemporanei, alcuni dei quali come J.R.R. Tolkien e George R.R. Martin hanno lasciato un solco indelebile nella storia della letteratura mondiale, ha ancora tanto da dare;

  • Non è che perché in un libro ci sono un drago, un viaggio e una lotta atavica tra bene e male allora è perfettamente uguale a tutti gli altri libri che contengono un drago, un viaggio e una lotta atavica tra bene e male;
  • La contaminazione tra generi rende i generi più forti e appetibili al pubblico.
  • E il più importante, devo lavorare un po’ sui miei bias cognitivi.

Anziché spiegarvi perché in così poco tempo questo libro è riuscito a catturare la mia attenzione, vi voglio prendere in prestito un pezzetto dal suddetto prologo di “La guardiana dei draghi e il Cristallo di Lunus”, edito da DarkZone nel 2019.

La narrazione si apre con un incendio, che ha raso al suolo un’accademia, anzi, l’Accademia, la più prestigiosa di Erasmen, il mondo in cui si svolge la vicenda. Scena post-bellica, urla strazianti, e una bambina alla quale le fiamme non possono nuocere. D’un tratto:

“Arin la prese in braccio e la portò sul tetto. Ad attenderle c’erano due uomini: Glandarius, il preside dell’Accademia, e Ambrosius, uno dei professori, un umano dalla pelle azzurrina. «È terribile! Questa è la fine dell’Accademia» si disperava Ambrosius, mentre lavorava a un marchingegno dentro una navicella.”

E qui un punto interrogativo appare sulla mia testa di lettore: una navicella?

“Giunse la voce di Ambrosius. «Ho appena finito. Ho anche stabilito la meta. Avrei voluto scegliere un pianeta migliore, ma è uno dei pochi dove si parla la nostra lingua e l’unico dove Sined potrebbe andare, senza rischiare di sembrare un alieno fra la gente comune. Ho scelto la Terra. Sarà al sicuro fino a quando non sarà arrivato il momento.»”

Sì, proprio una navicella!

Il professor Charles Edison stava passeggiando in mezzo all’erba, appena fuori dalla cittadina di Dawnville. Lo faceva spesso, al mattino presto, prima di rintanarsi nel suo laborato rio a svolgere ricerche per la Science Corporation. Per poco non inciampò, e gli occhialini rotondi si mossero sul naso. […] Il suo intuito di scienziato gli suggerì che si trovava davanti a una navicella. Si avvicinò incuriosito, per ispezionare il materiale, ma si irrigidì non appena ci trovò dentro una bambina priva di sensi. […] Si chinò per tamponarle la ferita, ma si bloccò di nuovo. La bambina stava rinvenendo. Quando sollevò le palpebre, l’uomo fu investito da un intenso color smeraldo.”

Caro libro, hai conquistato la mia attenzione. E spero conquisterà anche quella di chi sta leggendo questa piccola recensione. Non posso più prendere in prestito parole dell’autrice, quindi mi limiterò a spiegare perché è un libro che va letto.

“Una leggenda che ha qualcosa da insegnarci”

Innanzitutto, perché quella che si colloca a metà tra il fantasy e la fantascienza, in quella terra di mezzo tra il naturalmente magico e l’artificialmente sbalorditivo, è un’opera che apre nuove porte al potere immaginifico del lettore. Il viaggio nello spazio incontra il viaggio nella natura selvaggia, ed entrambi sottintendono un viaggio interiore.

In secondo luogo, perché c’è qualcosa di filosofico nella lotta tra bene e male descritta da Veronica Garreffa, che si configura non tanto come una contrapposizione manichea dalla quale uno dei due dovrà uscire forzatamente sconfitto affinché l’altro possa trionfare, bensì come una sorta di dialettica hegeliana, per la quale a una tesi si contrappone un’antitesi, e dallo scontro delle due nasce una sintesi in grado di garantire la pace.

In tertiis, perché la storia è semplicemente ma inesorabilmente appassionante. La protagonista del libro, infatti, Hope, ha una missione non da poco: far rinascere i draghi e salvare il pianeta Erasmen. E che ci vuole. Per farlo, devono recuperare un oggetto, il Cristallo di Lunus. E chi è Lunus? Un drago, che deve ricongiungersi alla sua Guardiana.

Perché l’ho scritto come se fosse un telegramma? Perché è quello che vi serve sapere. Posate il taccuino che tenete accanto mentre leggete un romanzo fantasy per appuntarvi le tonnellate di nomi, di città e di intrecci che vi piomberanno negli occhi: la semplicità e la linearità sono tratto peculiare della scrittura di Veronica Garreffa, per un’esperienza di lettura che si confà alla voglia di rilassatezza che dovrebbe accompagnare un romanzo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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