Connect with us

Cultura

L’eutanasia e la costruzione di una nuova coscienza umana

L’eutanasia è incompatibile con il giuramento di Ippocrate, un testo scritto più di duemila anni fa senza tener conto delle conquiste scientifiche degli ultimi secoli. Proprio per questo l’eutanasia potrebbe essere il primo passo verso una nuova coscienza umana.

Published

on

Negli ultimi giorni si sta parlando molto del referendum sull’eutanasia portato avanti da radicali Italiani, dall’Associazione Luca Coscioni e da Più Europa. Essendo una tematica particolarmente spinosa e controversa, è stimolante scrivere un articolo dove cerco di spiegare a grandi linee cos’è l’eutanasia, perché è difficile inserirla nel giuramento di Ippocrate e perché sono favorevole alla sua legalizzazione. 

Cos’è quindi l’eutanasia?

L’eutanasia, secondo la Treccani, “E’ l’azione o l’omissione che, per sua natura e nelle intenzioni di chi agisce (eutanasia attiva) o si astiene dall’agire (eutanasia passiva), procura anticipatamente la morte di un malato allo scopo di alleviarne le sofferenze“. Questa è quindi la definizione generale di eutanasia, ma per la proposta di legge su cui si sta discutendo per il referendum, un paziente avrebbe diritto all’eutanasia solo in particolari situazioni.

Per esempio, solo una persona con una malattia inguaribile che a causa delle enormi sofferenze deve vivere assumendo farmaci fino allo stordimento, potrebbe volere l’eutanasia; ovviamente questa persona deve essere in grado di intendere e di volere, oppure deve averla espressamente chiesta nel testamento biologico. Di conseguenza non bisogna intendere l’eutanasia come la legalizzazione del suicidio che tutti possono compiere indipendentemente dal loro stato di salute, ma semmai come un ultimo atto di libera scelta individuale che un paziente ormai stremato da una malattia incurabile, fa per porre fine alle sue sofferenze.  C’è però un’altra questione che mina l’approvazione dell’eutanasia: l’incompatibilità con Il Giuramento di Ippocrate.

L’incompatibilità con il giuramento di Ippocrate

“Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio”

Questa è la frase che nell’antico giuramento di Ippocrate si oppone all’eutanasia. Accettare l’eutanasia non è semplice dato che la morte è per l’uomo qualcosa di irreversibilmente brutale e tendiamo naturalmente a pensare che seppure con poche speranze e inumane sofferenze, bisogna sempre cercare di anteporre la vita. Riusciamo però a razionalizzare queste emozioni e a capire che si, la morte può essere brutale e che si, l’eutanasia anticipa la morte, ma che l’individuo e la sua libera scelta nonché la possibilità di non subire grandi sofferenze, sono le basi per poter veramente essere liberi. Ritornando al giuramento di Ippocrate perché è in qualche misura anacronistico ai giorni nostri?

Nell’antichità non si aveva la stessa percezione della morte che si ha oggi perché si considerava la vita di un individuo come proprietà degli dei. Con l’avvento del cristianesimo e delle religioni monoteiste questa credenza si è accentuata ancora di più ed è per questo che molti religiosi integralisti oggi sono contrari all’eutanasia. Come ho evidenziato prima, oggi si ha paura dell’eutanasia per motivi che sono di tipo istintivo, inconscio, naturale, ma i credenti più radicali si spaventano invece perché credono di non poter scegliere di porre fine alle “loro” vite proprio perché non sono loro. Proporrei quindi una analisi critica per capire se siamo veramente così convinti di poter prendere alla lettera il giuramento di Ippocrate, testo scritto più di duemila anni fa, senza tener conto delle conquiste scientifiche degli ultimi secoli. 

L’avvento di una nuova coscienza umana

Credo che le conquiste tecnologiche e la scienza cambiano il modo di vedere e di pensare il mondo. Auspico infatti un futuro dove la prima delle regole morali, anzi l’unica regola morale, sia quella del “laissez faire”. L’eutanasia è infatti l’esempio perfetto per costruire una nuova coscienza umana.  Una coscienza che nel rispetto verso ogni, o quasi, tipo di libertà, rappresenti l’applicazione a livello umano del pensiero individualista e libertario.

Spero infatti che si comprenda che è importante interessarsi al mondo, cercare di cambiarlo in meglio, agire per il bene collettivo, ma che vivere così comporta anche grandi ostacoli e contraddizioni, e forse, per vivere in una società veramente tollerante, dovremmo tutti vivere pensando che l’altro, l’individuo, l’unico, siamo noi; e se non volgiamo vederci tutti schiavi di qualche moralistica società autoritaria, conviene accettare il fatto che l’uomo agisce in maniera egoistica e che noi, nella nostra stupenda complessità di esseri interconnessi, dobbiamo rispettarlo. E’ infatti forse questo l’unico, reale e funzionante ideale di bene collettivo. Concludo dicendo che sì, anche questa può sembrare una visione autoritaria del mondo, ma che non lo è nella sua vera applicazione. Essa infatti tollera tutti, anche gli intolleranti. 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Trending