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Giannis Antetokounmpo: la favola di un ambulante greco salito sul tetto del mondo

La favola che ha portato un ragazzo greco privo di documenti a dominare l’Nba americana con prestazioni superlative.

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Il 21 luglio negli States si è conclusa la stagione di Nba che ha incoronato i Milwaukee Bucks e soprattutto la loro star indiscussa, che da alcune stagioni sta riscrivendo la storia del basket: Giannīs Sina Ugo Antetokounmpo. I Bucks si sono laureati campioni dopo la vittoria in gara 5 contro i Phoenix Suns e l’MVP delle finals è stato, ovviamente, il cestista greco. 

A soli 26 anni il suo nome è entrato di diritto nell’Olimpo della pallacanestro: strapotere fisico, mentalità vincente, record-breaker assoluto. Due volte MVP della stagione, MVP delle finals 2020-2021, MVP dell’All-Star Game: ecco la storia che ha portato un ambulante greco ad essere il cestista più forte del momento.

La dura infanzia 

Siamo nel 1991 a Lagos, in Nigeria. Due giovani del posto, marito e moglie, non vedendo in quella terra un futuro per la loro famiglia, decidono di lasciare il primogenito Francis ai nonni e partire alla volta della Grecia. 

I due si stabiliscono nel quartiere molto povero di Sepolia, nei pressi di Atene, e qui pongono le radici. Il 6 dicembre 1994 nasce Giannis Antetokounmpo, letteralmente Giannis il re nato all’estero che ritorna alle sue origini. 

In Grecia, parlando di nazionalità, è in vigore lo ius sanguinis e per questa legge Giannis i suoi fratelli, nonostante siano nati in terra greca, figurarono come apolidi (senza patria) per più di diciotto anni. 

L’assenza di documenti rese la ricerca di un lavoro in regola quasi impossibile, e così l’intera famiglia iniziò a vendere borse e occhiali di contrabbando nelle strade. Nonostante ciò, Giannis e Thanasis, il fratello maggiore, percorrono ogni giorno circa dieci chilometri a piedi per arrivare in una piccola palestra del quartiere, dove si allenano tanto duramente da addormentarsi spesso su alcune panchine vicine. Proprio in questa palestra la fisicità incredibile di Giannis viene notata da un talent scout locale che inizia a fare da mentore al ragazzo. La prima regola è aumentare la massa muscolare: Giannis all’epoca era 202 centimetri di altezza per soli 80 chili di peso e gli vennero offerti dei pasti adeguati al raggiungimento del suo obiettivo. Il ragazzo accetta subito, ma a patto che venissero dati anche alla sua famiglia. 

Neanche sedicenne, Giannis risolve il problema principale della famiglia: la fame. 

L’esplosione del talento 

Grazie al suo mentore, Giannis Antetokounmpo inizia a comportarsi, mangiare, allenarsi e pensare da giocatore. In pochi mesi il suo fisico esplode e, dopo nemmeno due anni dalla prima volta in cui si è avvicinato al mondo del basket, esordisce nella Serie A2 greca. La potenza fisica del giocatore non passa inosservata e dopo poco tempo i video dei suoi allenamenti diventano virali: iniziano ad arrivare ad Atene i general manager di alcune squadre Nba del calibro di Hawks, Bucks e Celtics vista la vicinanza al draft della stagione successiva. L’agente di Giannis gli comunica l’interesse di queste squadre e il ragazzo, incredulo, chiede: 

“La vera NBA? Quella che vedo alla TV? Cosa sarebbe un Draft? Non so come funziona o cosa diavolo sia”

Poco dopo, al draft per la stagione 2013-2014, viene chiamato per quindicesimo dai Milwaukee Bucks, la franchigia a cui dichiarerà eterno amore e con cui ha da poco firmato un contratto stellare: 250 milioni di dollari per le prossime 5 stagioni. 

La consacrazione 

Dopo alcune stagioni di assestamento, a partire dal 2016-2017 il talento monstre di Antetokounmpo non viene più messo in discussione da nessuno, convincendo in modo irreversibile anche i più scettici. In quella stagione viene premiato come Most Improved Player e viene convocato per la prima volta all’All-Star Game. Nella stagione successiva supera a livello di punti segnati leggende dei Bucks come Johnson e Abdul-Jabbar divenendo vera e propria bandiera. 

Nel 2018-2019 si carica i suoi sulle spalle e li conduce in finale di Conference dove il greco gioca incredibilmente e viene ripagato con il premio più ambito: MVP della stagione. L’anno successivo replica le performance superlative e vince il secondo MVP di fila insieme al premio Defensive Player of the Year, uno dei cinque extraterrestri della storia a riuscirci (uno di questi, neanche a dirlo, è Micheal Jordan). 

Il Covid non ferma la crescita esponenziale del giocatore greco che qualche giorno fa, finalmente, porta i suoi Milwaukee Bucks sul tetto d’America a vincere l’ambito anello che mancava alla franchigia da più di 50 anni. Neanche da dire, Antetokounmpo viene votato MVP della finals all’unanimità, riscrivendo ancora una volta la storia dello sport che lo ha reso grande.

“Ho iniziato a giocare a pallacanestro per aiutare la mia famiglia. Mai avrei neanche sognato di essere seduto qui, a 26 anni, da MVP delle finali NBA. Otto anni e mezzo fa, quando sono arrivato in NBA, non sapevo come avrei fatto a procurarmi un pasto. Mia madre vendeva merce per strada, adesso invece sono seduto sul tetto del mondo.”

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Ciao! Sono Giulia, ho 20 anni e vivo a Modena. Ho iniziato a scrivere per alcune testate giornalistiche occupandomi di sport, mia grande passione, per poi focalizzarmi su attualità, politica e comunicazione. Mi sono sentita dire migliaia di volte che le donne nel mondo dello sport hanno semplicemente una funzione di "accalappia-ascolti". Vivo nell’utopia, che spero non rimanga tale, di rendere protagonista il contenuto di ciò che dico, non l’involucro.

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