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Politica

Come procede la campagna per l’eutanasia legale?

A quasi un mese esatto dall’avvio della campagna di raccolta firme per convocare un referendum che depenalizzi l’eutanasia attiva, è bene fare il punto della situazione. Come sta procedendo?

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di Aurelio Giallella

A quasi un mese esatto dall’avvio della campagna di raccolta firme per convocare un referendum che depenalizzi l’eutanasia attiva, è bene fare il punto della situazione. Come sta procedendo? Per i banchetti del comitato eutanasia legale non è la prima volta, avevano già presieduto l’Italia già nel 2013, in occasione della raccolta firme utile a presentare un testo di legge popolare in Parlamento sul tema del fine vita.

All’epoca i volontari avevano avuto a disposizione 6 mesi per raccogliere le 50.000 firme previste per legge e, alla fine, non con pochi sforzi, si riuscì ad arrivare all’obiettivo. In quell’occasione furono raccolte 65.000 firme. Da allora la proposta di legge aspetta ancora di essere votata, ma non è questo il punto. Il punto è che quel numero, lo stesso che sette anni fa sembrava enorme, è stato doppiato in poco più di due settimane, quando lo scorso 15 luglio si contavano circa 120.000 firme.

Le ragioni di questo enorme successo sono da ricercare in due elementi

In primo luogo, la fitta rete di volontari che questa estate rimarrà nelle piazze nonostante le elevate temperature. La seconda ragione la si deve ricercare nella nascita di una consapevolezza nuova da parte dei cittadini italiani che oggi chiedono a gran voce una norma che riconosca loro un diritto chiaro e preciso: quello di essere liberi fino alla fine.

Anche in questo caso sono i dati a parlare. Il sondaggio condotto dall’Istituto di ricerca EURISPES (2019) ci consegna un’Italia molto diversa da quella del 2013, con il 73,4% degli italiani che si dichiara favorevole all’eutanasia, con un forte aumento rispetto agli anni passati, quando solo il 55,2% (2015) del campione esprimeva la medesima opinione.

L’Associazione Luca Coscioni e i Radicali

Di certo questo maggiore e più forte sentimento di vicinanza al tema è il frutto di tanti anni di battaglie dentro e fuori i tribunali, condotte da esponenti politici e non, vicini all’aria dei Radicali e all’Associazione Luca Coscioni.

Tutti ci siamo emozionati nel guardare le immagini girate dalle telecamere delle Iene che documentavano il viaggio verso la Svizzera di Fabiano Antonioni (Dj Fabo) e Marco Cappato (attivista e tesoriere della Coscioni), che avrebbe dato la possibilità al primo di far ricorso al suicidio assistito – pratica legale in quel paese anche per gli stranieri – e che portò il secondo ad ingaggiare una battaglia nei tribunali durata quattro anni per il reato di istigazione al suicidio (art. 580 c.p.). Reato per il quale venne poi assolto in ultimo grado nel 2019.

E lo stesso effetto ci fecero le lacrime di Emma Bonino e la commozione di Mina Welby per l’approvazione in Parlamento della legge sul biotestamento nel 2017. La stessa Mina Welby che, insieme a Marco Cappato, venne accusata di istigazione al suicidio per aver accompagnato in Svizzera Davide Trentini, malato di sclerosi multipla, e poi assolta dalla Corte d’Assise nell’aprile del 2020 con una sentenza storica.

Demonstrators attend a protest against euthanasia in front off the parliament in Lisbon, Portugal May 29, 2018. REUTERS/Rafael Marchante

Queste sono solo alcune delle tappe che hanno avvicinato un po’ di più le persone alle istanze di malati come Fabiano e Davide. Spesso dimenticati dalla politica e lontani dagli occhi di chi, per fortuna, non vive ogni giorno certe situazioni sulla propria pelle.

Tuttavia, questo non basta

Sebbene gli italiani pare che siano pronti per una legge di questo tipo, molti di loro neanche sanno dell’iniziativa di raccolta firme. E non lo sanno semplicemente perché i media mainstream sembrano essersene dimenticati. Si perché, in un paese in cui c’è un talk show praticamente per ogni canale e per tutte le fasce orarie, poche, se non nulle, sono state le menzioni fatte alla campagna di raccolta firme.

E sebbene la stima di questi giorni ci attesti attorno alle 250.000 firme, sappiamo che avremmo e potremmo fare di più, se solo avessimo qualche riflettore in più puntato addosso.

Come sappiamo che potremmo fare di più se solo avessimo più autenticatori a darci una mano, se solo il governo prevedesse di fornirceli d’ufficio, soprattutto in un periodo difficile come questo in cui, giustamente, gli autenticatori (notai, avvocati, consiglieri) vanno in vacanza.

La sentenza dell’Onu

Ma le motivazioni per cui è tanto difficile in questo paese presentare un referendum d’iniziativa popolare ce le spiega bene la sentenza dell’Onu del 29 novembre 2019 che condanna l’Italia per la violazione dell’art. 25 del Patto sui Diritti Civili e Politici.

Il procedimento trae origine da quanto accadde nel 2013 in occasione dei sei referendum (in materia di: immigrazione, legalizzazione droghe, otto per mille, finanziamento dei partiti, divorzio) presentati da un gruppo di promotori, con Staderini e De Lucia, all’epoca rispettivamente Segretario e Tesoriere di Radicali italiani, primi firmatari. La campagna di raccolta firme si caratterizzò per la difficoltà di reperire autenticatori e per una serie di violazioni da parte delle istituzioni, fermandosi a 200 mila firme raccolte sulle 500 mila necessarie.

Secondo il comitato dei diritti umani dell’ONU le violazioni sarebbero determinate da:

  • la presenza (nella legge 352/70 che disciplina la procedura referendaria) di “restrizioni irragionevoli” al diritto dei cittadini di promuovere referendum. In particolare, la raccolta firme è impedita dalla previsione di un obbligo per i promotori di far autenticare le firme da un pubblico ufficiale presente al momento della sottoscrizione, senza però che la legge garantisca ai promotori la disponibilità per strada di quei pubblici ufficiali.
  • il mancato intervento delle Istituzioni (Presidente Consiglio, Ministro dell’Interno, Ministro della giustizia, Presidente della Repubblica) a cui Staderini e De Lucia nel 2013 si erano rivolti per denunciare l’assenza di autenticatori
  • le inadempienze di molti Comuni (che non consentivano di firmare o non informavano) e l’assenza di pubblica informazione sulla campagna referendaria.

Alla luce di una situazione di questo tipo e senza che nulla sia stato fatto per porvi rimedio, la notizia che in Commissione Affari Costituzionali qualcosa si stia smuovendo per una legge che consenta di firmare digitalmente, non può che incontrare la nostra soddisfazione, anche se ben consapevoli che se tutto andrà bene, una legge di questo tipo arriverà solo dopo il 30 settembre.

Dunque, dopo questo breve tentativo di fare il punto della situazione. Come si può dire che stia andando la raccolta firme? Diciamo: “bene nonostante tutto”.

Potrebbe andar molto meglio e lo abbiamo appena detto. È andata benissimo nonostante i “nonostante”. Quel che è certo è che la campagna andrà avanti fino a fine settembre. Se non lo avete ancora fatto, raggiungete i banchetti presenti nella vostra città e firmate.

E nel caso non ve ne siano, potete contattare il comitato promotore sul sito www.eutanasialegale.it e diventare voi stessi referenti. In alternativa basta raggiungere l’ufficio preposto dell’ufficio del vostro comune di residenza e firmare. Bastano pochi minuti per essere liberi fine.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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