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5 cose su Tokyo 2020 che non sapevi

Dai famosi letti di cartone alla disputa internazionale tra Giappone e Corea del Sud: ecco cinque curiosità su Tokyo 2020 che forse non sapevi.

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Lo scorso 23 luglio si è aperta, in un’atmosfera a metà tra il surreale e il deprimente, la trentaduesima edizione dei Giochi Olimpici a Tokyo. Indipendentemente da ciò che succederà da qui all’8 agosto, data di chiusura ufficiale, queste Olimpiadi rimarranno nella storia: nonostante le campagne vaccinali, le precauzioni e i controlli, per la prima volta gli atleti gareggeranno davanti a spalti chiusi, festeggeranno con i parenti su zoom e verranno sottoposti ad una quantità infinita di tamponi, per arginare la pandemia da Covid che attanaglia il globo. 

Nonostante queste “piccole” peculiarità che distingueranno questa edizione da tutte le precedenti, vediamo quali sono le cinque curiosità su Tokyo 2020 che forse non sapevi. 

1. Tokyo 2020 ma nel 2021

Per chi ha seguito gli europei di calcio, Euro2020 giocati nel 2021, questa dicitura non è certo una sorpresa. Entrambe le competizioni sportive infatti vengono giocate sempre in anni pari ma lo scorso anno, quando erano in programma, a causa della pandemia è stato tutto rimandato all’estate successiva.

La scelta di mantenere la dicitura Tokyo 2020 non ha nulla a che fare con il romanticismo o con “l’idea coltivata nell’immaginario collettivo attorno allo slogan Tokyo 2020”, ma ha ragioni puramente economiche. Sponsor, marketing, branding: tutta la comunicazione ruota attorno a quello slogan ma così anche tutto ciò che riguarda bandiere, striscioni, cartelloni, insegne, abbigliamento personalizzato. Insomma, la scelta di cambiare Tokyo 2020 con il più corretto Tokyo 2021 avrebbe portato conseguenze ben maggiori di un numero modificato. 

2. Il 72% della popolazione giapponese è sfavorevole ai Giochi 

Se le previsioni del comitato olimpico e del governo giapponese fossero state corrette, il costo totale dell’organizzazione delle Olimpiadi sarebbe arrivato ad un massimo di 7 miliardi di dollari. In realtà, complice il covid, le spese mediche e il mantenimento delle strutture, il costo totale sarà invece di circa 15 miliardi di dollari, rendendo quelle di Tokyo le Olimpiadi estive più costose di sempre. 

Questi costi esorbitanti e il crescente timore di una nuova ondata Covid hanno portato il popolo giapponese a non vedere di buon occhio l’organizzazione dei giochi nel loro paese. Secondo un sondaggio di Kyodo News effettuato prima dell’inizio della competizione, il 39,2% degli intervistati  era favorevole all’annullamento dei Giochi mentre il 32,8% riteneva che l’evento andasse posticipato ancora una volta. In sostanza, solo il 24% di tutti gli intervistati dall’emittente si sono dichiarati favorevoli a Tokyo 2020. 

3. Giappone vs Corea del Sud

Per quanto lo sport sia considerato collettivamente come un qualcosa in grado unire popoli e nazioni, alcune tensioni tra stati non possono essere rimosse nemmeno dallo sport. È il caso dei rapporti estremamente fragili e delicati tra Giappone e Corea del Sud che negli ultimi tre anni hanno raggiunto il culmine della tensione. Nella seconda guerra mondiale in Giappone vi erano le “schiave del sesso” cioè donne provenienti dalla Corea del Sud costrette a prostituirsi. Il governo coreano non ha mai accettato questa cosa e poo tempo fa ha rotto un accordo precedente sostenendo che non fosse sufficiente a ripagare il loro paese del danno subito. I due paesi si sono poi esclusi dalla lista dei partner commerciali con privilegi e le loro liti hanno riguardato anche una disputa territoriale di un un piccolo arcipelago. 

Come conseguenza di tutto ciò, la Corea del Sud in queste Olimpiadi è l’unico paese ad aver organizzato un proprio servizio di ristorazione per i suoi atleti temendo, a detta loro, che i pasti del Comitato giapponese siano contaminati a seguito del disastro nucleare di Fukushima. In aggiunta,  gli atleti sudcoreani hanno appeso nel villaggio olimpico uno striscione che ricorda un episodio di resistenza coreana conto l’invasione giapponese. 

4. I famosi letti di cartone 

Il tema più discusso di queste Olimpiadi è sicuramente quello dei letti di cartone, alimentato da foto e commenti simpatici di diversi atleti su Twitter. Il primo a ipotizzare una loro funzione “pro-castità” è stato il fondista americano Paul Chelimo con un tweet:

“I letti di cartone sono fatti per evitare contatti intimi tra atleti, questi letti reggono il peso di una singola persona per evitare situazioni oltre lo sport”

Questo messaggio ha infiammato l’internet di battute, meme e interviste divertenti ma è in realtà una fake news. I letti di cartone erano stati progettati molto prima della pandemia, quando dunque non vi erano particolari problemi di contatti intimi tra atleti, è il motivo del loro materiale è puramente ecologico. I letti infatti sono in cartone riciclato e sono pensati per sopportare fino a un massimo di 200 chili, molto più del pesi di un atleta olimpico. McClenaghan, ginnasta irlandese, ha provato a saltare ripetutamente sul letto e dimostrato la sua resistenza: la sessualità olimpica è salva. 

5. Nuovi sport per attirare i giovani 

Nonostante le Olimpiadi siano parte integrante della tradizione globale e in quanti tali molto ancorate al passato, per Tokyo 2020 si è deciso di ampliare gli orizzonti cercando così di coinvolgere più sport giovanili e di conseguenza un pubblico con un’età media sempre minore. 

A Tokyo 2020 infatti si svolgono le prime gare di surf della storia, ma anche arrampicata, karate e discipline più urban come skateboard, box freestyle e basket 3×3. L’assegnazione delle medaglie in questi sport ha soddisfatto le aspettative: se guardiamo allo skateboard, l’oro è andato a Momiji Nishiya, 13 anni, l’argento a Rayssa Leal, 13 anni, e il bronzo a Funa Nakayama, 16 anni. Più giovani di così…

 ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Ciao! Sono Giulia, ho 20 anni e vivo a Modena. Ho iniziato a scrivere per alcune testate giornalistiche occupandomi di sport, mia grande passione, per poi focalizzarmi su attualità, politica e comunicazione. Mi sono sentita dire migliaia di volte che le donne nel mondo dello sport hanno semplicemente una funzione di "accalappia-ascolti". Vivo nell’utopia, che spero non rimanga tale, di rendere protagonista il contenuto di ciò che dico, non l’involucro.

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