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Cultura

Quello che non c’è: quindici storie vere

Questa settimana vi presentiamo la recensione del libro di Mariusz Szczygiel intitolato “Quello che non c’è” edito Nottetempo. Un esclusivo collage di storie vere che ci portano a una naturale riflessione su ciò che si è perduto.

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Questa settimana vi presentiamo la recensione del libro di Mariusz Szczygiel intitolato “Quello che non c’è” edito nottetempo. Prima però paliamo un po’ dell’autore: Mariusz Szczygiel è un giornalista e scrittore polacco. Nato nel 1966, Mariusz è tra gli autori polacchi più tradotti nel mondo dato l’elevato numero di premi che lo stesso ha ricevuto per i suoi meravigliosi reportage. Questi ultimi sono sempre al confine tra cronaca e finzione. Dal 2001, al termine della collaborazione con la televisione Polsat, ha scritto prevalentemente di storia e cultura della Repubblica Ceca.

Il suo libro Gottland, uscito in Francia come una raccolta di saggi, in Germania come una raccolta di racconti, e in Polonia come una raccolta di reportage letterari, è diventato nella Repubblica Ceca un bestseller.

In Italia alcuni suoi libri sono pubblicati dalla casa editrice Nottetempo come: Gottland (2009); Reality (2011) e Fatti il tuo paradiso (2012). Con il libro che andiamo a recensire oggi, Quello che non c’è (2021), ha vinto il premio Nike 2019.

15 storie e tante riflessioni

Quello che non c’è è una meravigliosa raccolta di quindici storie tutte vere e incentrate su una serie di riflessioni attorno al tema dell’assenza, della perdita, della memoria e, dunque, del ricordo. Le storie che troverete in questo libro sono le seguenti:

  • L’ultima parola;
  • Jerzy Szczygiel a Praga;
  • Reportage;
  • Le cose semplicemente accadono;
  • Un piccolo schizzo sul non c’è di Edi Hila;
  • Molte scene maschili;
  • Leggendo le pareti;
  • Gli afidi;
  • La più breve lezione sul non c’è di Hanna Krall;
  • La trentesima notte;
  • L’esplosione di una bomba a tempo;
  • La star di tutte le ville;
  • L’appropriazione;
  • Il soldato;
  • Un Kompot prima della fine del mondo;
  • Un cappello per la fine del mondo

Tali storie contengono personaggi suggestivi e singolari che vivono in tempi e luoghi differenti. Infatti, all’interno di questi racconti, si passa da un artista albanese a un negozio di rigattiere a Budapest, dal padre dell’autore ad un soldato ucraino passando da una poetessa ceca. Ciascuno di essi ha qualcosa da insegnare, qualcosa che ci porta ad una immediata riflessione. In questo modo il lettore avrà l’occasione di osservare il mondo durante la mancanza di ciò che non c’è, di ciò che è stato o di qualcosa che semplicemente non si ricorda più.

Questo collage di storie vere che, per l’appunto, raccontano la quotidianità della vita, è un ritratto esaustivo di quella che era la Cecoslovacchia durante gli anni del Comunismo, è una completa descrizione di come la storia e la cultura si imprima nella nostra essenza e alla fine ci plasma non lasciandoci più.

Insomma, questo libro è un concentrato di storie suggestive che non perdono mai la presa sul reale. Consiglio caldamente la lettura di questo meraviglioso libro perché attorno alla memoria vi è la consapevolezza dello scorrere inesorabile del tempo.

 ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Sono una ragazza sarda che ama la cultura, la politica e la corretta informazione. Mi sono laureata nella triennale di scienze politiche dell’amministrazione presso l’Ateneo di Sassari (SS), attualmente frequento la specialistica in Politiche Pubbliche e Governance sempre presso l’Ateneo di Sassari (SS). Il mio obiettivo è darvi le informazioni il più corrette possibili e unire a questa tecnicità informativa un pò di emozioni suscitate da racconti che rispecchiano la nostra realtà.

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