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Fuga di “cervelli” dalla Serie A

La fuga dei grandi campioni fa riflettere sulle dinamiche europee che ruotano attorno al mondo del calcio. E’ la fine del romanticismo?

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La dipartita (o fuga?) di Cristiano Ronaldo non è che l’ultimo, grande addio di un campione alla nostra Serie A in questa sessione di mercato.  Lukaku, Donnarumma, De Paul, Hakimi, Gollini, Romero, Nainggolan. L’esodo delle star non è improvviso né tantomeno inaspettato, ma è bene fare chiarezza sui suoi motivi. 

Il momento storico del calcio italiano 

Più volte in questi mesi ci siamo trovati a elogiare, come mai prima d’ora, le performance internazionali del nostro paese: vittoria dell’Eurovision, vittoria dell’Europeo, incredibile performance italiana con relativo record a Tokyo 2020. Tutto questo ha portato una crescita esponenziale dell’appeal di questo paese ma non è stato in grado, ovviamente, di risanare problemi che le vittorie avevano solamente, e temporaneamente, offuscato: gli ingenti debiti economici. 

La società Inter, reduce dalla vittoria dello scudetto, è l’emblema perfetto di questo momento “italiano”. Dopo una vittoria incredibile, elogiata da tutti, il rimbombo delle casse vuote porta effetti valanga: l’abbandono del capitano morale, Conte, e a seguire le dolorose dipartite di Hakimi e Lukaku, con destinazione Inghilterra e Francia, a guadagnare rispettivamente 11 milioni più bonus e 8 milioni più bonus a stagione. Poco romanticismo, molta economia. 

Crisi da Covid 

La pandemia in corso ha generato drammatici effetti economici in ogni settore e la serie A non è stata affatto un’eccezione. In Italia il calcio è ben più di uno sport, è un’industria a tutti gli effetti e come tale le sue entrate corrispondono all’1% del Pil italiano e al 12% del Pil del calcio mondiale. Attorno a questo mondo ruotano sponsor, diritti tv, abbonamenti, lavoratori del settore, stipendi stellari dei protagonisti in campo, società, azionisti e tanto altro. Dunque, fermare la leva calcio prevede ridurre drasticamente quei 4,7 miliardi di euro fatturati all’anno (dati del 2019). Cifre spaventose. 

Quanto appena detto ha fatto così scoppiare la “bolla” calcistica, facendo emergere situazioni economicamente insostenibili come quella di casa Inter e della proprietà Suning che si è vista costretta a rifondare una squadra al culmine della sua bellezza. 

La situazione del calcio internazionale 

Se è vero che l’Italia ha avuto pesantissimi risvolti negativi economicamente parlando, non si può certo affermare che il Covid abbia colpito solamente il nostro paese. Il caos Superlega è una conferma di ciò: la crisi economica nel settore calcio divampa ovunque, Spagna e Italia in primis, ma nonostante ciò alcune società sembrano navigare queste acque torbide su uno yacht. 

Il mercato del Psg, ad esempio, rimarrà nelle pagine di storia: Messi, Hakimi, Wijnaldum, Sergio Ramos, Donnarumma. Un andare oltre alla concorrenza, calpestando l’avversario e ridendo davanti a campionati come La Liga che hanno introdotto una particolare forma di salary cap. 

Squadre come il Psg, il Chelsea e i club di Manchester sembrano appartenere ad un’altra epoca, senza covid e conseguente crisi, giocando così un campionato di un altro livello, saccheggiando le inermi rivali che pur di far cassa vendono i pezzi migliori della rosa. 

Questo è il calcio che ci si prospetta davanti. Siamo pronti a prenderne parte o spingeremo per una rivoluzione? 

 ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Ciao! Sono Giulia, ho 20 anni e vivo a Modena. Ho iniziato a scrivere per alcune testate giornalistiche occupandomi di sport, mia grande passione, per poi focalizzarmi su attualità, politica e comunicazione. Mi sono sentita dire migliaia di volte che le donne nel mondo dello sport hanno semplicemente una funzione di "accalappia-ascolti". Vivo nell’utopia, che spero non rimanga tale, di rendere protagonista il contenuto di ciò che dico, non l’involucro.

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