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Cultura

Tra violenze carnali e “guerre invisibili” ecco i due libri di questa settimana

Da un lato due casi di stupro che ci fanno riflettere sulla violenza sulle donne nel nostro Paese, dall’altro una società senza ideali in cui si trova immerso un trent’enne. Da un lato “La Spiaggia” di Megan Goldin, dall’altro “In tempo di guerra” di Concita De Gregorio, entrambi editi Einaudi.

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Un podcast che fa, letteralmente, entrare “nel recinto dei giurati” che si intreccia con la storia di due stupri, di due violenze differenti subite da due ragazze: una ancora in vita, l’altra morta tra il silenzio e la derisione. Questo in poche righe quello che vi aspetta leggendo il primo libro che vi proponiamo per questa settimana ovvero “La spiaggia” di Megan Goldin, edito Einaudi. Come gli altri libri della stessa casa editrice che abbiamo scelto di recensire, anche questo è più che mai attuale.

Partiamo un’attimo dalla sua autrice: Megan Goldin, giornalista per Reuters e altre testate giornalistiche che ha coperto con i suoi servizi: guerre, terrorismo internazionale e i crolli finanziari in Medio Oriente e Asia. La sua vita si intreccia con quella della giornalista Rachel Krall, protagonista del suo secondo romanzo che, a parer mio, incarna alcuni tratti della sua personalità: la curiosità, lo spingersi sempre oltre, lo stare dalla parte delle persone.

Un Podcast, una spiaggia e tre ragazze

Sarà proprio Rachel a raggiungere per la terza stagione del suo podcast “Colpevoli o innocenti?” a raggiungere una cittadina di provincia nel North Carolina. Qui dovrà seguire un processo per stupro che divide l’opinione pubblica: il presunto stupratore è, come accade spesso anche nella realtà, un ragazzo di buona famiglia vicino ad eguagliare i successi sportivi del padre e partecipare alle Olimpiadi.

Oltre a indagare sul processo, sui suoi protagonisti indagherà contemporaneamente su un altro caso di stupro che è accaduto nella cittadina ben venticinque anni prima. Su questo caso però nessuna indagine è stata aperta per via delle persone coinvolte e la ragazza rimasta uccisa, il cui nome nel frattempo è divenuto sinonimo di “sgualdrina” nel paese, verrà catalogata come un semplice suicidio accidentale, un tuffo andato a male.

A voler riabilitare la sua memoria è però la sorella che decide di inviare delle lettere alla giornalista del famoso podcast che si trova in città per l’altro caso di stupro. Così grazie alla determinazione di queste due donne, i due casi finiranno per intrecciarsi tra loro… Non vi svegliamo altro però, sicuramente, questo libro è da considerarsi molto attuale in quanto cerca di farci riflettere su quella cultura maschilista che invece di schierarsi con le vittime di stupro, non solo si schiera contro di loro ma cerca di giudicarle in tutti i modi.

La violenza sulle donne nel nostro Paese

I dati Istat sulla violenza sulle donne nel nostro Paese ci restituiscono un quadro agghiacciante: basti pensare che il 31,5% delle 16-70enni (6 milioni 788 mila) ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Il 20,2% (4 milioni 353 mila) ha subìto violenza fisica, il 21% (4 milioni 520 mila) violenza sessuale, il 5,4% (1 milione 157 mila) le forme più gravi della violenza sessuale come lo stupro (652 mila) e il tentato stupro (746 mila).

Ma non solo, le donne subiscono minacce (12,3%), sono spintonate o strattonate (11,5%), sono oggetto di schiaffi, calci, pugni e morsi (7,3%). Altre volte sono colpite con oggetti che possono fare male (6,1%). Meno frequenti le forme più gravi come il tentato strangolamento, l’ustione, il soffocamento e la minaccia o l’uso di armi. Tra le donne che hanno subìto violenze sessuali, le più diffuse sono le molestie fisiche, cioè l’essere toccate o abbracciate o baciate contro la propria volontà (15,6%), i rapporti indesiderati vissuti come violenze (4,7%), gli stupri (3%) e i tentati stupri (3,5%).

Dobbiamo anche considerare, così come la giornalista descrive molto bene all’interno del suo libro, che troppo spesso le donne subiscono una doppia violenza: prima quella fisica e poi quella giudiziaria. Pensiamo per un attimo alla forza incredibile che ci vuole per raccontare a dei perfetti sconosciuti all’interno dell’aula di un tribunale, la violenza subita nei minimi dettagli. Pensate all’incredibile forza necessaria per affrontare un vero e proprio calvario giudiziario che, troppe volte, fa desistere dal denunciare.

“Essere a trent’anni un soldato di una guerra invisibile”

Se nel primo libro che vi consigliamo questa settimana si parla di violenza fisica, nel secondo libro invece assistiamo ad un ritratto della società odierna dove, smarriti gli ideali, ci troviamo circondati da battaglie che non sono le nostre. Così il protagonista di “In tempo di guerra” di Concita De Gregorio, edito Einaudi, si ritrova a trent’anni immerso in un grandissimo caos familiare permeato dalla religione, per sua nonna era stato avviato un processo di canonizzazione mentre suo padre e sua madre erano testimoni di Geova, e dalla scienza rappresentati da una nonna medico che si era dedicata alla sua famiglia abbandonando la sua professione e da un nonno iscritto al Pci e studioso di lingue, con un bisnonno partigiano.

A trent’anni Marco, che da giovane credeva di essere un alieno venuto da chissà quale mondo, si ritrova a ripensare alla sua vita e lo fa inviando delle lettere all’autrice che cura una rubrica apposita per Repubblica. In questa corrispondenza se da un lato assistiamo alla vita di Marco cambiare, alle sue scelte che lo portano ad allontanarsi dalla “setta” dei testimoni di Geova al desistere dal combattere accanto all’esercito curdo, dall’altro lato assistiamo invece alle lettere di risposta dell’autrice che non ha una soluzione agli interrogativi posti da Marco e così, a sua volta, prova a raccontarsi attraverso i suoi autori preferiti, attraverso le persone sconosciute ai più che l’anno influenzata.

Giovani senza una società

Attraverso la figura di Marco e della sorella Anna, Concita De Gregorio cerca di restituirci un ritratto non solo della società che ci circonda ma soprattutto di noi ragazzi spesso costretti a trasferirci altrove per poter lavorare. Noi ragazzi nati in un mondo dove sono stati fatti tramontare gli ideali che ci sono stati lasciati in eredità, dove ci troviamo a combattere mille battaglie per poi renderci conto che, semplicemente, non sono le nostre battaglie.

Ragazzi di cui tutti parlano ma sono pochi coloro che li ascoltano, ragazzi che a volte si smarriscono tra i labirinti dei social e così si fanno trascinare dietro cartelloni e hashtag che mascherano un grandissimo vuoto interiore, quello di un pensiero critico. Pensiero che dovrebbe svilupparsi sui banchi di una scuola che ha abdicato alla sua responsabilità. Un personaggio che però alla fine saprà districarsi tra i suoi pensieri e che riuscirà a trovare il suo posto nel mondo, cosa che ci auguriamo anche per la nostra generazione.

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Direttore e fondatore del sito, scrivo per dare voce a chi non la può fare arrivare lontano. Viaggio ma di confini non ne ho mai visto uno, credo che esistano solamente nella mente di alcune persone.

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