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Come il Var ha cambiato il calcio

Una partita di Serie A e una di Lega Pro mostrano platealmente agli effetti involontari che la tecnologia ha portato nel gioco del pallone.

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Brevissima, ma estremamente doverosa, premessa: quanto segue non è in alcun modo un resoconto nostalgico di quanto bello e puro fosse il gioco del calcio prima dell’arrivo della tecnologia. Al contrario, ciò che segue è l’elogio di uno sport che, come tutte le arti e le cose belle, evolve nel tempo, non stancando mai. 

Lo sbarco del discusso Var nel mondo del calcio ha apportato sostanziosi mutamenti al gioco stesso che sono visibili in particolar modo da due prospettive: da un lato le statistiche dall’altro, per i più amanti del pallone, dalle partite di categorie inferiori ancora immuni alle tecnologie. 

Il Var 

Nel 2016 l’IFAB, organo competente in materia, decise di attuare la rivoluzione tecnologica a partire dalla stagione seguente nei maggiori campionati. Il Var, acronimo di Video Assistant Referee, venne così introdotto tra mille dubbi e domande sul possibile snaturamento dello sport a partire dalla stagione 2017-2018.

L’obiettivo della rivoluzione era donare occhi e punti di vista in più all’arbitro in campo e ai guardalinee, il cui lavoro non è mai stato messo in discussione. Ciò che la tecnologia è in grado di fare dunque è sopperire all’errore umano, riducendo così le interminabili polemiche del lunedì mattina al bar.

Abituarsi a questo tipo di immensi cambiamenti non è certo cosa facile, specie per i diretti interessati come giocatori e arbitri. Per questo, la prima stagione è stata un’annata di totale assestamento: è necessario fischiare ogni fallo di mano seppur impercettibile ma che il Var ha visto? O è forse più corretto analizzare la dinamica di gioco che un computer non è in grado di interpretare?

Le statistiche

Nella prima stagione in cui calcio e tecnologia si sono stretti la mano, le decisione arbitrali cambiate sono state 117 in quasi 400 partite giocate. I giocatori, sapendo di esser monitorati, hanno mutato i loro comportamenti sul campo: molti meno falli (i cartellini sono diminuiti del 12%) e soprattutto drastica riduzione delle simulazioni, ridotte del 35%. 

Il dato più sconcertante, e di conseguenza il più discusso, è quello relativo all’aumento clamoroso dei rigori fischiati e, sopratutto, di quelli causati da falli di mano. Nel campionato 2019-2020, interrotto per il Covid, i tiri dal dischetto erano in media 5 a giornata. Un record incredibile se pensiamo al fatto che nella stagione pre Var la media rigori a giornata era attorno al 3. Ancor più sconcertante vedere come di questi 5 rigori a giornata, addirittura il 30% nasce da un fallo di mano. 

A partire dalla stagione successiva sono stati assunti diversi accorgimenti per tentare di limitare questi numeri assurdi e per cercare di interpretare le singole situazioni senza assegnare il rigore ad ogni fallo di mano, indipendentemente dalla dinamica. Nonostante questi cambiamenti a livello di regolamento, il comportamento dei giocatori in campo è stato influenzato dalla precedente stagione, soprattutto per quanto riguarda il reparto difensivo. 

Lega Pro vs Serie A 

Il secondo modo di analizzare i cambiamenti arrecati dall’introduzione del Var è, come detto sopra, vedere partite di campionati minori dove il calcio e la tecnologia abitano ancora mondi distanti come nella Serie C (o Lega Pro, che dir si voglia).

Così, in favor di cronaca, sono tornata sugli spalti che il Covid ci aveva sottratto e ho visto da vicino quello che a tratti sembrava un gioco diverso.

Accantoniamo la tecnica e le diverse giocate (si chiamano Serie A e C per un motivo), ciò che più mi ha impressionato è la diversità della fase difensiva e dei comportamenti all’interno dell’area dei difensori. Nelle leghe minori, tutto è rimasto immutato: difensori molto fisici in area, diversi scontri di gioco e braccia usate per mantenere la distanza con l’avversario o per prendere posizione nei calci piazzati. Nella massima serie, in area i difensori mettono le mani in un unico modo: dietro la schiena. 

Per quanto le regole siano state rivisitate, la stagione da record di rigori è bastata a mutare i comportamenti in campo dei giocatori, sempre pronti a riadattarsi ed evolversi. 

Dunque, la tecnologia non ha portato altro che benefici al mondo del calcio (l’indice degli errori sono crollati allo 0.86%) ma come tutti i grandi cambiamenti la sua introduzione ha stravolto anche le regole del gioco più antico del mondo.

L’unico dibattito serio, ad oggi, riguarda la crisi dei campionati minori: non appena si avranno fondi a disposizione, l’introduzione della tecnologia è quanto mai necessaria per avvicinare due mondi che mai come oggi sembrano essere inconciliabili.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Ciao! Sono Giulia, ho 20 anni e vivo a Modena. Ho iniziato a scrivere per alcune testate giornalistiche occupandomi di sport, mia grande passione, per poi focalizzarmi su attualità, politica e comunicazione. Mi sono sentita dire migliaia di volte che le donne nel mondo dello sport hanno semplicemente una funzione di "accalappia-ascolti". Vivo nell’utopia, che spero non rimanga tale, di rendere protagonista il contenuto di ciò che dico, non l’involucro.

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