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La medaglia d’oro delle ginnaste USA nel processo contro Nassar

Il caso di abusi sessuali più famoso d’America e l’enorme prova di coraggio delle campionesse americane nell’aula di tribunale.

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In prima pagina su ogni media statunitense in questi giorni c’è Simone Biles, e questa volta per nessun incredibile traguardo raggiunto nella ginnastica artistica ma per una grande, enorme prova di vita affrontata insieme ad alcune compagne di nazionale. 

Parliamo di uno dei casi di abusi sessuali più famosi della recente storia americana, al cui centro vi è la figura di Larry Nassar, ex osteopata della Nazionale USA di ginnastica, condannato per aver abusato sessualmente di oltre 260 bambine e ragazze.

Il caso 

Correva il 2015 quando la ginnasta Nichols, durante un ritiro della nazionale, chiese ad una compagna se, secondo lei, le pratiche di Nassar fossero “normali”. La ginnasta parlò poi con i genitori, i quali decisero immediatamente di comunicare l’accaduto ai vertici della Federazione. Steve Penny, l’allora presidente della USA Gymnastic, tranquillizzò la famiglia dicendo loro che avrebbe immediatamente preso provvedimenti, salvo poi cancellare ogni prova incriminante verso Nassar.

L’osteopata venne ufficialmente licenziato un anno dopo, senza motivazioni apparenti che arrivarono in un secondo momento solo grazie ad una inchiesta dell’Indianapolis Star, dove vennero raccolte le dirette testimonianze di più di 150 ex pazienti del medico. La prima e più coraggiosa vittima a parlare fu Rachel Denhollander, ex ginnasta che raccontò al giornale di aver subito ripetute violenze quando aveva solo 15 anni. Dopo il suo racconto, centinaia di altre atlete si convinsero a parlare. 

I processi 

Parallelamente ai processi per molestie sessuali, nel novembre 2017 Larry Nassar è stato condannato a 60 anni di reclusione per pedopornografia dopo che alcuni agenti lo avevano trovato in possesso di oltre 27.000 video e immagini di pornografia infantile. 

A inizio processo, Nasser si dichiarò colpevole di abusi su sette ragazze, ma non era altro che il principio di un vero e proprio incubo. Tra le vittime figurano anche le campionesse olimpiche Alexandra Raisman, McKayla Maroney, Gabby Douglas, Jordyn Wieber e Simone Biles che testimoniarono nelle diverse udienze. 

Nel 2018, Larry Nassar venne condannato definitivamente a una pena minima di 40 anni e una pena massima di 175 in una prigione federale in quella che fu una sentenza seguita in diretta da decine di stati americani. Celebri le parole con cui la giudice Rosemarie Aquilina condannò l’osteopata:

“È un mio onore e privilegio condannarla. Ho appena firmato la sua condanna a morte. Il suo prossimo tribunale sarà quello di Dio.   Lei non merita di camminare libero in strada mai più signore, non si merita di uscire mai più da una prigione. Com’è stato un onore e un privilegio ascoltare le vittime, è un onore e un privilegio condannarla».

Il ruolo dell’FBI

Il 15 settembre 2021 alcune ginnaste, tra cui Simone Biles, hanno testimoniato davanti ad una commissione del Senato americano relativamente al ruolo dell’FBI nel caso Nassar. 

Le atlete accusano l’organo di polizia di non aver agito tempestivamente contro l’accusato facendo sì che le violenze si perpetrassero per oltre un anno dalle prime accuse. 

Michael Horowitz, ispettore generale del dipartimento di Giustizia, ha affermato che diverse violazioni dei protocolli hanno portato a mesi di ritardo e un inspiegabile stallo nelle indagini che “Hanno permesso a un molestatore di minori di rimanere libero per più di un anno e questa inazione ha consentito a Nassar di continuare con i suoi abusi”. 

La Biles, commossa, ha accusato l’intero sistema:

Quanto vale la vita di una ragazzina? Ho sofferto e continuo a soffrire perché nessuno dell’Fbi, dell’Usa Gymnastics, del Comitato Olimpico e Paralimpico degli Usa ha fatto ciò che era necessario per proteggerci. Meritiamo risposte. Nassar è dove dovrebbe essere, ma coloro che gli hanno permesso ciò meritano di essere ritenuti responsabili. Se non lo sono, sono convinta che questo continuerà ad accadere ad altri in tutti gli sport olimpici. Biasimo Larry Nassar e incolpo anche un intero sistema che ha permesso e perpetrato i suoi abusi.”

Il processo a Nassar, portato avanti per anni, ha continuamente riaperto ferite sanguinanti a tutte le vittime, costrette udienza dopo udienza a testimoniare davanti al mostro che le aveva condannate. 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Ciao! Sono Giulia, ho 20 anni e vivo a Modena. Ho iniziato a scrivere per alcune testate giornalistiche occupandomi di sport, mia grande passione, per poi focalizzarmi su attualità, politica e comunicazione. Mi sono sentita dire migliaia di volte che le donne nel mondo dello sport hanno semplicemente una funzione di "accalappia-ascolti". Vivo nell’utopia, che spero non rimanga tale, di rendere protagonista il contenuto di ciò che dico, non l’involucro.

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