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Cosa ci aspetta in Germania?

Dopo le elezioni di domenica scorsa, in Germania sono cominciate le trattative per la formazione del nuovo governo. Vediamo insieme a che punto siamo…

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Domenica 26 settembre in Germania si sono tenute le elezioni per rinnovare il parlamento, fondamentali per sapere il nome del prossimo cancelliere. Per la prima volta la storica leader tedesca Angela Merkel non ha corso come candidata cancelliere, dopo la sua decisione di ritirarsi dalla scena politica. Merkel governa la Germania dal 2005 ed è considerata una delle leader più popolari e influenti della storia tedesca ed europea. Per questo le elezioni di domenica sono già entrate nella storia della politica tedesca.

Prima di entrare nel dettaglio dei risultati delle elezioni, è importante ricordare che in Germania il sistema elettorale è proporzionale: ciò significa che la percentuale dei seggi assegnata ad un partito coincide molto strettamente con la percentuale di voti effettivi ricevuti. Inoltre per evitare un’eccessiva frammentazione parlamentare è prevista una soglia di sbarramento del 5%. Dunque un partito per ottenere dei seggi in parlamento deve ricevere almeno il 5% dei voti.

Con queste regole del gioco quindi è praticamente impensabile che un solo partito riesca a formare una maggioranza di governo. Per questo in Germania i partiti sono costretti a formare delle coalizioni per scegliere e dirigere il nuovo governo. Tuttavia le trattative per la formazione di una coalizione sono sempre lunghe e complicate, anche perché i partiti si presentano alle elezioni senza alleanze prestabilite, presentando ognuno un proprio candidato o una propria candidata cancelliere. I partiti dunque dopo le elezioni, a seconda dei diversi rapporti di forza nati dai risultati elettorali, devono mettersi d’accordo, trovando un terreno comune per cominciare a governare insieme. Dato che possono volerci mesi per giungere ad un accordo, nel frattempo rimane in carica il governo precedente, in questo caso presieduto da Angela Merkel.

Il trionfo del partito Socialdemocratico e le trattative

Angela Merkel, cancelliera tedesca dal 2005 ad oggi.

Alle elezioni di domenica a trionfare è stato il Partito Socialdemocratico (SPD), che ha ricevuto circa il 25,7% dei voti, conquistando la maggioranza relativa dei parlamentari. Era dal 2002 che l’SPD non riusciva ad ottenere la maggioranza relativa dei seggi. Al secondo posto con il 24,1% dei voti troviamo il tandem CDU-CSU (Unione Cristiano Democratica – Unione Cristiano Sociale), il partito di centrodestra di Angela Merkel, reduce da un consistente calo elettorale che potrebbe escluderla dopo quasi vent’anni dal governo del paese. Troviamo poi i Verdi (Grüne) con il 14,8% dei voti, un consenso quasi raddoppiato rispetto alle elezioni del 2017. Anche il risultato dei Verdi però è figlio di un clamoroso crollo dei consensi, tanto che a maggio i sondaggi li consideravano primo partito con il 25% dei consensi.

Per molti commentatori il voto di domenica è simbolo di una grande incertezza all’interno dell’elettorato tedesco. Il risultato senza né vinti né vincitori rappresenterebbe la confusione che regna tra i tedeschi, lasciati preda dell’insicurezza dopo l’addio di una figura forte e carismatica come Angela Merkel. Questi nuovi rapporti di forza infatti complicheranno molto le trattative per formare un nuovo governo.

Le trattative sono cominciate martedì e sembrano già abbastanza intricate. SPD e CDU-CSU hanno entrambe abbastanza seggi per guidare un’eventuale coalizione, ma per farlo dovranno prima scendere a patti sia con i Verdi, sia con il Partito Liberaldemocratico (FDP). Quest’ultimo è il quarto partito del paese avendo ottenuto l’11,5% dei voti.

Ancora oggi è difficile capire chi decideranno di appoggiare Verdi e FDP, che ovviamente sono corteggiati sia dalla SPD che dalla CDU. La situazione poi è resa ancora più complicata proprio dal rapporto tra Verdi e FDP, tanto che secondo i giornali tedeschi non è sicuro che entrambi i partiti riescano a coesistere tra loro in un’ipotetica coalizione. Pur avendo una base elettorale simile infatti, i due partiti presentano notevoli differenze nei rispettivi programmi elettorali. Pur condividendo idee molto progressiste sulle questioni socioculturali, come nel campo dei diritti umani e della parità di genere, Verdi e FDP si dividono molto sulle politiche economiche. In particolare la loro visione si discosta molto su uno dei temi più toccati in campagna elettorale: il cambiamento climatico.

Se l’FDP è il partito tedesco meno ambizioso nella lotta al cambiamento climatico, i Verdi d’altro canto si spingono a politiche davvero rivoluzionarie sul tema. Quest’ultimi infatti puntano a raggiungere la neutralità carbonica entro il 2041 invece che nel 2050, e sono intenzionati a chiudere con il carbone entro il 2030, con ben 8 anni di anticipo rispetto agli obiettivi odierni.

Oltre al clima poi i due partiti si distanziano anche sulle misure riguardanti l’equità sociale. I Verdi insieme all’SPD sarebbero favorevoli ad un aumento delle tasse per i più ricchi, mentre l’FDP, di orientamento neoliberale, è sempre stato contrario. Tuttavia i Verdi nel tempo si sono progressivamente spostati verso posizioni più centriste, e quindi molti osservatori sostengono che potrebbero ricevere con maggiore serenità eventuali proposte dell’FDP.

La coalizione semaforo

A sinistra Olaf Scholz, leader dell’SPD. A destra Armin Laschet, leader della CDU.

Attualmente secondo gli analisti la coalizione più probabile è la cosiddetta “coalizione semaforo” formata da SPD, Verdi e FDP. Questo perché Olaf Scholz, leader della SPD e cancelliere di questa ipotetica coalizione, gode di una discreta popolarità tra l’elettorato, a differenza del leader della CDU Armin Laschet, colpevole di aver guidato il partito ad uno dei peggiori risultati della sua storia. Inoltre la coalizione semaforo avrebbe una maggioranza più solida in parlamento e conterebbe sul fatto di rappresentare i tre partiti che hanno incrementato di più i loro consensi rispetto al 2017.

L’ipotesi di un riproporsi della “Große Koalition” tra SPD e CDU-CSU sembra poi improbabile, dato che sia Laschet che Scholz hanno detto chiaramente che non intendono formare un governo insieme.

Se di “coalizione semaforo” si tratterà allora l’agenda di governo sarà molto influenzata dal programma elettorale della SPD, molto attento all’attuazione di nuove politiche sociali per il lavoro, le case, la famiglia e le pensioni. Scholz è poi noto ed apprezzato per le sue posizioni pragmatiche e tradizionalmente progressiste, come l’aumento del salario minimo orario, e per una spiccata attenzione alla causa climatica, con un aumento delle tasse sui redditi più alti che andrebbe a finanziare ambiziosi progetti di transizione ambientale. Il leader della SPD poi ha sfruttato l’esperienza di ministro dell’economia nel governo Merkel per rendersi appetibile anche all’elettorato moderato della CDU.

Se invece ci troveremo di fronte ad una “coalizione giamaicana” formata da CDU-CSU, Verdi e SPD, allora l’agenda di governo sarà influenzata dal programma di Laschet. Il leader della CDU è famoso per la sua attenzione alla politica migratoria atta al rispetto dei diritti dei migranti, avendo appoggiato pubblicamente la politica di accoglienza messa in atto dalla Merkel negli anni precedenti. Sul piano internazionale poi Laschet è sempre stato favorevole al mantenimento di posizioni concilianti e aperte nei confronti della Cina, paese in cui la Germania ha molti interessi economici. Il suo programma poi ruota intorno ai temi di cui la Germania si dovrà occupare nel futuro prossimo, come la ripresa economica post-pandemia, la lotta al cambiamento climatico, e una maggiore integrazione tra i paesi dell’Unione Europea.

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Nato nel 2001 in provincia di Monza, ho frequentato il Liceo Scientifico Banfi a Vimercate. Ora studio Scienze Internazionali e Istituzioni Europee presso l'Università degli Studi di Milano, e dal 2021 sono iscritto ad Azione. Con i miei articoli cerco di stimolare le persone a formare un proprio pensiero critico, così che sappiano muoversi nel caos del presente in modo sicuro e consapevole.

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