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Economia

La crisi Evergrande è un caso isolato?

Evergrande sarà un caso isolato? Questa la principale domanda che tutti si fanno. Innanzitutto bisogna sottolineare che un caso del genere avrà grandissimi ripercussioni in quanto la società vanta oltre 1.300 progetti immobiliari in oltre 280 città cinesi.

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Molti si chiedono se Evergrande sia un caso isolato o se sia semplicemente l’inizio dello scoppio della bolla immobiliare cinese. I debiti di Evergrande sono pari a 306 miliardi di dollari, ma secondo alcune stime i debiti globali dell’immobiliare cinese sarebbero 10 volte tanto. Ciò che le società di analisi stanno mettendo in evidenza è che in Cina per anni ci sono costruiti immobili che nessuno avrebbe comprato. La cosa più grave è che si costruivano sapendo già che sarebbero rimasti invenduti. Era semplicemente un meccanismo speculativo malato e fine a se stesso.

Questo emergerebbe dai report che si stanno susseguendo in queste ore sulla situazione cinese. Uno sviluppo immobiliare non dovuto ad un aumento della popolazione ma semplicemente a manovre speculative che adesso stanno presentando il conto. A quanto pare dunque sull’immobiliare cinese peserebbe un debito da 3300 miliardi di dollari. Ed ora arriva un’altra società che non riesce a pagare i suoi debiti. Si chiama Fantasia ed è sicuramente molto più piccola di Evergrande ma dà l’idea che, come molti temono, il contagio non sia certo finito qui.

Ma che cosa significa per il resto del mondo un contagio di queste proporzioni? Se la bolla immobiliare cinese effettivamente sta per scoppiare o sta già scoppiando questo potrebbe generare un problema creditizio in Cina e poi a cascata anche nel resto del mondo. Inoltre potrebbe trascinare in basso tutto il settore immobiliare. Ad ogni modo anche la più piccola Fantasia è purtroppo prossima al default. Ed anche Sinic Holdings non sarebbe lontana.

Quest’ultima compagnia immobiliare non ha effettuato alcuni rimborsi di interessi e quindi nel giro di due giorni, tra il 4 e il 5 ottobre, prima la stessa Fitch e poi Standard & Poor’s hanno tagliato il suo rating affermando che la “capacità di servizio del debito è quasi esaurita” e “è iniziato un processo simile a un default“. Intanto resta in bilico il destino di Evergrande: secondo quanto riferito da alcuni media cinesi tra cui il Global Times, lo sviluppatore immobiliare Hopson Development Holding sta per acquisire il 51% del ramo di property management del gruppo. Un accordo che potrebbe portare in dote alla società circa 5,14 miliardi di dollari allontanando temporaneamente lo spettro di un crack.

Quali sono le conseguenze?

Banche, fornitori, compratori di case e investitori su azioni e bond della società vivono giorni di angoscia. Evergrande stessa ha avvertito che i problemi potrebbero peggiorare creando default più ampi, a catena. Del resto si è a lungo studiata l’eventualità che una crisi del settore bancario possa essere a sua volta innescata dal default dell’immobiliare cinese.

Chi ha comprato casa pagando in anticipo è ad alto rischio, Evergrande non riesce a completare le opere perchè è a corto di finanziamenti e questo spiega le proteste in tutta la Cina. Sotto pressione chi ha investito in obbligazioni offshore asiatiche, dominate da società immobiliari, i rendimenti sono aumentati in media del 13%, il che vuol dire che gli investitori offshore sono in perdita.

Il buco di Evergrande, il ruolo di Hong Kong ed il fallimento

Il grosso buco è soprattutto immobiliare: Evergrande si è indebitata per costruire quasi un milione e mezzo di appartamenti ( le dimensioni di Manhattan per intenderci) già pagati in anticipo ma non ancora completati. Per la prima volta questo ha creato una serie di proteste, evento rarissimo in Cina, di centinaia di persone di fronte alla sede di Evergrande a Shenzhen.

Le banche hanno voltato le spalle, da tempo, a Evergrande. Anche a Hong Kong. HSBC e Standard Chartered, hanno rifiutato di concedere nuovi prestiti agli acquirenti di due progetti residenziali Evergrande ancora da completare.

Le agenzie di rating hanno ripetutamente declassato l’azienda, a causa dei suoi problemi di liquidità. I problemi si sono intensificati quando la Cina l’anno scorso ha introdotto regole per calmierare i prestiti concessi ai real developers, misure che pongono un limite al debito in relazione ai flussi di cassa, alle attività e ai livelli di capitale di un’azienda.

Evergrande vanta oltre 1.300 progetti immobiliari in oltre 280 città cinesi. È coinvolto in quasi 2.800 progetti in oltre 310 città in Cina. L’azienda ha sette diverse branch estese ai settori più vari, tra cui veicoli elettrici, servizi sanitari, prodotti di consumo, unità di produzione video e televisiva e persino un parco a tema. Ha 200mila dipendenti, che salgono a 3,8 milioni nell’indotto.

L’ Autorità monetaria di Hong Kong, la ‘banca centrale’ dell’ex colonia, ha chiesto alle istituzioni finanziarie di segnalare le loro esposizioni verso Evergrande, sui timori di potenziali rischi sistemici per il sistema finanziario. Secondo Bloomberg le banche sarebbero state sollecitate la scorsa settimana a rispondere con un margine di 24 ore sugli impegni finanziari verso Evergrande sia in termini di prestiti sia di derivati.  

L’ipotesi fallimento dovrebbe essere scongiurata. Potrebbe infatti intervenire il governo, che storicamente ha sempre protetto e aiutato le aziende cinesi: si parla quindi di un accordo che permetterà ad altri gruppi immobiliari di completare gli edifici di Evergrande, mentre il governo ne cancellerà i debiti, salvando le banche locali. Questo eviterà un default dello stato cinese ma, allo stesso tempo, anche la rinuncia dei grandi fondi internazionale a investire nella Grande Bolla Cinese.

Perciò gli economisti e gli osservatori tendono a escludere che Evergrande diventi il “caso Lehman cinese”. A differenza della crisi finanziaria del 2008, il governo di Xi sa che Evergrande è troppo grande per fallire e quindi i rischi non saranno paragonabili e inoltre sul debito di Evergrande non sono stati costruiti strumenti finanziari derivati. Di certo il mercato immobiliare cinese e in generale l’economia non viaggeranno più a livelli altissimi ma, come tutti gli altri, dovranno aspettarsi crescite lente e un interesse sempre più basso da parte degli investitori esteri.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Nato a Melfi (PZ) il 18/09/1992 mi sono trasferito a 18 anni a Siena dove mi sono laureato in economia e commercio. Dopo aver ottenuto la triennale mi sono trasferito a Roma dove ho conseguito la laurea magistrale presso La Sapienza. Faccio supplenza in una scuola superiore e sono coordinatore politico. Hobby: calcio, basket e nuoto. Juventino doc.

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