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Cultura

Ecco perché vogliono distruggere Julian Assange

Il nuovo libro di Stefania Maurizi “Il potere segreto, perché vogliono distruggere Julian Assange e Wikileaks” edito da Chiarelettere, ci mostra in maniera lampante come una delle più grandi democrazie occidentali voglia chiudere la bocca al giornalismo indipendente colpevole di aver svelato parte dei suoi segreti.

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Questa settimana abbiamo letto il nuovo libro di Stefania Maurizi, “Il potere segreto, perché vogliono distruggere Julian Assange e Wikileaksedito Chiarelettere. Leggere questo libro, frutto di ben 13 anni di lavoro, è davvero impressionante soprattutto dopo la recentissima notizia dei piani della Cia datati al 2017 con cui si prendeva in considerazione l’ipotesi di rapire e nel caso di assassinare Julian Assange. Come mai gli Stati Uniti, coloro che un tempo si vantavano di esportare la democrazia nel mondo, vogliono chiudere la bocca ad un giornalista come Assange? Perché Assange è per loro una minaccia così grande?

A queste domande troverete una risposta leggendo il libro di Stefania Maurizi, giornalista d’inchiesta che ha collaborato con Repubblica e L’Espresso e che ora scrive per Il Fatto Quotidiano. Stefania inoltre, come lei racconta nel suo libro, a partire dal 2009 ha iniziato a collaborare attivamente con Wikileaks, l’organizzazione fondata da Julian Assange che riceve in modo anonimo documenti segreti e poi, se ritiene che possano avere un grande impatto sull’opinione pubblica, li carica sul proprio sito web. Nel libro infatti potrete leggere tutte le tappe più importanti e significative di Wikileaks fino all’arresto di Assange.

Quel potere segreto che agisce nell’ombra

L’imam Abu Omar prima del sequestro, fonte: Corriere Della Sera

“Per quanto ancora possiamo accettare che il meccanismo del potere segreto, responsabile dei crimini più vergognosi, continui a farsi beffe dei nostri tentativi di vivere in una democrazia?”

Ken Loach

Queste le parole del regista inglese Ken Loach nella prefazione a questo libro che rappresenta anche una difesa estrema del giornalismo indipendente e che ci mostra in maniera lampante i crimini di una delle più grandi democrazie del mondo, gli Stati Uniti, che durante questi anni si sono macchiati di ogni tipo di nefandezza: torture, rapimenti, uccisioni illegittime e attività di spionaggio indiscriminato. Tutto questo è avvenuto anche attraverso il tacito consenso degli alleati o degli “Stati Vassalli” così come la nostra Italia: un esempio? Il rapimento illegale dell’imam di Milano Abu Omar sul suolo italiano fu eseguito dai servizi segreti americani (con la complicità di quelli italiani) e nessuno degli agenti ha scontato un solo giorno di prigione. Omar fu trasferito in Egitto e lì fu imprigionato e torturato. Così come scrive Stefania:”Peggio dei crimini della Cia, c’era solo l’apatia pubblica italiana“. 

Ecco in tutto questo, così come racconta Stefania, WikiLeaks non solo ha portato coraggiosamente alla luce tutto il marcio che c’era e continua ad esserci nel sistema americano ma ha mostrato anche come, a volte, anche il giornalismo diviene complice del sistema. A proposito di questo, una delle accuse che viene mossa più spesso a Julian Assange è quella di non essere un giornalista in quanto le notizie vengono pubblicate senza controlli. Cosa che naturalmente non è vera e che ci mostra come è il potere che decide chi è giornalista e chi no, quindi è il potere stesso che sceglie chi ha il compito di controllarlo.

La persecuzione di Julian Assange

Julian Assange

“Se crediamo che la legge debba proteggere gli innocenti, infine, dovremmo non solo leggere questo libro, ma anche pretendere che Julian Assange sia un uomo libero.”

Ken Loach

Nella seconda parte di questo libro invece Stefania Maurizi parla del processo o meglio, della persecuzione, nei confronti di Julian Assange. La sua unica colpa resta quella di aver pubblicato attraverso Wikileaks migliaia di documenti segreti del Pentagono, della Cia e della Nsa, insomma la sua unica colpa resta quello di aver fatto il proprio mestiere. Questo processo di fatto assume un’importanza davvero rilevante in quanto sulla sbarra degli imputati non troviamo solamente Assange ma troviamo il giornalismo, l’informazione, la libertà di stampa.

Questo processo in sintesi, così come spiega Stefania Maurizi in maniera molto dettagliata nel suo libro, è frutto di un sistematico ostruzionismo all’informazione fatto dagli Stati Uniti e da tutti gli altri paesi, presunti democratici, che Wikileaks ha messo in difficoltà. E, sapete qual è la paura maggiore? Quella che Wikileaks possa svelare anche i loro di segreti, che possa svelare le trame del potere economico-finanziario spesso in combutta con diplomazie e servizi segreti.

In carcere tra assassini e terroristi

Julian Assange oggi

“Al cuore di questa storia c’è il prezzo terribile pagato da un uomo, trattato con estrema crudeltà, per aver messo a nudo un potere che non risponde a nessuno, nascosto da un’apparenza di democrazia.”

Ken Loach

Sapete adesso dove si trova quell’uomo che ha lottato contro il sistema, quell’uomo che ha messo prima della sua vita l’informazione e la libertà del giornalismo? Si trova nella cella di una delle più famigerate prigioni di massima sicurezza del Regno Unito, la Belmarsh prison di Londra. Così come ha spiegato la sua compagna Stella Morris in un’intervista rilasciata nei giorni scorsi a Roberto Saviano per il Corriere della Sera:” Julian è stato incriminato per aver ricevuto e pubblicato dal suolo europeo documenti segreti del governo americano che il governo degli Stati Uniti non vuole vedere pubblicati. Se riconosciuto colpevole, rischia 175 anni di prigione. I documenti hanno permesso di rivelare, tra le altre cose, l’uccisione di due giornalisti della Reuters e di altri civili innocenti a Baghdad, la detenzione illegale dei detenuti di Guantanamo, le carneficine causate dalle guerre in Afghanistan e in Iraq, e documenti come i cablo della diplomazia americana.

Questi documenti– continua Stella Morris- hanno un grande valore dal punto di vista politico, storico e legale e contengono, per esempio, prove di crimini di guerra. Gli Stati Uniti hanno ammesso sotto giuramento di non avere prove che una qualsiasi persona sia stata danneggiata da queste pubblicazioni. È la prima volta che gli Stati Uniti cercano di imprigionare un editore per il suo lavoro“. Ecco cosa c’è dietro la detenzione di Assange, ecco perché il giornalismo e la libertà di stampa sono davvero in pericolo, ecco perché dovete assolutamente leggere il libro di Stefania Maurizi.

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Direttore e fondatore del sito, scrivo per dare voce a chi non la può fare arrivare lontano. Viaggio ma di confini non ne ho mai visto uno, credo che esistano solamente nella mente di alcune persone.

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