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Polonia e Unione Europea: un rapporto in crisi

Tre settimane fa la Corte Costituzionale polacca ha stabilito che la Polonia non riconoscerà più la supremazia delle leggi europee. Analizziamo insieme le conseguenze di questo gesto e le possibili soluzioni.

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Il 7 ottobre l’Unione Europea ha subito un forte trauma politico. Quasi a fine giornata infatti i funzionari europei si sono ritrovati a leggere la sentenza pronunciata dalla Corte Costituzionale polacca, la quale ha stabilito che la Polonia non riconosce più la supremazia delle leggi europee su quelle polacche. Questa decisione, arrivata dopo che il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki aveva sollecitato la corte con un quesito, straccia uno dei pilastri giuridici fondamentali dell’Unione Europea.  

Questa sentenza senza precedenti arriva dopo anni di forti contrasti tra Polonia e Unione Europea, ovvero da quando i polacchi hanno eletto al governo il partito di estrema destra Diritto e Giustizia, che dal 2017 governa il paese con un regime a guida semi-autoritaria. I funzionari dell’UE e molteplici esperti di diritto internazionale accusano il governo polacco di aver occultato l’indipendenza del potere giudiziario, nominando giudici e magistrati affini al partito sia nella magistratura sia nella Corte Costituzionale.  

Perché la sentenza è una rivoluzione dal punto di vista legale?

Il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki

Secondo alcuni questa sentenza segna una rivoluzione dal punto di vista legale, in quanto rappresenterebbe lo step più vicino ad un’eventuale uscita “giudiziaria” dall’Unione Europea, un passo mai compiuto prima da nessuna corte nazionale.  Da anni l’Unione Europea cerca di rispondere diplomaticamente alle politiche polacche, ma finora tutti i suoi tentativi, compresa una procedura di infrazione aperta nel 2017 e mai portata a termine, si sono rivelati vani. Ma dopo i recenti avvenimenti e le sempre più forti violazioni del diritto comunitario, l’UE ha alzato il tiro bloccando i fondi del Recovery Fund.  

Inoltre la Polonia non è un problema solo per quanto riguarda il suo sistema giudiziario. Infatti il governo polacco negli ultimi anni si è reso protagonista di diverse leggi che minacciano lo stato di diritto del paese, leggi contro la libertà di informazione, contro i diritti delle donne e contro la comunità LGBT+. Senza dimenticare poi che il partito Diritto e Giustizia è forte del sostegno di altri importanti partiti all’interno dell’Unione Europea, come Fratelli d’Italia il partito di Giorgia Meloni

Un piccolo successo però l’UE l’ha ottenuto meno di un mese fa, quando quattro regioni polacche hanno abbandonato la definizione di “zone libere dall’ideologia LGBT”, per paura di perdere l’accesso ai fondi europei. Dopo questo risultato alcuni osservatori hanno suggerito all’Unione Europea di sospendere tutti i finanziamenti alla Polonia, non solo quelli legati al Recovery Fund. Questo perché la Polonia non può assolutamente permettersi di perdere i fondi europei, dato che le condizioni della sua economia, ancora precarie, la porterebbero ad un sicuro fallimento.  

La sentenza è semplicemente un bluff?

28.04.2004 SZCZECIN, WALY CHROBREGO, mlodziez, flaga unijna, polska, flagi, euroentuzjasci FOT.ROBERT STACHNIK/REPORTER UE, Unia Europejska, zwolennicy

Per molti dunque l’ipotesi più plausibile è che la sentenza della Corte Costituzionale polacca sia solo un bluff, un tentativo di alzare i toni per trattare con l’UE da una posizione di forza, cercando così di ottenere lo sblocco del Recovery Fund.  A conferma di ciò è importante ricordare che la decisione della Corte Costituzionale entrerà in vigore solo dopo la sua pubblicazione sulla gazzetta ufficiale del governo polacco. I leader di Diritto e Giustizia nel frattempo sperano dunque di trovare un accordo con la Commissione Europea, che tuttavia non ha ancora deciso come comportarsi, limitandosi a manifestare la sua preoccupazione per i recenti avvenimenti.  

Se infatti la Polonia non ha alcuna intenzione di uscire dall’Unione Europea, nemmeno l’UE vuole che la Polonia esca dalla comunità europea. Per prima cosa i funzionari europei dopo Brexit sanno bene quanto le trattative per l’uscita di un paese dall’UE siano lunghe e faticose, e in secondo luogo i paesi europei non vogliono privarsi del mercato polacco, il mercato più grande di tutta l’Europa orientale.  

In più se mai l’Unione Europea dovesse cambiare idea, non avrebbe gli strumenti giuridici necessari per sospendere o espellere uno stato membro. Questo perché per sospendere o espellere un paese membro è necessaria una decisione all’unanimità, pericolo che la Polonia è riuscita a scongiurare grazie al suo stretto rapporto con l’Ungheria, altro paese dell’UE a guida semi-autoritaria.   A questo punto è quindi probabile che la situazione si evolva con l’inizio di un lungo e serrato dialogo tra UE e Polonia, affinché si possa trovare una soluzione a questa crisi politica.  

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Nato nel 2001 in provincia di Monza, ho frequentato il Liceo Scientifico Banfi a Vimercate. Ora studio Scienze Internazionali e Istituzioni Europee presso l'Università degli Studi di Milano, e dal 2021 sono iscritto ad Azione. Con i miei articoli cerco di stimolare le persone a formare un proprio pensiero critico, così che sappiano muoversi nel caos del presente in modo sicuro e consapevole.

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