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Economia

Mps-Unicredit e la necessità del terzo polo: cosa sta succedendo?

Il 24 ottobre UniCredit ha comunicato che ha interrotto ogni trattativa con il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) per la potenziale acquisizione di un perimetro definito di Banca Monte dei Paschi di Siena.

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Con una nota dello scorso 24 ottobre UniCredit ha comunicato che “Nonostante l’impegno profuso da entrambe le parti, UniCredit e il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) comunicano l’interruzione dei negoziati relativi alla potenziale acquisizione di un perimetro definito di Banca Monte dei Paschi di Siena”.

Nulla di inaspettato in realtà poichè già nei giorni precedenti all’annuncio erano emersi i principali ostacoli all’origine dello stop alle trattative: la diversità di vedute sulle dimensioni e sui costi dei tagli dei posti di lavoro, nonché il modo di calcolo di Unicredit degli adeguamenti del valore sulle passività di Mps.  Di fatto i crediti deteriorati e le pendenze legali avrebbero dovuto essere lasciati allo Stato, che peraltro ha già iniettato 5,4 miliardi di euro nelle casse della banca senese appena 4 anni fa. I dettagli erano emersi a 4 giorni dalla data entro cui Unicredit aveva chiesto di tracciare un accordo quadro per avere chiarezza sul futuro.

A fronte di chi ritiene che UniCredit ora abbia le mani libere per mettersi a caccia delle prede che desidera davvero – Banco BPM viene citata da mesi come la banca che il ceo di Piazza Gae Aulenti, Andrea Orcel, avrebbe messo nel mirino – ci sono diversi pareri che ritengono che la banca milanese si sia lasciata sfuggire una bella occasione, lasciando Mps al suo destino.

Gli analisti di Kepler, in particolare, parlano di “occasione persa”, spiegando che, inglobando il Monte, UCG “avrebbe potuto rafforzare la sua posizione competitiva in Italia, aggiungendo una quota di mercato del 3-4% al suo 11-12% e aumentando il valore dell’azione del 13%”. Stesso parere per gli analisti di Mediobanca, che parlano di una “occasione mancata” per la banca guidata da Andrea Orcel, in quanto “sarebbe stato bello avere la ricca dote” predisposta dal Tesoro.

In ogni caso Mediobanca si conferma long sul titolo UCG che, a suo avviso, sarebbe “sottovalutato” nonostante la banca “disponga di molto capitale in eccesso e un portafoglio pulito”: “Riteniamo il consensus troppo basso e quindi vediamo i risultati e il nuovo business plan come catalyst positivi”, scrivono gli esperti, in attesa della trimestrale di UniCredit, che i mercati conosceranno giovedì 28 ottobre. Diverso invece è il parere degli analisti di Morgan Stanley, secondo cui “la prospettiva di una fusione con Banco Bpm riemerge, offrendo simili, se non più grandi benefici”.

Scenari futuri e necessità del terzo polo

Cosa può succedere dopo il naufragio della trattativa tra Unicredit e Mef su Mps? L’unica cosa che può accadere, non essendoci pronta un’alternativa, è quella di prendere tempo. Il governo dovrebbe chiedere a Bruxelles una deroga di 6 mesi o di un anno. In queste settimane sia il presidente del Consiglio, Mario Draghi, che il ministro dell’Economia, Daniele Franco, hanno osservato la situazione senza intervenire. Hanno lasciato la conduzione tecnica al Mef. Ora anche i non addetti ai lavori capiscono che è una trattativa anomala, cioè tra un privato e lo Stato. E quindi essendo cambiate le condizioni, il governo ha ritenuto di non dover tirare fuori 7-8 miliardi perché ha svolto una diligence molto più accorta di quella svolta da Unicredit.

Ad onor del vero vi è anche una questione di cambiamento degli scenari che hanno avuto peso nelle trattative: Da luglio infatti l’economia italiana è migliorata ulteriormente con una ripresa tra le più veloci in Europa. Bruxelles ha iniziato a versare i fondi previsti per il Pnrr e quasi all’improvviso l’Italia è entrata nel mirino dei più grandi investitori internazionali. Non che questo abbia cambiato le condizioni del Mps, che continua ad avere urgente necessità di trovare un compratore con cui integrarsi, ma ha modificato l’aspetto di un’operazione che ora non è più “take or leave” , perché alle condizioni richieste da Unicredit sarebbero molte le banche pronte a valutare l’acquisto di Siena.

Ad intervenire sulla questione ci ha pensavo anche il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, che a margine delle OGR di Torino ha dichiarato: Mps é un tema che va affrontato assolutamente, bisogna guardare a un terzo polo bancario. Capisco le esigenze del ministero del Tesoro che deve risolvere la situazione, in questo mi auguro che ci sia una grande discussione nazionale su un terzo polo. Serve perché nell’affrontare il piano nazionale di ripresa e resilienza gli investimenti privati saranno la cosa più importante, quindi avere tre poli bancari importanti secondo me potrebbe essere utile anche per gli imprenditori». E il fatto che lo Stato debba tornare a mettere mano al portafogli? «Potremmo parlare di Alitalia, di Ilva. Ne abbiamo di esempi…. Montepaschi è un problema non possiamo far finta di niente, però affrontiamolo una volta definitivamente e facciamolo in una ottica di sistema“.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Nato a Melfi (PZ) il 18/09/1992 mi sono trasferito a 18 anni a Siena dove mi sono laureato in economia e commercio. Dopo aver ottenuto la triennale mi sono trasferito a Roma dove ho conseguito la laurea magistrale presso La Sapienza ed un master in geografia economica. Insegno in una scuola superiore e sono coordinatore politico. Hobby: calcio, basket e nuoto. Juventino doc.

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