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Cultura

L’importanza della logica

A cosa serve la logica? Un’analisi dei processi di interpretazione della natura a partire dagli individui in rapporto alla società.

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Il mondo funziona con dei sistemi logici; la natura funziona con dei sistemi logici e ovviamente anche coerenti. Il nostro obiettivo è quello di descrivere il funzionamento di questi sistemi e/o esplicitarne il carattere tramite una ricerca teorica e d’insieme. Per quanto inesperto, mi sono prefissato il compito di analizzare questi processi, ovviamente seguendo la mia idea di natura.

Concetti chiave: l’entropia

Cos’è l’entropia? L’entropia, Secondo Wikipedia, l’entropia, in meccanica statistica, è una grandezza che viene interpretata come una misura del disordine presente in un sistema fisico qualsiasi, incluso, come caso limite, l’Universo. L’entropia è quindi il grado di disordine che un sistema ha.

Ad esempio: se si fa bollire un pentolino con dentro dell’acqua, essa, da uno stato poco entropico in cui le molecole sono più o meno ordinate, passerà ad un sistema più disordinato dove le molecole sono agitate e quindi con un grado entropico più alto.

Sembra semplice, no? Ma in realtà è un po’ più complicato. Infatti non c’è nessuno che decide che una cosa sia più disordinata di un’altra: nel caso dell’acqua nel pentolino, le molecole in realtà sono semplicemente ordinate in maniera diversa per causa del calore.

Ma cosa c’entra con la logica?, direste voi. Beh, c’entra molto, giacché ci aiuta a capire che se si guarda una cosa come delle molecole dell’acqua agitate dal calore, esse saranno disordinate solo se paragonate alla prima fase, ma ordinate se invece paragonate a tutte le fasi e disposizioni possibili. Quindi l’entropia ci aiuta a capire il mondo ed il modo in cui l’uomo ragiona, poiché è l’esempio fisico della relatività della vita: tutto dipende dal sistema di paragone e dal modo di percezione del singolo. Le molecole d’acqua, quindi, sono sia ordinate che disordinate.

Un bilancio filosofico

Sappiamo, razionalmente, che tutto quello che è, è e non può non essere, tuttavia, una voce da dentro ci dice che qualcosa potrebbe non essere: potrebbe tranquillamente non esistere la nostra esistenza; potrebbe essere che in un universo parallelo tutto sparisca e che per qualche motivo, fisico o trascendente che sia, un nulla esista. Ora, tutto quello che noi possiamo immaginare esiste; anche un drago. Non esiste un drago reale, ma esistono le parti che compongono il drago: la coda, il colore rosso, le scaglie, il fuoco, il corpo da serpente… la mente poi fa la sua composizione creando il drago.

Quindi, nel mondo sensibile come in quello formale, tutto esiste, o almeno nulla può uscire dai caratteri esistenziali ed empirici che compongono la nostra realtà. Il nulla, però, ci affascina, forse perché è il motivo per cui quella voce ci sussurra che potremmo sparire da un momento all’altro. Abbiamo detto che non possiamo trascendere i nostri caratteri esistenziali, non possiamo quindi pensare il nulla assoluto, l’assenza di tutto. La prova di tutto ciò è che il nulla, per quanto niente assoluto e quindi mancanza di tutto, non può essere inteso, in forma scritta o orale, che in due modi: o negando il predicato essere, oppure dicendo inconsapevolmente che il nulla è. Ma quindi, il nulla è una possibilità esistenziale, oppure non è niente poiché il nulla non è niente? In realtà è tutti e due.

In conclusione…

Ritorniamo al precedente paragrafo, dove affermavo che l’entropia è la reale sfocatura con cui ognuno vede il mondo. Questa teoria funziona anche per il nulla. Il nulla per noi è, perché noi siamo umani, viviamo, amiamo, sentiamo e proviamo, ci opponiamo al nulla perché esitiamo e dato che senza l’esistenza non saremmo, allora possiamo pensare una cosa solo con un carattere esistenziale, o al massimo negando il predicato essere.

Possiamo infatti negarne l’esistenza perché l’universo, visto ad un livello di sfocatura differente, più largo, ha avuto possibilità di non esistere, anche noi quindi avremmo potuto non essere. Siamo però troppo legati al nostro essere da poter pensare il nulla al di fuori della semplice negazione del predicato essere. Il nulla, quindi, tecnicamente, non è, ma per noi, per l’universo, per l’esistenza che pensa solo essendo, il nulla ha avuto possibilità di essere. Del nulla possiamo intuire il significato, ma non razionalizzarne la natura, almeno senza utilizzare possibilità esistenziali.

Il peso della logica

La logica è un argomento di tale portata che per parlarne in maniera approfondita servirebbero anni e anni, pagine di scritti, idee formate alla perfezione, quasi con maniacalità, e un’eccellente capacità argomentativa. Io non dispongo né dei mezzi né delle capacità per un lavoro di tale portata, quindi chiedo perdono, perché questa analisi è decisamente troppo incompleta, troppo corta e scritta da una persona troppo giovane. Tuttavia questo è il mio pensiero, e non posso fare a meno di esprimerlo e di osare ancora di più esponendovi la mia idea sull’agire dell’uomo e sul suo modo di interpretare. 

I tre precedenti paragrafi sembrano non avere nessun collegamento. In realtà non è così, hanno in comune tutti una cosa: la mente. Il primo è un esempio fisico, di come l’uomo elabora certi concetti, ma rimane comunque solo un esempio teorico, forse più utile per capire l’idea di interpretazione che l’uomo compie, che per darne una reale prova di esistenza. Il secondo è forse più concreto, in quanto ragionamento sull’essere e sul perché tutto dipenda dall’esperienza e dall’esistenza. Il terzo, quello che mi accingo a scrivere, tocca ancora più con mano il problema dell’esperienza e soprattutto del condizionamento, “interno” ed “esterno”. 

Tutto dipende dall’esistenza e dall’esperienza. Io vivo e percepisco il mio vivere; interpreto l’azione che compio. Ma vi siete ma chiesti perché e come interpretiamo? Siamo noi, con una sorta di illuminazione celeste, ad interpretare, a capire, a giudicare, ad apprezzare le azioni che fanno gli altri e che facciamo noi, oppure sono solo i nostri genitori che ci hanno insegnato a pensare in un certo modo, a ritenere vere certe cose e a rinnegarne altre?

Secondo me tutte e due. L’uomo nasce come un animale, quindi percepiamo la collettività come un ente fisico, reale. Nel tempo però questa percezione si è affievolita; siamo diventati individui, singoli che agiscono e pensano e credono in cose diverse; ognuno ha la sua storia. Vorrei soffermarmi su questo: la nostra storia. Siamo diventati individui insieme. Le comunità si sono ristrette e il mondo cambia sempre più velocemente. Detto ciò, noi continuiamo ad avere desideri comuni, da quelli più istintivi come mangiare, alla più filosofica delle idee. Siamo, credo, diventati individui solo nei fatti, nelle interpretazioni, non nella teoria

Cosa intendo per teoria? La teoria per me è la natura. Non possiamo trascendere i caratteri propri all’esistenza, e pertanto ci troviamo sempre e comunque a condividere le problematiche, i dubbi e gli impulsi; poi li interpretiamo. La paura del buio per esempio. Abbiamo paura del buio perché i nostri antenati che vivevano nelle caverne temevano gli animali che uscivano con il favore delle tenebre. Questa cosa, per quanto vecchia, ci è rimasta nella mente. Quindi è evidente che le azioni e le esperienze altrui ci condizionano

Sappiamo infatti tutti che i nostri parenti ci insegnano cos’è giusto e cosa è sbagliato. Ma allora perché riusciamo a ribellarci a certi concetti collettivamente percepiti come veri e giusti? Io credo sia o una risposta sempre collettiva, ma risentita diversa dal cervello, oppure direttamente un impulso neurologico. Mi chiedereste voi: cosa c’entra il sistema neurologico? Il sistema neurologico c’entra, perché e lui che ci fa percepire in maniera individuale le esperienze.

Per esempio: noi sappiamo che uccidere è sbagliato, tuttavia ci sono certi individui che, o perché è stato loro insegnato, con azioni evidentemente più facili o interessanti o sconvolgenti per il sistema neurologico, o proprio per una repulsione fisica, naturale, nervosa ad uccidere, uccidono. Il sistema nervoso quindi interpreta e dà una sua chiave di lettura, individuale, ai fenomeni; cosa che però fa anche la psiche. C’è però da sottolineare un’ultima cosa, e cioè che il sistema neurologico, proprio perché parte più intima e naturale del singolo, partecipa ad ogni interpretazione. Ricapitolando: Il sistema nervoso è la base per interpretare le esperienze che la psiche poi elabora condizionata dalla collettività. 

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