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17 anni dalla rissa più famosa del secolo

La storia della più grande rissa di NBA che coinvolse giocatori, tifosi e stampa repubblicana che sancì per sempre le reputazioni dei cestisti.

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17 anni fa, esattamente il 19 novembre 2004, in NBA accadeva ciò che verrà da tutti ricordato come la più grande rissa del secolo nel mondo dello sport. Un evento che però andò oltre il tafferuglio tra giocatori, arrivando addirittura a coinvolgere la politica, a memoria del fatto che lo sport non è mai semplice attività fisica. 

Il contesto 

Per meglio comprendere i fatti, è bene avere una breve panoramica dei precedenti. La stagione precedente, 2003-2004, aveva incoronato campioni i Detroit Pistons dopo ben 14 anni dall’ultimo anello vinto. All’epoca (anni ’90) la squadra di Detroit era conosciuta come quella dei bad boys, temuti dagli avversari sia per le qualità sia soprattutto per la dura condotta che spesso sfociava in cattiveria agonistica. I Pistons nella loro scalata verso il successo nel 2003 si trovarono ad affrontare in finale di Eastern Conference gli Indiana Pacers, allenati tra le altre cose dal loro ex allenatore Rick Carlisle. La serie fu estremamente combattuta e a vincere furono appunto i Pistons per 4-2. 

Quel 19 novembre 2004, al Palace of Auborn Hills di Detroit, si giocò la rivincita dei playoff della stagione precedente, con i Pacers a caccia di una rivincita in un match attesissimo e trasmesso in diretta internazionale da ESPN.

The Brawl (la Rissa)

La partita era ormai finita, mancavano 45 secondi di gioco e Indiana era avanti di più di 10 punti. I tifosi locali avevano già abbandonato in massa gli spalti, delusi dalla prestazione dei loro giocatori e sicuri che la partita si sarebbe conclusa senza particolari emozioni. Sulle tribune però c’era ancora qualcuno, e non i tifosi più resilienti disposti a vedere la propria squadra soffrire e perdere malamente, ma tifosi reduci da diverse birre e con un tasso alcolemico notevole. 

A 45,9 secondi dal termine Ron Artest, giovane dal futuro brillante dei Pacers, colpisce da dietro Ben Wallace mentre questo andava a canestro. Un fallo duro ma non inusuale nel basket, ma le tempistiche in cui avvenne (totalmente inutile ai fini della partita) e il clima di profonda tensione generale contribuirono a rendere quel fallo la scintilla da cui partì tutto. 

Wallace si rialza e, parecchio innervosito, spinge a terra Artest: i giocatori di entrambe le squadre accorrono per difendere i rispettivi compagni con gli arbitri che tentano invano di porre fine alla mischia. 

Il giocatore dei Pacers raccontò in un secondo momento che in quel periodo era in cura da uno psicologo per gestire i suoi frequenti attacchi d’ira e, sotto consiglio dello specialista, nel bel mezzo della rissa va a sdraiarsi sul tavolo degli assistenti di gara, a detta sua, “per contare fino a 10 prima di agire d’impulso”. 

Il momento che distinse per sempre questa rissa dalle altre arriva ora: tra gli spalti popolati di persone non in lucido stato, un tifoso lancia una birra che colpisce in testa Ron Artest. Da qui il delirio: il giocatore dei Pacers cieco dall’ira (dimenticandosi tutte le lezioni sui 10 secondi) si scaglia contro quello che credeva essere il colpevole, salvo poi piombare addosso al vicino innocente. 

I compagni seguono Artest e ha inizio una nuova partita giocata tra gli spalti e il campo, tra tifosi e giocatori, e con “le creature di fuori che guardavano dal maiale all’uomo, dall’uomo al maiale e ancora dal maiale all’uomo, ma – come scrisse Orwell– già era loro impossibile distinguere tra i due.”

Ci furono momenti di autentica guerra, con O’Neal che sfiorò la tragedia dando un pugno in faccia a un tifoso che si salvò solo perchè, per via di una birra rovesciata a terra, scivolò ed evitò il colpo. Dagli spalti piovvero bottiglie, giacche, bicchieri e addirittura una sedia. 

Arrivati negli spogliatoi, Artest chiese a Jackson se secondo lui si fossero messi nei guai, e la sua risposta fu abbastanza eloquente: 

“Saremo fortunati se avremo ancora un lavoro”.

Le conseguenze 

All’epoca, il commissario dell’NBA era David Stern, a cui spettò il duro compito di infliggere punizioni e decidere le conseguenze della rissa del secolo. 

Quello che sin dalle prime ore emerse, specie tra la stampa repubblicana, fu la distruzione della reputazioni che i cestisti avevano tanto faticato a crearsi. I giocatori vennero definiti animali mossi da istinti brutali e incapaci di regolarsi, ovviamente generalizzando queste considerazioni a tutti rendendo così la situazione della lega ancor più complessa. 

Stern decise che, per evitare che ciò accadesse di nuovo, le punizioni dovevano essere esemplari: i giocatori di Indiana vennero squalificati per diverse partite senza stipendio e Ron Artest addirittura escluso fino al termine della stagione. La decisione fece perdere ai giocatori nel complesso 11 milioni di dollari e vennero tutti condannati a svariate ore di lavori socialmente utili. 

Con la rissa, la squadra dei Pacers fu decimata e si rese protagonista di una stagione nettamente al di sotto delle aspettative. I giocatori furono segnati dall’avvenimento per tutta la carriera, complice anche la pessima reputazione che si portarono dietro per stagioni. 

Ron Artest, per cancellare quella sera, si fece cambiare nome all’anagrafe diventando, quasi ironicamente, Metta World Peace. Oggi è un allenatore di basket, scrive canzoni e incide dischi, apparentemente ben lontano da quel toro impazzito che fece a suo modo la storia nel novembre 2004. 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Ciao! Sono Giulia, ho 20 anni e vivo a Modena. Ho iniziato a scrivere per alcune testate giornalistiche occupandomi di sport, mia grande passione, per poi focalizzarmi su attualità, politica e comunicazione. Mi sono sentita dire migliaia di volte che le donne nel mondo dello sport hanno semplicemente una funzione di "accalappia-ascolti". Vivo nell’utopia, che spero non rimanga tale, di rendere protagonista il contenuto di ciò che dico, non l’involucro.

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