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Economia

Bolle speculative: come funzionano e come evitarle

Le bolle speculative, nel corso della storia economica, sono spesso state responsabili di disastri finanziari e di lunghe crisi di sistema.

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Le bolle speculative consistono in un eccessivo e irrazionale trend rialzista del prezzo di un titolo, acquistato in massa da investitori avidi e speculatori. Raggiunto il picco massimo di prezzo, il titolo entra in una fase di “euforia del mercato” e le sue quotazioni iniziano a scendere.
Ciò è dovuto principalmente da tre diversi atteggiamenti da parte degli investitori:

  • alcuni investitori decidono di vendere il titolo per monetizzare l’investimento
  • altri investitori decidono di non acquistare il titolo a causa del suo prezzo eccessivo, generando un calo della domanda
  • altri ancora, fiutano l’imminente scoppio della bolla, dunque decidono di liberarsene oppure di aprire posizioni short (vendita allo scoperto) per guadagnare sul crollo del prezzo

Tutto questo porta a un arresto della domanda nonché all’inizio di un trend ribassista che causerà una caduta a picco del prezzo del titolo. Gli stessi investitori che prima avevano comprato il massa il titolo, spinti da guadagni facili, adesso stanno correndo per (s)venderlo, cercando di minimizzare le perdite. A questo punto, abbiamo il famigerato crollo finanziario, con migliaia di investitori che si ritrovano ad aver perso gran parte del proprio capitale. Al contrario, una nicchia di essi, i più attenti lettori degli andamenti del mercato, escono arricchiti dall’avvenuto disastro finanziario.

Le cause di una bolla

Il principale fenomeno responsabile delle bolle finanziarie è il cosiddetto effetto-gregge, il più diffuso bias cognitivo nel mondo finanziario. Definiamo l’effetto-gregge come un comportamento monodirezionale da parte di una massa di investitori, la quale compie la stessa scelta di investimento in un dato momento. Questo fenomeno spinge il singolo investitore ad abbandonarsi alla decisione collettiva, imitando il comportamento degli altri investitori per scaricare responsabilità e sensi di colpa causati da un eventuale fallimento. L’effetto-gregge è ampiamente studiato in Finanza Comportamentale, disciplina che studia gli effetti della sfera psicologica individuale sulle scelte di investimento compiute in condizioni di incertezza.

Con l’effetto-gregge, l’investitore dimostra di non essere razionale, ritenendo erroneamente che una scelta condivisa dalla maggioranza di riferimento sia per forza quella giusta. Si tratta di una convinzione illogica capace di causare fallimenti di mercato, con ingenti perdite di capitale per una grossa fetta di risparmiatori.

Per capire esattamente come prevedere una bolla finanziaria al fine di proteggere il proprio capitale da un imminente crollo del mercato, analizziamone punto per punto le diverse fasi di evoluzione.

Bolle speculative: come funzionano

Il Professor Jean-Paul Rodrigue, della Hofstra University, ha teorizzato un modello in grado di descrivere efficacemente i diversi momentum di mercato che caratterizzano le bolle speculative, da lui definite “financial manias”.
Secondo il Professor Rodrigue, nonostante ogni “mania” è differente dalle altre e possiede specifici elementi di differenziazione, 500 anni di storia economica hanno dimostrato che le bolle speculative presentano tra loro diverse similarità. Alla luce di ciò, il modello prevede la suddivisione di una bolla speculativa in quattro differenti fasi:

  1. Stealth: gli investitori più esperti individuano un titolo potenzialmente redditizio e decidono di acquistarlo, esponendosi comunque a rischi e incertezze. Questa nicchia di investitori ha elevate competenze finanziarie nonché accesso alle migliori informazioni disponibili sul mercato, pertanto è in grado di leggere efficacemente il mercato e di poterne prevedere gli sviluppi futuri;
  2. Awareness: cresce il numero di investitori che investe nel titolo “fiutando l’affare”, mentre i quotidiani finanziari iniziano a parlare positivamente del titolo descrivendone la crescita;
  3. Mania: tutta l’opinione pubblica è consapevole delle performance del titolo, con gli investitori che effettuano acquisti di massa, spinti da continue notizie e commenti positivi che celebrano il trend rialzista del titolo. In questa fase assistiamo all’effetto-gregge, il quale spinge il mercato verso una fase di euforia. Dall’altro lato, gli investitori “early adopters” che per primi erano entrati nel mercato, liquidano il titolo e si tirano fuori. Quelli che rimangono sono gli investitori irrazionali motivati dal desiderio di “guadagni facili”.
  4. Blow-off: si inizia a comprendere che il titolo deluderà le aspettative. Iniziano a girare notizie negative sull’azienda emittente (livelli insostenibili di indebitamento, crisi delle vendite, scandali finanziari, …). Dopo una prima fase di negazione, gli investitori cadono nel panico e vendono in massa il titolo. Questo genera un crollo verticale dello stesso nonché una crisi di sistema che coinvolgerà la maggioranza degli investitori che avevano scommesso su quel titolo. La bolla è scoppiata, con conseguenze che saranno devastanti.

Bolle speculative e crisi finanziaria

Non tutte le bolle speculative generano una crisi finanziaria, così come non tutte le crisi finanziarie sono generate dallo scoppio di una bolla speculativa. Nonostante ciò, i due fenomeni sono spesso intrecciati. Citando Paul Krugman, Premio Nobel per l’Economia: “ I crolli di Borsa e le crisi finanziarie non sono eccezioni ma la regola del Capitalismo”. Dopo aver illustrato il funzionamento di una bolla speculativa, vediamo qualche esempio storico per approfondire ulteriormente questo particolare fenomeno finanziario.

Settembre 1720: la South Sea Company e il genio che perse tutto

Inghilterra, XVIII° secolo. La South Sea Company è una società di navigazione che decide di rilevare il debito pubblico inglese, pari a 10 milioni di sterline. In cambio, riceve il pagamento di un interesse annuo da parte dello Stato nonché il monopolio dei commerci nelle colonie del Sud America.
Diversi investitori iniziano a comprarne le azioni, spinti dalla sicurezza garantita dallo Stato. Purtroppo, i risultati commerciali della compagnia si rivelano modesti e il prezzo delle azioni sale sempre di più fino a scoppiare. Tra gli investitori che perdono tutto c’è Isaac Newton, il quale pronuncia la celebre frase “posso misurare il moto dei corpi, ma non l’umana follia”.

Marzo 2000: il mito Dot-com

Stati Uniti, inizio del nuovo millennio. Sul Nasdaq spadroneggiano le Dot.com, aziende della nuova internet economy che vendono azioni in continuo trend rialzista. Tutti possono investire, dalll’avvocato alla casalinga, dal medico all’operaio, spinti dal sentiment positivo dei giornali finanziari. Dopo il massimo storico toccato dall’indice nel mese di marzo, arriva il crollo: il 78% dei capitali investiti viene perduto. Lo scoppio della bolla brucia in un attimo 7.700 miliardi di dollari.

Luglio 2007: la crisi dei mutui subprime

Stati Uniti, anno 2007. I mutui subprime sono prestiti concessi a clienti a forte rischio debitorio per acquistare una casa a tassi di interesse contenuti. Questi tassi di interesse, però, aumenteranno notevolmente, come previsto dal contratto, dopo i primi anni dalla stipulazione del mutuo.
Le banche trasformano questi mutui in strumenti derivati, il cui andamento dipende dal pagamento dei debiti sugli immobili, e li vendono sui mercati globali. Molte persone non riescono più a pagare le rate sul mutuo e perdono la casa.
Il valore degli immobili inizia a scendere rapidamente e con esso il valore degli strumenti derivati collegati ai subprime. Crolla il mercato, con conseguenze devastanti in tutto il mondo. Molte banche falliscono, tra cui il gigante Lehman Brothers (dopo 158 anni di attività).

Come proteggersi dalle bolle speculative: la consapevolezza finanziaria

Da diversi anni, gli uffici studi di Consob e Banca d’Italia denunciano la scarsa consapevolezza finanziaria dei risparmiatori italiani. Secondo le ricerche, infatti, l’investitore medio del Bel Paese è caratterizzato da un’elevata propensione al rischio, la quale si traduce in una scarsa propensione all’investimento. Inoltre, gli investitori italiani mostrano overconfidence, ovvero tendono a sovrastimare le proprie competenze e conoscenze finanziarie.

Pertanto, al fine di proteggere i propri risparmi, è estremamente necessario approfondire concetti finanziari di base e studiare i meccanismi che regolano gli investimenti. E’ importante che il risparmiatore conosca il proprio profilo di rischio e i diversi strumenti finanziari proposti dal mercato, per soddisfare il personale fabbisogno finanziario. Senza consapevolezza finanziaria, sarà difficile raggiungere libertà e benesse economico.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

La nostra mission: puntare sulla consapevolezza finanziaria dei risparmiatori, attraverso strumenti digitali che sfruttano le tecnologie più innovative. Thanks Finance ha sviluppato una web-application per l'analisi del sentiment dei mercati finanziari, la quale utilizza algoritmi di machine learning per rilevare le aspettative degli investitori rispetto agli andamenti di mercato.

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