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La rivoluzione inizia con lo sport: il caso dell’Arabia Saudita

In Arabia Saudita arriva il primo campionato di calcio femminile: ecco un esempio di come lo sport può diventare uno strumento di libertà femminile.

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Le funzioni sociali dello sport sono infinite: da mezzo di aggregazione a cura per la mente (il famoso mens sana in corpore sano), passando per strumento attraverso cui sancire il raggiungimento di una emancipazione.  La notizia che arriva dall’Arabia Saudita, ovvero l’istituzione del primo campionato di calcio femminile, non fa altro che confermare l’ultimo punto: utilizzare lo sport come consolidamento di una nuova libertà femminile. 

La situazione delle donne saudite 

L’Arabia Saudita è uno stato ultraconservatore che rispetto al tema della parità di genere nel non lontano 2019 si classificava 146’ paese su 153. Rispetto ai paesi confinanti, qui le donne godono di diritti molto limitati e la maggior parte di essi è stata riconosciuta pochi anni fa grazie alle lotte femministe, come il diritto al voto nel 2015 e il diritto alla guida di un auto nel 2018.

Oltre alle leggi vigenti, è la società stessa ad avere una mentalità iper patriarcale e conservatrice. Non è per questo cosa insolita vedere tassisti e autisti di mezzi pubblici rifiutarsi di far salire una donna, vedere mogli chiedere l’autorizzazione ai mariti per sottoporsi a interventi chirurgici, prendere un aereo e addirittura chiedere il permesso per uscire di prigione. 

La situazione delle atlete saudite 

Dal punto di vista sportivo la situazione, se possibile, è ancor più drammatica: la mezzofondista Sarah Attar e la judoka Shahrkhani sono state le prime atlete saudite ad ottenere un permesso straordinario dal regno dell’Arabia Saudita per partecipare alle Olimpiadi di Londra 2012, mentre nel loro paese alle donne era ancora severamente vietato partecipare a qualsiasi manifestazione sportiva. A Rio 2016, le atlete con il permesso sono diventate quattro, ma la situazione di tutte le altre donne saudite non è cambiata. 

Fino al 2018, l’Arabia Saudita era l’unico paese al mondo dove alle donne non era consentito di assistere a spettacoli sportivi maschili. Nel gennaio di tre anni fa, le tifose furono per la prima volta ammesse allo stadio per vedere una partita di calcio maschile (solo in tre stadi del paese), anche se vennero segregate in una piccola porzione di stadio dedicata alle famiglie in modo che nessun uomo non sposato potesse guardarle. 

Una piccola parentesi: è bene ricordare che il nostro paese nel 2018 decise di firmare con l’Arabia Saudita un contratto che permettesse di svolgere nella loro capitale la Supercoppa italiana, in un clima avanguardista per quanto riguarda i compensi economici e un pochino meno per quanto concerne i diritti umani. 

La rivoluzione inizia con lo sport 

AMER HILABI/AFP/Getty Images

Dal 2019, sebbene nessuna regola scritta lo impedisse, sono state viste per strada le prime donne saudite fare jogging senza uomini al seguito. Questa azione nasce da un moto di ribellione femminile contro quella che viene definita “polizia religiosa”, riferita più alla ultraconservatrice società che alle leggi di per sé. 

A partire dal 2020, l’emancipazione femminile saudita è iniziata anche grazie allo sport: sempre più attività sono state concesse dal regno, come equitazione, judo, jogging e golf, e le ragazzine hanno iniziato a praticare educazione fisica anche nelle scuole pubbliche. 

Halah Al-Hamrani, giovane donna saudita, ha da poco tempo aperto la sua palestra dedicata agli sport da combattimento femminili, da sempre ritenuti di stampo “maschile”. Il suo lavoro aiuta giorno dopo giorno diverse donne saudite poichè, attraverso lo sport, è in grado di fornire alle donne gli strumenti per la propria difesa personale e insegna loro che è possibile proteggersi da sole, senza il costante bisogno di una presenza maschile al loro fianco.  È proprio in questo senso che lo sport è il punto di partenza per una rivoluzione. 

La data storica 

L’imminente 22 novembre 2021 è già considerato un traguardo fondamentale per il movimento femminista saudita. Per la prima volta infatti, verrà istituito il primo campionato di calcio femminile dell’Arabia Saudita. La manifestazione sportiva doveva iniziare già a inizio 2021 ma il Covid ha costretto l’organizzazione a posticipare tutto. 

Al campionato parteciperanno 16 squadre con oltre 600 calciatrici e il presidente della federazione, Yasser Almisehal, ha così espresso le finalità di questo nuovo progetto: 

“Emancipare le donne e incoraggiarle a diventare attive e a partecipare allo sport a livello di comunità. È un momento importante per tutti”. 

Dal 2015 ad oggi, la partecipazione femminile agli sport in Arabia Saudita è aumentata del 154%. Di ostacoli da superare ce ne sono ancora innumerevoli, speriamo quantomeno che questo sia un buon inizio. 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Ciao! Sono Giulia, ho 20 anni e vivo a Modena. Ho iniziato a scrivere per alcune testate giornalistiche occupandomi di sport, mia grande passione, per poi focalizzarmi su attualità, politica e comunicazione. Mi sono sentita dire migliaia di volte che le donne nel mondo dello sport hanno semplicemente una funzione di "accalappia-ascolti". Vivo nell’utopia, che spero non rimanga tale, di rendere protagonista il contenuto di ciò che dico, non l’involucro.

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