Connect with us

Mondo

Crisi in Bielorussia ed escalation in Ucraina: ecco le due mosse di Putin per mettere sotto scacco l’UE

Analizziamo insieme come la crisi sul confine tra Polonia e Bielorussia, e la contemporanea escalation in Ucraina, siano in realtà parte di un unico piano.

Published

on

Lo scorso lunedì l’UE ha trovato l’accordo per imporre nuove sanzioni al regime bielorusso di Lukashenko. Questo è solo l’ultimo atto del conflitto tra Unione Europea e Bielorussia, giunto ad un nuovo punto di svolta in queste ultime settimane, dopo che il regime bielorusso aveva accolto e spinto verso Polonia e Lituania migliaia di migranti.

L’obiettivo del regime bielorusso è chiaro: destabilizzare l’Unione Europea attraverso la creazione di un nuovo flusso migratorio. Per far questo il dittatore bielorusso Lukashenko ha creato una serie di collegamenti aerei fra la capitale bielorussa Minsk e diverse città del Medio Oriente, iniziando a concedere visti bielorussi con molta facilità. Attirati dall’opportunità di acquisire un visto europeo facilmente, molti migranti e richiedenti asilo hanno quindi iniziato a mettersi in viaggio verso la Bielorussia sfruttando i diversi voli disponibili.  

Una volta arrivati in Bielorussia, i migranti vengono poi spinti con la forza verso i confini con Polonia e Lituania, che per fermare l’imponente flusso migratorio hanno rafforzato le loro barriere al confine. In Polonia poi la situazione è particolarmente critica, e negli ultimi giorni i migranti che hanno tentato più volte di sfondare il blocco sono stati respinti dalle forze dell’ordine con la violenza.

Inoltre nella zona di confine le temperature sono da giorni sotto zero, e i migranti non hanno che pochi mezzi di fortuna per accamparsi e riscaldarsi. Secondo fonti della BBC già sette persone sarebbero morte assiderate, tra cui un ragazzo di 14 anni. In poche parole sul confine tra Polonia e Bielorussia è in atto una vera e propria crisi umanitaria.

Negli ultimi giorni l’UE per rispondere alla crisi ha minacciato ritorsioni contro le compagnie aeree responsabili dei voli verso Minsk, ottenendo già diversi risultati. Le ritorsioni infatti riguarderebbero colossi dal calibro di Emirates Airlines e Etihad Airways, compagnie che non possono assolutamente permettersi restrizioni agli aeroporti europei, con cui mantengono decine di voli al giorno. Tra queste compagnie c’è anche la famosa Turkish Airlines, che prontamente lo scorso venerdì ha annunciato che avrebbe smesso di vendere biglietti a siriani, iracheni e afghani diretti verso la Bielorussia.

Ma come già detto prima, l’UE lunedì ha deciso di stringere ancor di più la vite, annunciando di voler imporre sanzioni a tutte le persone, compagnie aeree, agenzie di viaggi e qualunque altro soggetto che abbia contribuito a spingere illegalmente i migranti verso i confini dell’Unione.

Di fronte a questa decisione Lukashenko ha promesso ritorsioni, dicendosi pronto a tagliare le forniture di gas all’Unione Europea. Agendo in questo modo Lukashenko opererebbe su un tema particolarmente sentito negli ultimi mesi, a causa della forte crisi energetica che ha ridotto le scorte di gas, generandone un forte aumento del prezzo.

È importante però ricordare che la Bielorussia è in realtà soltanto un paese di transito per il gas: le forniture arrivano dalla Russia, e da essa sono controllate. Lukashenko quindi non può bloccare le forniture di gas verso l’UE senza il sostegno della Russia. Tuttavia Mosca negli ultimi giorni si è dimostrata molto vicina alla causa bielorussa: giovedì due aerei da guerra russi hanno sorvolato lo spazio aereo bielorusso e tenuto delle esercitazioni a poche decine di chilometri di distanza dal confine con la Polonia. La Russia ha poi difeso la Bielorussia nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU, respingendo con il suo veto il comunicato congiunto dei paesi occidentali, che accusano il regime di Lukashenko di voler destabilizzare l’UE per ragioni politiche.

Non bisogna quindi guardare alla crisi tra UE e Bielorussia come ad una semplice crisi regionale. La partecipazione della Russia a sostegno di Lukashenko trasforma infatti questa crisi in una sfida continentale. E a testimonianza di ciò è importante far presente il contemporaneo e continuo schieramento di truppe russe vicino al confine con l’Ucraina.

La situazione al confine tra Ucraina e Russia infatti sta peggiorando rapidamente da quando Mosca ha iniziato ad ammassare circa 90mila uomini sul confine con Kiev, tanto da far pensare che Putin stia preparando una nuova incursione militare nella regione.

“Quella che vediamo lungo il nostro confine è una sofisticata infrastruttura militare lanciata durante la scorsa escalation primaverile, pronta ad essere utilizzata per operazioni offensive contro l’Ucraina”, ha affermato il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba. “Non posso fare previsioni sull’esatta portata di queste operazioni, ma nel 2014 era inimmaginabile che la Crimea venisse annessa dalla Russia, quindi a questo punto non posso escludere nessuno scenario”.

Vista dunque la situazione in Bielorussia e Ucraina, è probabile dunque che Putin stia cercando di mettere pressione all’UE attaccandola contemporaneamente su due fronti: spingendo verso i confini europei migliaia di migranti attraverso la complicità della Bielorussia, e minacciando l’Ucraina, paese intenzionato ad avvicinarsi all’Unione Europea e alla NATO. Lo stesso ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba ha suggerito che l’UE deve considerare l’attuale crisi al confine con la Bielorussia e la minaccia russa contro l’Ucraina come un unico attacco. 

“Quando vediamo i migranti usati come arma, quando vediamo la disinformazione usata come arma, quando vediamo il gas usato come arma, e i soldati vicini ai nostri confini… dobbiamo sapere che questi non sono elementi separati. Fanno tutti parte di un’ampia strategia per distruggere l’Europa. Dovremmo vedere tutto ciò che sta accadendo a est del confine dell’UE e all’interno dell’UE come parte di uno sforzo generale. Questi eventi hanno un unico filo conduttore”.

 ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Nato nel 2001 in provincia di Monza, ho frequentato il Liceo Scientifico Banfi a Vimercate. Ora studio Scienze Internazionali e Istituzioni Europee presso l'Università degli Studi di Milano, e dal 2021 sono iscritto ad Azione. Con i miei articoli cerco di stimolare le persone a formare un proprio pensiero critico, così che sappiano muoversi nel caos del presente in modo sicuro e consapevole.

Trending