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Peng Shuai, il #MeToo e la censura cinese: cosa sappiamo fino ad ora

Il caso Shuai fa riflettere sul ruolo fondamentale del movimento MeToo e su come gli stati abbiano ancora paura delle donne che scelgono di denunciare.

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Oggi è il 25 novembre, la giornata convenzionalmente dedicata alle attenzioni sul tema della violenza sulle donne. Per violenza non si intende solo quella fisica o verbale, ma anche la più subdola violenza psicologica che spesso costringe donne di tutto il mondo a prediligere il silenzio, troppo impaurite dalle conseguenze delle loro parole (e no, tutti gli spot “denunciate!” Non risolvono la questione. Se una volta sporto denuncia non vi è sostengo, si è punto a capo.)

Per questo, quando una donna sceglie di parlare pubblicamente, specie se di un uomo potente, viene sempre ostacola, messa in dubbio, e a volte fatta tacere.  Questo è il caso di Peng Shuai, tennista cinese sparita dai radar dopo le sue ultime dichiarazioni. 

Chi è Peng Shuai

Peng Shuai è una tennista cinese nota a livello internazionale. La sua carriera inizia nei primi anni 2000 e in singolo riesce a raggiungere la 14’ posizione del ranking nel 2011 partecipando ai tornei più ambiti e aggiudicandosi anche un torneo WTA. Le sue migliori prestazioni si hanno però nel doppio, dove nel 2014 arriva sulla vetta del mondo vincendo due titoli del Grande Slam, Wimbledon e il Roland Garros. 

L’ultima partita giocata dalla Shuai nel circuito WTA è stata a febbraio 2020, dove ha perso insieme a Xinyun Han contro il duo Kenin-Bencic. 

La scomparsa 

Le ultime ufficiali notizie della Shuai risalgono al 2 novembre 2021, quando la tennista pubblica un lungo post sul suo account Weibo (social cinese) in cui denuncia pubblicamente l’ex vice Primo Ministro cinese Zhang Gaoli per molestie sessuali risalenti a una decina di anni prima. Il post della tennista è stato rimosso dal social dopo pochi minuti e la censura cinese ha fatto sì che della notizia non ne parlasse nessun organo di stampa nazionale e che ogni notizia relativa alla Shuai venisse rimossa e bannata da Weibo. 

Nel lungo post, Shuai afferma di aver avuto una relazione extraconiugale con il membro del Partito Comunista cinese e di aver subito da questi violenze in un secondo momento. La donna ammette sin da subito di essere consapevole che le sue parole verranno perse e travisate e che per via dell’autoritario regime cinese ogni suo tentativo di ottenere giustizia sarà vano. 

“È come colpire una pietra con un sassolino”

La situazione cinese 

Denunciare una violenza è tremendamente complesso e il timore di rimanere sole in un secondo momento spesso blocca una grande percentuale di vittime. Proprio per questo, movimenti come il #MeToo servono a far sentire le donne meno sole, le aiutano a raccontare la propria storia anche a distanza di anni. 

Peng Shuai ha denunciato l’ex vice Primo Ministro proprio nel momento in cui, finalmente, il #MeToo si stava diffondendo anche in Cina, sfidando la censura del paese e unendo come mai prima d’ora le femministe cinesi. 

Il movimento è esploso grazie al caso Zhu Jun, un famosissimo personaggio televisivo cinese accusato di molestie da Zhou Xiaoxuan, sceneggiatrice che aveva denunciato l’accaduto sull’altro noto social cinese WeChat nel 2018. In realtà, la prima volta in cui la Xiaoxuan sporse denuncia fu nel 2014 ma la polizia locale la intimidò di non proseguire con le accuse se non avesse voluto vedere i propri familiari rimanere senza un lavoro. Inutile dire che ogni post social della sceneggiatrice è stato prontamente rimosso dall’opprimente regime cinese. 

Le ultime notizie su Peng Shuai 

Dal post di accuse contro il politico cinese, nessuno ha più avuto notizie dirette della tennista e Steve Simon, amministratore delegato della WTA (Women’ Tennis Association), ha domandato ufficialmente al governo cinese di fornire informazioni riguardanti lo stato di salute della Shuai e di interrompere la censura che non permetteva di avere aggiornamenti sul caso. Dalla Cina è arrivata immediata conferma che la tennista era al sicuro e che nessuno stava esercitando pressioni su di lei, ma Simon si mostra sin da subito dubbioso considerato il fatto che nessun membro della WTA e nemmeno nessun tennista era stato in grado di mettersi in contatto con lei. 

Il caso ha raggiunto una risonanza mediatica internazionale, ha occupato le prime pagine dei più importanti giornali sportivi del mondo (non quelli italiani) ed è stato commentato anche dal campione Djokovic, che ha espresso supporto alla Shuai.  A partire dal 19 novembre sono stati fatti girare sul web da parte dei principali organi di stampa cinesi alcuni video della tennista in un paio di occasioni, come un torneo di tennis e una cena con amici, in cui Peng Shuai appare libera e sorridente.

Il 21 novembre, la tennista ha partecipato ad una videoconferenza con il presidente del Comitato Olimpico Internazionale confermando di non essere in pericolo e di non voler essere disturbata per il momento. 

Nonostante ciò, la stampa internazionale ha messo fortemente in dubbio l’autenticità delle immagini diffuse della Shuai considerando il fatto che queste sono state pubblicate unicamente su Twitter, un social media occidentale con pochissimi utenti cinesi, come se quelle immagini servissero unicamente come prova per la stampa estera interessata alla vicenda. 

Ad oggi con certezza si sa davvero poco della vicenda Shuai. Quello che sembra certo è che Simon e tutta la WTA hanno serie intenzioni di portare avanti le indagini sulla quesitone e hanno più volte minacciato di essere pronti a interrompere ogni rapporto con la Cina, “perchè di sicuro questo è più importante degli affari”, specie considerato il fatto che le prossime Olimpiadi invernali si terranno proprio a Pechino nel 2022. 

Che il caso Shuai sia reale o meno, ciò che deve far riflettere è la forte presa di posizione di associazioni, paesi e stampa contro una censura autoritaria che mira a tappare la bocca a donne che scelgono, coraggiosamente, di denunciare e la fondamentale importanza di movimenti come il #MeToo. Comunque andrà, un passo avanti è stato fatto

 ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Ciao! Sono Giulia, ho 20 anni e vivo a Modena. Ho iniziato a scrivere per alcune testate giornalistiche occupandomi di sport, mia grande passione, per poi focalizzarmi su attualità, politica e comunicazione. Mi sono sentita dire migliaia di volte che le donne nel mondo dello sport hanno semplicemente una funzione di "accalappia-ascolti". Vivo nell’utopia, che spero non rimanga tale, di rendere protagonista il contenuto di ciò che dico, non l’involucro.

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