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Economia

La necessaria riforma del fisco e le bugie dei sindacati

La riforma del fisco riguarda non solo la riduzione delle imposte ma anche la semplificazione della macchina fiscale per rendere il pagamento delle tasse più facile e veloce ma, chi ha ragione: il governo o sindacati?

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Il motivo principale che ha portato Mario Draghi a Palazzo Chigi era ed è quello di fare riforme strutturali vitali per la crescita della nostra Nazione. Riforme che negli ultimi 30 anni sono diventate sempre più necessarie e che hanno toccato e toccano quasi tutti gli ambiti.

Una di esse è la riforma del fisco. Si badi bene che la riforma fiscale non riguarda solo la riduzione delle imposte ma anche la qualità fiscale o meglio la semplificazione della macchina fiscale che rende e renderebbe il pagamento delle tasse più facile e veloce.

pressione fiscale e pil

L’Italia è l’esatto esempio di mal-fisco nel senso che è uno dei Paesi con la pressione fiscale più alta in Ue ma in generale nel mondo e contestualmente ha una macchina fiscale lenta, complessa e mal funzionante. Questo ultimo punto è forse il più importante, basti pensare che la Francia ha una pressione fiscale superiore alla nostra ma una macchina molto veloce che rende il rapporto tra Stato e contribuente, persona fisica o impresa, diretto e funzionante.

Le bugie dei sindacati e la realtà dei dati

Il ministro Daniele Franco attraverso le varie commissioni e ovviamente alla maggioranza di Governo ha trovato un accordo che prevede un taglio IRPEF di 8 miliardi rimodulando e riducendo le aliquote da 5 a 4 producendo maggiori benefici a chi percepisce più di 35 mila euro scatenando le ire dei sindacati.

In particolare ad insorgere è stato il segretario della Uil Pierpaolo Bombardieri che ha fortemente contestato tale riforma : “Ci sono delle lacune, in questo periodo non si parla di evasione fiscale perché dentro la foresta di Sherwood Robin Hood ha scelto di fare il contrario e noi siamo per espugnare la foresta di Sherwood – ha detto Bombardieri a margine di un convegno a Roma – Durante la pandemia le aziende hanno ricevuto 170 miliardi di aiuti senza condizionalità ma in questo momento con una manovra espansiva continuiamo a rivendicare che c’è bisogno di risposta a chi in questo periodo ha pagato le conseguenze più care. Non vorrei che ci dimenticassimo di tutti gli infermieri, i lavoratori che non arrivano a 16mila euro di reddito. Ecco tutte queste persone sono state dimenticate”.

Ma le cose stanno davvero cosi? Spiace smentire Bombardieri ma la realtà dei fatti è un’altra e leggendo i dati delle dichiarazioni 2020 è facilmente intuibile.

I contribuenti Irpef, in Italia, sono 41,52 milioni e di questi:

  • 10 milioni non pagano un euro di Irpef, anche per effetto delle detrazioni. Essi vengono chiamati incapienti e sono proprio coloro che il presidente di Confindustria ha citato come motivazione per il suo “no” all’accordo.
  • I redditi sotto i 7.500 euro annui, versano in media 2,5 euro al mese. Sempre per effetto delle agevolazioni che il nostro sistema presenta per i contribuenti a bassissimo reddito.
  • I redditi tra 7.500 e 15.000 euro annuì sono circa 8 milioni. E di Irpef pagano, sempre in media, 37,8 euro al mese.
  • Il resto dell’Irpef è pagato da tutti gli altri contribuenti. In particolare coloro che guadagnano più di 35 mila che supportano da soli quasi il 60% di tutto il peso dell’Irpef .

Data la seguente dichiarazione il Governo ha deciso di utilizzare gli 8 miliardi per alleggerire, in gran gran parte ma certamente non solo, il peso proprio su coloro che sostengono il 60% del peso fiscale. Parliamo di 5 milioni di persone che, su quasi 42 milioni di persone, fanno un’enorme differenza.

Ed è qui che nasce la bugia dei sindacati. In particolare ciò che loro non dicono sono tre punti che sono alla base di tale scelta di Governo:

  • 1) E’ falso che l’accordo trovato in maggioranza non diminuisce il carico fiscale sotto i 15.000 euro. Su costoro infatti agisce il potenziamento delle detrazioni per tipologia di reddito. E in termini percentuali (sia sul reddito che sulle tasse pagate) questo vantaggio è superiore a quello di altre fasce di reddito.
  • 2) I redditi sotto i 7500 euro come su detto sono esenti dal pagamento IRPEF
  • 3) I redditi tra 7.500 e 15.000 rappresentato il 43% dei contribuenti totali e supportano “solo” il 2,31% di tutta l’Irpef.

Ecco i motivi per i quali sono stati scelti i “più ricchi” non per simpatia ma proprio perchè rappresentato il 60% di tutta l’Irpef. Insomma come facilmente intuibile qualcuno mente e “stranamente” sono i sindacati.

 ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Nato a Melfi (PZ) il 18/09/1992 mi sono trasferito a 18 anni a Siena dove mi sono laureato in economia e commercio. Dopo aver ottenuto la triennale mi sono trasferito a Roma dove ho conseguito la laurea magistrale presso La Sapienza ed un master in geografia economica. Insegno in una scuola superiore e sono coordinatore politico. Hobby: calcio, basket e nuoto. Juventino doc.

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