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La popolarità di Trump è in calo?

I cambiamenti nei sondaggi sul Partito Repubblicano, i disaccordi sui suoi appoggi elettorali, e le sue contraddizioni sui vaccini, mostrano come il rapporto tra l’ex presidente americano e il suo movimento possa incrinarsi.

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L’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha le idee chiare: avere un ruolo di primo piano nelle elezioni di medio termine di fine anno, e progettare un’altra potenziale corsa alla Casa Bianca. Tuttavia nell’ultimo periodo si sono avuti alcuni segnali di un possibile calo di consenso verso l’ex presidente americano.

Il primo di questi segnali arriva dai recenti appoggi elettorali dati da Trump ad alcuni politici repubblicani, come Greg Abbott, governatore del Texas che ha diviso la base elettorale dell’ex presidente. Molti attivisti conservatori infatti criticano la figura di Abbott per il suo utilizzo dei lockdown come strumento per rallentare la pandemia, e per la gestione del confine con il Messico.

Cori e fischi a Donald

Questi malumori si sono manifestati in tutta la loro forza sabato scorso, ad un evento elettorale dove presenziava lo stesso Trump. Sul palco infatti Abbott si è ritrovato davanti ad una folla ostile, che l’ha accolto con cori e fischi. Per rispondere all’ostilità del pubblico allora Trump ha cercato di coccolare la frangia più estrema dei suoi sostenitori, affermando che in caso di una sua rielezione avrebbe considerato la possibilità di concedere la grazia alle persone che hanno partecipato all’attacco del 6 gennaio 2021 al Campidoglio.

Un’altra divisione emersa tra Trump e il suo elettorato riguarda i vaccini. Molti suoi sostenitori infatti hanno criticato duramente sia le sue esortazioni ad andarsi a vaccinare, sia il fatto che lo stesso Trump abbia fatto la terza dose. L’ex presidente allora per cercare di placare queste critiche ha iniziato ad opporsi alle varie misure restrittive prese a livello federale contro i no vax, cercando allo stesso tempo di prendersi il merito per la velocità con cui i vaccini sono arrivati. Questo per non scontentare anche la parte più moderata del suo elettorato.

Questi episodi stanno dimostrando come il suo movimento “Make America Great Again” stia maturando al punto da poter esistere separato e in contrasto con lo stesso Trump.

Ciononostante ad oggi Trump rimane indubbiamente la figura più popolare e potente del Partito Repubblicano. I sondaggi per le elezioni presidenziali del 2024 lo vedono al comando, e la forza della sua raccolta fondi è senza pari. Senza contare che ancora oggi è in grado di riempire qualunque centro fieristico grazie alle enormi folle di sostenitori. Le cose però, anche nei sondaggi, sembrano cambiare.

L’attaccamento dell’elettorato repubblicano a Trump rimane forte. Probabilmente oggi vincerebbe senza problemi le primarie presidenziali. Ma l’attaccamento ferreo e monolitico che ha sempre contraddistinto l’elettorato di Trump sembra indebolirsi. I suoi elettori potrebbero cercare delle alternative, forse in qualche candidato trumpiano di nuova generazione, ha detto Patrick Ruffini, un sondaggista repubblicano che esamina regolarmente la posizione di Trump all’interno del partito.

Il 44% dei repubblicani non rivuole Trump come presidente

In un recente sondaggio dell’Associated Press, il 44% dei repubblicani ha dichiarato di non volere che Trump si ricandidi alla presidenza, e allo stesso tempo un suo potenziale rivale alla nomination repubblicana, il governatore della Florida Ron DeSantis, sta crescendo nei sondaggi.

Un sondaggio di NBC News ha poi rilevato che il 56% dei repubblicani ora si definisce più come un sostenitore del partito, contro un 36% che continua a definirsi più un sostenitore di Trump. Nell’ottobre 2020 ben il 54% degli elettori repubblicani si definiva più un sostenitore di Trump. L’erosione di consenso è quindi netta e attraversa ogni fascia demografica: uomini, donne, moderati, conservatori, persone di ogni età.

Tra le oscillazioni più grandi c’è quella del gruppo più fedele a Trump: i repubblicani bianchi senza una laurea, che sono passati dal 62% al 36%. Ma la cosa più interessante è che se da un lato il sostegno verso l’ex presidente diminuisce, dall’altro si radicalizza.

Come finirà?

La base elettorale di Trump è più ristretta oggi rispetto a cinque anni fa. Tuttavia rispetto al 2017 oggi l’elettorato trumpiano è più estremo e spietato nei confronti dei suoi critici. Mentre alcune persone si allontanano lentamente dall’ex presidente, coloro che gli rimangono fedeli sono ancora più radicali nel loro sostegno, ha spiegato Frank Luntz, importante sondaggista repubblicano.

Scommettere contro la presa di Trump sul Partito Repubblicano rimane comunque un’idea perdente, tanto che alcuni fanno notare che qualsiasi perdita di consenso nei confronti dell’ex presidente, è arrivata dopo un anno in cui Trump non ha particolarmente attirato l’attenzione mediatica.

Rimane senza dubbio il miglior candidato per la nomination repubblicana del 2024, ma chissà. L’ambiente politico ora permette di sollevare molte lamentele e contraddizioni sull’ex presidente. Questo perché Trump non è più alla Casa Bianca e ogni divisione all’interno del suo elettorato può manifestarsi più facilmente“, ha spiegato Gavin Wax, attivista pro-Trump e presidente del New York Young Republican Club.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Nato nel 2001 in provincia di Monza, ho frequentato il Liceo Scientifico Banfi a Vimercate. Ora studio Scienze Internazionali e Istituzioni Europee presso l'Università degli Studi di Milano, e dal 2021 sono iscritto ad Azione. Con i miei articoli cerco di stimolare le persone a formare un proprio pensiero critico, così che sappiano muoversi nel caos del presente in modo sicuro e consapevole.

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