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Sport

Curling: “lo sport dei meme” diventa oro olimpico e ora necessita di una nuova narrazione

Dopo l’oro olimpico al curling è necessario dare una nuova narrazione a questo sport con oltre 333 tesserati in Italia anche perché non esistono sport di serie B.

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Non esistono sport di serie A e sport di serie B. O almeno dovrebbe essere così. 

Lo sport è un’attività che impegna sul piano fisico e su quello psicologico un individuo o un collettivo, e a seconda delle regole e degli strumenti con cui si pratica questa attività differenziamo le discipline. Ecco allora che vi è il nuoto, il basket, la scherma, il curling… 

Sulla carta, nessuno sport può essere considerato inferiore. Quello che spesso accade però è la classificazione degli sport in base alla popolarità che questi hanno in scala nazionale e globale. Il football americano è lo sport principe degli USA ma poco praticato in Italia, mentre il suo match cardine, il Super Bowl, è l’evento sportivo più seguito al mondo. 

L’Italia, ad esempio, è una repubblica fondata sul calcio. Ogni altro sport viene relegato in secondo piano, sia esso il basket o la pallavolo, per via di una sorta di circolo vizioso: il calcio è lo sport più seguito, in termini numerici, dagli italiani, e questo porta la stampa a concentrarsi maggiormente sul tema di maggiore interesse, dunque il calcio, con la conseguenza finale che è l’innalzamento del calcio a sport nazionale e la conseguente crescita economica del settore, in cui girano cifre impossibili per qualsiasi altra disciplina.

Ci sono innumerevoli sport con ampio seguito e ampia partecipazione che non hanno la giusta attenzione come la danza (per quanto sia arte e non sport, ma il CONI la definisce tale), che è estremamente diffusa ma estremamente poco pubblicizzata. 

Il curling, in questo senso, è una eccezione: 333 tesserati (ma penso in costante crescita da qualche giorno) in tutta la penisola italiana e pochissimi tifosi accaniti, nonostante diversi politici proclamino di essere capi ultras da tempi immemori. 

Proprio per questo, il recentissimo oro olimpico di Stefania Constantini e Amos Mosaner ha incollato gli italiani agli schemi, con quel mix di incredulità ed emozione che ogni atleta italiano alle Olimpiadi è in grado di dare. 

“Il curling è uno sport molto faticoso”

Titola così il Corriere della Sera, in un articolo in cui vengono illustrate le regole dello sport più discusso del momento in Italia. Questo titolo simpatico però, non fa altro che alimentare uno stereotipo su cui si fonda la narrazione di questo sport. Ecco che il curling, per il semplice motivo che non è conosciuto in Italia, diviene automaticamente uno sport semplice, usato solo in contesti ironici. E così vediamo i principali quotidiani italiani riempirsi di articoli con “i meme più divertenti” della vittoria italiana nel curling e addirittura editoriali di firme autorevoli come Gramellini che scrivono:

“si può essere giovani e innamorarsi di uno sport che sembra un gioco per anziani ma non lo è.”

Insomma, il curling è semplicemente uno sport poco seguito in Italia ma estremamente diffuso in paesi come il Canada (2 milioni di tesserati), gli USA (20.000), e paesi nordici come Norvegia e Svezia. Il mancato sostegno di una grande fetta di italiani non lo rende automaticamente sport di serie B, ma semplicemente ne attesta la poca popolarità in un paese mediterraneo che presenta le medesime difficoltà di diffusione anche con altri sport invernali. Nulla di nuovo al fronte. 

La lezione da imparare da questa favola italiana 

L’oro olimpico di Constantini e Mosaner era sulla carta assolutamente imprevedibile, al contrario di com’era facilmente immaginabile l’entusiasmo generato da questa vittoria. 

Lo sport emoziona sempre, qualunque strumenti o regole vi siano alla base, specie se a concorrere sono atleti italiani che lottano per il tricolore nella dea delle competizioni sportive: le Olimpiadi. 

Sarebbe auspicabile, invece che insegnarci che uno sport è veramente faticoso, non come sembra, prendere questa occasione per far conoscere il curling alla popolazione italiana, nella speranza di far crescere quel “333” e far sì che, nelle prossime edizioni, a sostenere Constantini, Mosaner e i futuri giocatori di curling arriveremo tutti molto più preparati, e non solo attraverso meme e stereotipi. 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Ciao! Sono Giulia, ho 20 anni e vivo a Modena. Ho iniziato a scrivere per alcune testate giornalistiche occupandomi di sport, mia grande passione, per poi focalizzarmi su attualità, politica e comunicazione. Mi sono sentita dire migliaia di volte che le donne nel mondo dello sport hanno semplicemente una funzione di "accalappia-ascolti". Vivo nell’utopia, che spero non rimanga tale, di rendere protagonista il contenuto di ciò che dico, non l’involucro.

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