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Cultura

L’Afghanistan raccontato attraverso le storie delle donne che lottano per un futuro migliore

Attraverso la figura della principessa afghana Homaira la giornalista Tiziana Ferrario nel suo nuovo libro edito da Chiarelettere, la principessa afghana e il giardino delle giovane ribelli, racconta le storie di una nuova generazione di donne che cercano di dare un futuro migliore al proprio Paese.

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Una principessa afghana e un giardino in cui si trovano diverse ragazze che hanno scelto di seguire il loro cuore facendo del loro lavoro una vera e propria missione. Questo quello che troverete leggendo il libro di Tiziana Ferrario, la principessa afghana e il giardino delle giovane ribelli, edito da Chiarelettere.

L’autrice oltre ad essere stata uno dei volti del Tg1, a partire dal 2003 ha coperto come inviata i conflitti in Afghanistan ed in Iraq realizzando numerosi reportage dal Medio Oriente (Pakistan, Iran, Arabia Saudita, Libano, Siria, Yemen) e seguendo gli sviluppi della guerra al terrorismo. Diversi anche i protagonisti della scena internazionale da lei intervistati tra cui: il presidente iraniano Ahmadinejad, il presidente afgano Karzai, il presidente pachistano Musharraf e il leader palestinese Abu Mazen.

La principessa Homaira e il popolo afghano

A destra l’ultimo sovrano afghano Zahir Shah

Prima di iniziare a leggere questo libro occorre fare una premessa sulla protagonista del testo che all’interno di questo giardino immaginario dà la parola alle altre donne ed ascolta le loro diverse storie. Questa principessa afghana è infatti esistita realmente, si chiamava Homaira ed era la nipote dell’ultimo sovrano afghano Zahir Shah deposto dal trono con un colpo di stato nel 1973.

Dopo la fine del regno do Zahir iniziarono quegli anni turbolenti che segnarono profondamente il Paese – l’invasione sovietica, il governo oppressivo dei talebani, i bombardamenti americani – da lui vissuti in esilio in Italia in una villa nell’Olgiata, frazione di Roma, da dove continuò a seguire e farsi coinvolgere dalle vicende del suo Afghanistan. Sempre più anziano non fu dimenticato rimanendo il simbolo di coloro che sognavano la restaurazione della monarchia. A chi implorava il suo ritorno in patria rispondeva: “Non mi interessa il titolo di re. Il popolo mi chiama Baba (padre della nazione) e preferisco questo titolo”.

“Credo fermamente che ogni sforzo deve essere esercitato per garantire i diritti delle donne. La loro partecipazione attiva è una parte vitale della ricostruzione del nostro Paese”.

Zahir Shah

Molto attento ai diritti delle donne così come la principessa Homaira che quando cadde il regno di Zahir perse tutto e lo seguì in esilio in Italia ricominciando la sua vita da zero. Proprio in Italia la giornalista Tiziana Ferrario ha incontrato più volte questa donna coraggiosa che, nonostante la lontananza dall’Afghanistan, ha cercato sempre di dare un contributo alla sua complessa terra natia. 

Il giardino delle giovani ribelli

Copyright: Steve McCurry photo

Nel giardino della principessa sono davvero tante le donne coraggiose che rappresentano l’Afghanistan di domani: dalle studentesse alle giornaliste ma anche musiciste, influencer, sminatrici…Donne che quotidianamente scelgono di mettersi in gioco rappresentando una vera e propria speranza in un Paese guidato da uomini che le vorrebbe sottomesse e senza istruzione.

Un libro che se da un lato racconta una nuova generazione che non ha alcuna intenzione di volersi fermare, dall’altro si scontra con la dura realtà dell’Afghanistan tornato in mano ai talebani. Nonostante le loro promesse iniziali la situazione nel Paese rimane molto difficile e dura soprattuto per le donne. Quest’ultime, nella maggior parte dei casi, non possono lavorare e studiare dopo i 12 anni, né fare sport o percorrere più di 72 chilometri da sole così come alle reti televisive afghane è stato vietato di trasmettere programmi e telenovele in cui appaiono.

Tanti i divieti che stanno portando al ritorno di quell’oscurantismo che dominava il paese durante il primo periodo di governo dei talebani così come sono tante le storie di donne ribelli che cercano, nonostante tutto e tutti, di dare un futuro migliore all’Afghanistan.

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Direttore e fondatore del sito, scrivo per dare voce a chi non la può fare arrivare lontano. Viaggio ma di confini non ne ho mai visto uno, credo che esistano solamente nella mente di alcune persone.

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