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La crisi in Ucraina durerà a lungo

La situazione di stallo tra Russia e Occidente sulla questione ucraina sembra potersi risolvere solo con un lungo e costoso sforzo diplomatico.

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Il presidente russo Vladimir Putin ha deciso di scommettere tutto il suo capitale politico nel tentativo di impedire la svolta filo-occidentale dell’Ucraina. Anche se per ora non ha ancora ordinato un’invasione militare, Putin ha chiarito che intende mantenere la pressione sui confini ucraini finché non avrà ottenuto ciò che vuole.

Tuttavia i leader ucraini finora hanno scelto di non scendere a compromessi alle condizioni russe, e l’Occidente vede la richiesta del Cremlino come un pericoloso punto di partenza. Secondo gli occidentali infatti l’inizio di una sfera di influenza russa nell’Europa Orientale potrebbe segnare l’inizio di una nuova espansione di Mosca. Con questi presupposti il migliore scenario di risoluzione della crisi in Ucraina rimane quello di un lungo e pericoloso sforzo diplomatico. L’obiettivo è giungere ad un difficile accordo tra Russia e Occidente, un accordo la cui costruzione potrebbe consumare le risorse e attenzioni occidentali per molti mesi a venire.

Secondo gli analisti l’attuale rafforzamento militare della Russia intorno all’Ucraina è così ampio che Putin dovrà decidere nelle prossime settimane se ordinare davvero un’invasione o ritirare alcune truppe. Ma anche in caso di un parziale ritiro, Putin continuerà ad avere altri mezzi per tenere sotto pressione gli avversari, come esercitazioni nucleari, attacchi informatici, o futuri rafforzamenti militari. E nel caso invece dovesse scegliere per un attacco, è probabile che gli sforzi diplomatici dell’Occidente si intensifichino.

“Credo che questa crisi ci accompagnerà, nelle sue varie forme, almeno per tutto il 2022″, ha detto Andrei Sushentsov, preside della scuola di relazioni internazionali presso il MGIMO, l’università d’élite di Mosca gestita dal ministero degli esteri russo.

Una nuova architettura di sicurezza per l’Europa Orientale

Per Sushentsov l’attuale situazione di stallo è solo il primo passo di un prolungato sforzo russo per costringere l’Occidente ad accettare una nuova architettura di sicurezza per l’Europa Orientale. E proprio questa questione negli ultimi anni ha sempre più guadagnato popolarità negli ambienti della politica estera di Mosca.

L’obiettivo della Russia è mantenere costante la minaccia della guerra, costringendo quindi ai negoziati i funzionari occidentali, negoziati che fino ad oggi avevano sempre evitato.

“Per troppo tempo gli europei si sono lasciati cullare dal pensiero che una nuova guerra nel continente fosse ormai impossibile. Per Putin quel punto di vista deve essere cambiato, così da costringere l’Occidente ad accettare le sue richieste. Ciò che è importante è questa suspense, questa sensazione di essere in una fase prebellica. Gli europei non pensano più all’eventualità di una guerra. Pensano alla sicurezza come a un dato di fatto, come a qualcosa che si ottiene gratuitamente, piuttosto che a qualcosa che deve essere negoziato. Questo è un errore“, ha ribadito Sushentsov.

Questo approccio rischia di trascinare l’Occidente in un nuovo conflitto di lungo periodo, un conflitto che richiede sempre più attenzioni e risorse, un conflitto di cui non si vede una chiara via di uscita. Senza contare inoltre che il caotico ritiro occidentale dall’Afghanistan ha dato a Putin la sensazione che gli Stati Uniti non vogliano impegnarsi in un conflitto lontano dal proprio territorio.

La risposta occidentale alla crisi in Ucraina

La conferenza congiunta tra il presidente francese Emmanuel Macron e il presidente russo Vladimir Putin

A rendere ancora più complicata la situazione degli Stati Uniti è la sorpresa con cui l’amministrazione Biden ha risposto alla crisi in Ucraina. Nei piani del presidente Biden gli Stati Uniti e i loro alleati dovevano concentrare la loro politica estera sulla minaccia a lungo termine di una Cina in ascesa, ormai una concorrente a livello tecnologico, militare ed economico. Putin ha sfruttato questa forte attenzione americana nei confronti della Cina per cogliere di sorpresa l’amministrazione Biden. Solo ora Putin ha catturato l’attenzione degli Stati Uniti. Qualche mese fa in America nessuno avrebbe messo in discussione l’ordine dell’Europa Orientale, mentre ora la questione è sulla bocca di tutti.

Anche se in soccorso di Biden dovessero arrivare Macron e gli altri leader occidentali, garantendo un temporaneo allentamento delle tensioni, le richieste di Putin sarebbero comunque talmente ampie che gli analisti sono concordi nel dire che difficilmente si potrà arrivare ad un accordo a breve. Senza contare che il disprezzo di Putin verso i leader ucraini non è mai stato così grande.

Secondo Ruslan Pukhov, un analista militare russo, anche se l’Occidente e l’Ucraina dovessero fare concessioni sufficienti per evitare un conflitto armato, difficilmente soddisferebbero la Russia nel lungo periodo, rendendo così la minaccia bellica un’opzione ricorrente.

“L’Occidente semplicemente non capisce quanto questa sia una questione di vita o di morte per noi russi. L’Ucraina nella NATO sarebbe l’equivalente di una guerra nucleare”, ha chiarito Pukhov.

Tuttavia i funzionari occidentali continuano a descrivere l’adesione dell’Ucraina alla NATO come irrealistica, soprattutto nel prossimo futuro. Ma per il Cremlino la sola possibilità di un’adesione futura rappresenta una minaccia esistenziale.

Dalle immagini satellitari e dai filmati dei movimenti delle truppe russe, si vede chiaramente come la Russia negli ultimi giorni stia schierando personale e attrezzature belliche a ridosso del confine ucraino. Inoltre i soldati di Mosca sono stati filmati mentre montavano un accampamento, aumentando i timori che Putin possa ordinare un attacco già questo mese.

“Una dislocazione di forze tale non può durare a lungo. La Russia deve decidere nelle prossime settimane se procedere ad un attacco o scegliere per un ritiro parziale”, spiega Michael Kofman, un esperto di studi strategici.

I dubbi sull’ipotesi concreta d’invasione dell’Ucraina

Nonostante i preoccupanti movimenti di truppe, molti analisti all’interno della Russia dubitano che Putin possa davvero ordinare un’invasione completa dell’Ucraina. I rischi di una tale operazione supererebbero di gran lunga quelli di qualsiasi altra azione militare compiuta da Putin negli anni precedenti, come l’intervento in Georgia nel 2008 o lo stesso intervento in Ucraina nel 2014. I missili russi potrebbero mancare i loro obiettivi causando vittime civili, e l’Ucraina risponderebbe attaccando obiettivi russi oltre il suo confine.

Penso che la maggior parte dei funzionari militari sia ben conscia del fatto che qualsiasi operazione incontrerebbe grandi difficoltà. Bisogna essere consapevoli del fatto che anche un’azione militare limitata farà partire un’escalation che non si concluderà sicuramente in pochi giorni”, ha spiegato Pukhov.

Il Cremlino ha fatto sapere che la Russia ritirerà le migliaia di truppe dislocate in Bielorussia (paese confinante a nord con l’Ucraina), dopo che le esercitazioni coi bielorussi si saranno concluse il 20 febbraio. Se le truppe russe dovessero davvero abbandonare il territorio bielorusso sarebbe un importante segnale di distensione. Ma anche in questo caso sappiamo che la pressione della Russia sull’Ucraina e sull’Occidente non se ne andrà.

“La Russia ha abbandonato la tattica di chiedere semplicemente di essere ascoltata. Putin ha visto che questo non funziona, e che è quindi necessario evitare con ogni mezzo che la posizione russa venga ignorata”.

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Nato nel 2001 in provincia di Monza, ho frequentato il Liceo Scientifico Banfi a Vimercate. Ora studio Scienze Internazionali e Istituzioni Europee presso l'Università degli Studi di Milano, e dal 2021 sono iscritto ad Azione. Con i miei articoli cerco di stimolare le persone a formare un proprio pensiero critico, così che sappiano muoversi nel caos del presente in modo sicuro e consapevole.

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