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Sport

L’importanza delle sanzioni agli atleti russi

Mentre in tutto il mondo le federazioni dei vari sport imponevano divieti di partecipazioni alle proprie competizioni, a Doha si giocava la Coppa del Mondo di ginnastica artistica: ecco cos’è successo e perché la Z è diventata il simbolo dell’invasione.

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Ciò che sta succedendo in Ucraina è, ogni ora che passa, sempre più drammatico e doloroso. Tra i dibattiti che noi occidentali dalla nostra posizione estremamente privilegiata portiamo avanti, vi è sicuramente quello sulle eventuali sanzioni da affliggere alla Russia e ai suoi cittadini. 

Tra queste, uno dei provvedimenti più discussi e criticati è sicuramente quello che riguarda l’esclusione degli atleti russi dalle competizioni sportive internazionali. 

Chi si mostra favorevole alla sanzione ritiene questo un provvedimento puramente simbolico ma dal significato molto chiaro: ostacolare la Russia in ogni suo ramo, compreso appunto lo sport.

Chi la critica, invece, lo fa con una tesi differente: perchè punire i cittadini per le follie dispotiche di un singolo? Quale colpa hanno questi atleti a parte il possedere un passaporto russo? 

La questione è estremamente complessa e, come sempre in questi casi, la verità non è mai oggettiva e inconfutabile

Questo tipo di sanzione sembra sicuramente eccessiva quando a esserne colpiti sono atleti che nulla hanno a che fare con il regime di Putin e che, magari, ne hanno addirittura preso le distanze. Molto più spinosa è la questione quando le vittime dei provvedimenti non prendono alcun tipo di distanza, a volte addirittura strizzando l’occhiolino. 

Il caso Ivan Kuliak

Mentre in tutto il mondo le federazioni dei vari sport imponevano divieti di partecipazioni alle proprie competizioni, a Doha si giocava la Coppa del Mondo di ginnastica artistica. 

Il 5 marzo, durante la premiazione dell’attrezzo parallele, sono saliti sul podio Kovtun Illia, ucraino, primo classificato, Karimi Milad, kazáko, secondo, e Kuliak Ivan, russo, sul gradino più basso. 

Per via della guerra in corso, la Federazione Internazionale di Ginnastica aveva imposto agli atleti russi di gareggiare con la bandiera coperta sulle proprie divise. Al momento della premiazione però, ci si è accorti che Kuliak ha sì coperto la bandiera russa ma vi ha sopra attaccato una Z bianca, ben visibile, dal significato estremamente politico. 

La Z simbolo dell’invasione

Pochi giorni prima della premiazione, la Z era diventata il simbolo dell’invasione russa dell’Ucraina. La Z si è iniziata a vedere a partire dal 22 febbraio, unicamente su mezzi militari russi quali i carri armati. Le ragioni di questa lettera non sono mai state confermate, ma le teorie più accreditate sostengono significhi o la direzione in cui si muovevano i mezzi, cioè Ovest (“zappar” in russo), oppure c’è chi sostiene che questa lettera sia in realtà la trascrizione dall’alfabeto cirillico a quello latino di “za pobedy”, motto russo che significa “per la vittoria”.   

In poco tempo, il simbolo Z si è diffuso più degli altri fino a quel momento utilizzati come un triangolo fatto con linee doppie, un triangolo doppio e un cerchio con dei punti all’interno. La Z è così passata dai soli carri armati al segno distintivo di chiunque voglia schierarsi apertamente in favore dell’invasione russa. Ha così iniziato a comparire su auto, magliette, cartelloni pubblicitari, muri di città e soprattutto social network, oltrepassando addirittura i confini nazionali e arrivando a essere l’emblema delle manifestazioni estere, come nelle piazze serbe, nell’appoggio alla Russia di Putin. 

In questo contesto, Ivan Kuliak ha deciso di esibire proprio quella Z, simbolo dunque inequivocabile del sostegno all’invasione del suo popolo ai danni, ironia della sorte, del popolo dell’atleta che sul podio distava pochi centimetri da lui. 

Le conseguenze sono state immediate, anche visto il clamore che la vicenda aveva suscitato a livello globale. La Federazione Internazionale di Ginnastica ha annunciato di aver aperto un procedimento disciplinare nei confronti dell’atleta e diverse voci, tra cui quella di Jury Chechi, hanno duramente condannato il gesto. 

Le scuse di Kuliak, che tra le altre cose ha da pochi mesi terminato il suo periodo di leva militare, non sono arrivate, o meglio, non quelle che ci si aspettava. 

“Ho coperto la bandiera come mi è stato chiesto di fare ma volevo far capire chi fossi.- ha scritto l’atleta su Telegram – Per me la Z rappresenta “la vittoria e la pace”. Sono rimasto in silenzio quando, avvolti nella loro bandiera, i nostri rivali hanno cantato ‘Gloria all’Ucraina’. Se ci fosse una seconda possibilità e potessi scegliere se far vedere la lettera “Z” sul mio petto o no, lo rifarei”.

Poco dopo, anche l’allenatrice russa Valentina Rodionenko ha espresso il suo pensiero:

“non ci sembra altro che una dichiarazione di patriottismo, una reazione all’accerchiamento, all’ostracismo e alle sanzioni che tutte le Federazioni hanno inflitto agli atleti russi delle differenti discipline, dal calcio alla Formula 1. Si tratta solo di una manifestazione del suo senso di appartenenza”.

Cosa si può dire?

A seguito di questo episodio, non potendo nemmeno lontanamente immaginare l’ulteriore sofferenza patita dall’atleta ucraino, si può cercare una risposta al quesito iniziale. 

Se le esclusioni degli atleti russi dalle competizioni sportive evitano questo tipo di propaganda bellica e queste esternazioni dolorose per chi già soffre, allora forse la loro attuazione non è poi così inutile e unicamente simbolica. 

Utilizzare la visibilità che solo un palcoscenico sportivo è in grado di dare per questi fini è nettamente contrario ai principi di rispetto, etica e lotta alle discriminazioni che hanno reso celebre la Carta Olimpica.

Lo sport nasce per unire, non per sancire differenze. 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Ciao! Sono Giulia, ho 20 anni e vivo a Modena. Ho iniziato a scrivere per alcune testate giornalistiche occupandomi di sport, mia grande passione, per poi focalizzarmi su attualità, politica e comunicazione. Mi sono sentita dire migliaia di volte che le donne nel mondo dello sport hanno semplicemente una funzione di "accalappia-ascolti". Vivo nell’utopia, che spero non rimanga tale, di rendere protagonista il contenuto di ciò che dico, non l’involucro.

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