Connect with us

Cultura

Il dio dalle lunghe dita: il nuovo horror leggero e accattivante di Lucia Guglielmetti

Questa settimana abbiamo recensito il nuovo libro di Lucia Guglielmetti, “Il dio dalle lunghe dita” edito da Dark Zone: ecco perché dovreste leggerlo.

Published

on

Un noioso pomeriggio dai nonni, una vecchia casa in montagna e due fratelli, Marco e Francesco, senza niente di meglio da fare che rovistare tra i segreti di nonna Gianna. Così comincia la strana storia di Marco, protagonista del nuovo horror di Lucia Guglielmetti, “Il dio dalle lunghe dita”, pubblicato nel 2021 da Dark Zone.

Centosettanta pagine molto leggere e scorrevoli, da leggere tutte d’un fiato nei pomeriggi di pioggia in cui non si ha niente da fare (di certo un passatempo più sicuro che esplorare vecchi armadi in soffitte polverose). La lettura è sicuramente adatta a un pubblico di ragazzi, oltre a non essere eccessivamente ansiogena, quindi la ritengo adatta anche a chi, come me, non ama leggere di lunghe dita che ti afferrano nel buio notturno della tua cameretta.

Marco e il suo fratellino

La vicenda narrata nel romanzo ruota tutta attorno a quell’episodio che ha sconvolto la vita di Marco e della sua famiglia, seguendo un intreccio lineare, interrotto da pochi flashback che riportano alla memoria del lettore brevi contatti con il fratellino scomparso, fino all’incontro del conte Rovazzi, che sconvolge la vita del protagonista, fatta di sensi di colpa e sofferenza, riaccendendo in lui, per la prima volta dopo quindici anni, quel barlume di speranza perduta di ritrovare l’amato fratellino.

La caratterizzazione dei personaggi e delle ambientazioni è molto focalizzata sul tema centrale: non si perde in digressioni, fatto che potrebbe essere gradito anche ai lettori meno appassionati e che non amano perdersi in dettagli, ma preferiscono arrivare dritti al punto.

L’ambientazione si rifà ad un parallelo tra una indefinita città italiana, probabilmente del nord Italia, e un universo alternativo ispirato alla mitologia celtica, oltre alle valli montane del paese di origine dei nonni, situato in Val Chisone.

Sono centrali e ricorrenti in tutto il racconto temi legati al senso di colpa del protagonista, una vita dedicata alla costante ricerca di riscatto, alimentata dallo stigma sociale da cui lo stesso Marco è stato ingiustamente colpito quando aveva appena nove anni e che lo ha condizionato in tutti gli aspetti della sua vita.

Malinconico, leggero e accattivante

Personalmente, se dovessi descrivere questo libro con tre aggettivi, userei i seguenti: malinconico, leggero e accattivante. La malinconia è il sentimento che pervade l’atmosfera generale, che circonda la vita di un ventiquattrenne ormai spento, rassegnato alla sua esistenza passiva e spesso dannosa, pericolosa per le persone che lo circondano; leggero, invece, perché nonostante le emozioni spesso negative che vengono descritte, non appesantisce il lettore, che non viene quindi portato a compiere lunghe riflessioni; accattivante, invece, nel modo in cui la vicenda viene rapidamente portata alla conclusione, che non lascia spazio a epiloghi alternativi: non c’è tempo per la noia o per speculazioni ulteriori, si ha voglia solo di arrivare fino in fondo, nella speranza di salvezza per il piccolo Francesco.

Riuscirà Marco, quindi, a salvare il suo fratellino? Non sarò certo io a svelare questo mistero. Ma in poche ore il dubbio sarà presto risolto… è tutto, buona lettura!

©RIRPODUZIONE RISERVATA

Nata a Viterbo, studio e approfondisco le questioni linguistiche più dibattute. Appassionata di letteratura e filosofia, cerco di rendere la cultura semplice, divertente e alla portata di tutti.

Continue Reading
Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Trending