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Cultura

“La Sacra Famiglia”: Gianni Dragoni ci spiega cosa celano i Benetton dietro la loro maschera

Nel suo ultimo libro edito da Chiarelletere, “La sacra famiglia, affari, politica, amicizie. Il capitalismo secondo i Benetton”, Gianni Dragoni ricostruisce la storia di una famiglia che ha accumulato un vero e proprio impero tra governi e debiti.

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“Padroni di tutto. E intoccabili. Chi sono i Benetton? Quali sono i metodi, le relazioni, le complicità che hanno consentito alla famiglia di Treviso di diventare così ricca e potente, in grado di dettare condizioni ai governi anche dopo il crollo del ponte Morandi che ha causato quarantatré morti? Quanto si sono arricchiti?”

Per presentare il libro che abbiamo recensito questa settimana parto da queste parole che fanno da introduzione a “La sacra famiglia, affari, politica, amicizie. Il capitalismo secondo i Benetton” di Gianni Dragoni ed edito da Chiarelettere. Più che un libro quello di Gianni Dragoni è un lavoro d’inchiesta, di ricerca che cerca di ricostruire e mettere in fila le vicende che hanno portato alla costruzione dell’Impero dei Benetton e che si intrecciano con governi, massoni e altre persone delle Istituzioni che sicuramente avremmo sentito nominare senza sapere chi fossero.

Gianni Dragoni: l’autore

Prima di soffermarci sulla sua inchiesta non si può non parlare del giornalista Gianni Dragoni,  caporedattore e inviato de Il Sole 24 Ore dove lavora dal 1985. Come si comprende dal suo libro, molto tecnico e specifico ma allo stesso tempo scorrevole nel ricostruire tutti i vari intrecci della potente famiglia, si occupa di economia, industria e finanza.

Oltre ad aver collaborato alle trasmissioni televisive condotte da Michele Santoro, si occupa della rubrica Pay watch dove racconta quanto guadagnano i manager delle società quotate e attraverso il suo blog Poteri deboli mette in mostra il lato debole dei poteri forti.

Gli intoccabili: i Benetton e Treviso

La storia dei Benetton, che in questo lavoro d’inchiesta viene ricostruita attraverso documenti ufficiali e testimonianze mai smentite, inizia a Treviso da quattro fratelli: Carlo e Gilberto morti nel 2018, Luciano che dopo la morte del padre nel 1945 lascia la scuola e va a fare il garzone in un negozio di tessuti e la sorella Giuliana che a 10 anni comincia a fare la magliaia in casa.

Da un maglione giallo confezionato da Giuliana in un contesto dove, come ha raccontato lo stesso Gilberto Benetton a Sette del Corriere della Sera, “ci si vestiva di blu, grigio…” parte la costruzione di quel grande impero attuale basato sui dei maglioni di lana a tinta colorata.

Quegli stessi maglioni che, oltre all’accumulo di ricchezze e debiti, porteranno Luciano ad avere a meno di trent’anni una Bentley e, nel 1993, a farsi fotografare nudo da Oliviero Toscani, fotografo che ha contribuito non poco a rafforzare l’immagine dei Benetton, e coperto solamente dalla scritta:“I want my cloyhes back” e “Empty you closets”.

Il doppio lato della medaglia: l’immagine in superficie e l’impero

Quell’imprenditore nudo e buono erettosi a capo della famiglia che, come ha ricostruito il Fatto Quotidiano, pensa tanto alla cura dell’immagine finanziata attraverso generosi investimenti in pubblicità, è riuscito a mettere in piedi un impero che ingloba: autogrill, autostrade, aeroporti, stazioni ferroviarie, torri per le telecomunicazioni in tutta Europa, immense aziende agricole da Maccarese alla Patagonia, il tunnel ferroviario della Manica, più di 100 immobili in 13 Paesi del Mondo, pacchetti azionari strategici come Mediobanca e Assicurazioni Generali essendo al tempo stesso azionista dei principali gruppi editoriali come Rcs e Caltagirone Editore.

Se le interviste hanno spesso un tono auocelebrativo della famiglia, Gianni Dragoni invece, in questo suo ultimo libro che vi consigliamo di leggere, partendo dal crollo del ponte di Genova, cerca di ricostruire dettagliatamente le vicende di quella famiglia amica del centrosinistra e del centrodestra e di tutti quei conflitti d’interesse, di tutte quelle persone che anche all’interno delle istituzioni non pensano agli interessi pubblici ma a quelli di un famiglia ricoperta d’oro, persino dopo il crollo del ponte Morandi, dallo Stato che con la sua Cassa Depositi e Prestiti ha deciso di ricomprare Autostrade.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Direttore e fondatore del sito, scrivo per dare voce a chi non la può fare arrivare lontano. Viaggio ma di confini non ne ho mai visto uno, credo che esistano solamente nella mente di alcune persone.

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