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Economia

Gli effetti delle sanzioni sulla Russia

Quali sono gli effetti delle sanzioni imposte alla Russia dopo l’invasione dell’Ucraina? Andiamo a vederli.

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Le sanzioni imposte alla Russia in conseguenza della guerra in Ucraina non hanno precedenti. Gli effetti si stanno già facendo sentire sulla sua economia nel breve periodo ma i maggiori effetti logicamente si avranno nel medio-lungo. Molte aziende straniere leader nei propri settori hanno deciso di sospendere i propri affari nel paese( Ikea, Volkswagen, Lego, Netflix, Toyota, Apple, Bp, Shell, Maersk, Volvo e Netflix per fare qualche nome) cosi come molte delle grandi banche di investimento hanno deciso di chiudere i propri sportelli alla Madre patria russa. Basti pensare a banche del calibro di Goldman Sachs, JP Morgan, Marill Lynch. Tutto ciò in aggiunta alle grandi limitazioni a banche e aziende russe nel compiere trasferimenti di denaro e altre operazioni all’estero(blocco SWIFT).

Oltre allo Swift, che di per se rappresenta una vera e propria mazzata per l’economia russa, ciò che sta facendo davvero male alla Russia è il blocco delle riserve in valuta estera della Banca Centrale Russa.  Dal 2014, la Russia ha infatti implementato politiche economiche volte ad accrescere le dimensioni di queste sue riserve e a renderle meno dipendenti dal dollaro. Si è così passati dai 509 miliardi del 2014, di cui il 40% era in dollari, ai 630 miliardi attuali di cui solo il 16% è in valuta statunitense.  

Le riserve della Russia bloccate

L’obiettivo era quello di poter contare su fondi sufficienti per sostenere il rublo in caso di crollo e su liquidità con cui aiutare il proprio sistema bancario. Come fece tra il 2014 e 2015 quando di fronte alle sanzioni occidentali dovute all’annessione della Crimea, la Banca Centrale Russa si trovò costretta a utilizzare 170 miliardi di dollari dalle sue riserve di valuta internazionale, che diminuirono così del 32%. 

Il nuovo pacchetto di misure deciso da USA, UE e Giappone va espressamente a limitare questa possibilità. Non solo è impedito alla Banca Centrale di vendere le sue riserve in dollari, euro o yen, pari al 54% delle sue riserve totali. Ma sono bloccate anche le riserve che non siano in queste tre valute ma che sono depositate presso i paesi che hanno applicato le sanzioni, una percentuale di nuovo vicina al 50%. E così la Banca di Russia ha dovuto ricorrere ad altri strumenti monetari.

Va inoltre segnalato che il blocco Swift ed il blocco della vendita delle sue riserve ha comportato un aumento esponenziale del tasso di interesse con cui la Banca Centrale presta denaro alle altre banche( dal 9,5 al 20%, nuovo record di sempre) . Un aumento inevitabilmente comporterà un aumento dei tassi di mutui e prestiti per i cittadini russi.

A tutto ciò vanno aggiunti i declassamenti da parte delle “tre sorelle” Moody’s, Standard&Poor’s e Fitch al livello BB+, poco sopra la soglia per essere considerato “spazzatura” che hanno inevitabilmente comportanto un aumento dello spread sui bund tedeschi raggiungendo il livello di oltre 1260 punti base: 8 volte rispetto a quello italiano. Considerando che la Russia ha un Pil inferiore alla Spagna, i numeri non fanno ben sperare.

Se, come scritto in precedenza, gli effetti nel breve periodo sembrano quasi “nulle”, nel medio e lungo periodo gli scenari cambiano totalmente. Ad analizzare tali scenari è stata la Bank of Finland Institute for Emerging Economies, l’istituto della Banca centrale finlandese che studia l’economia del vicino.

Rischio default?

Secondo il report della Banca il Pil russo quest’anno crollerà del 10%, scendendo al livello del 2011 dove resterà per i prossimi anni. Un salto indietro di dieci anni, con un drastico peggioramento delle condizioni di vita dei russi. L’inflazione è destinata ad aumentare fino ad almeno il 20%, un livello record da oltre venti anni. Il mix di recessione e inflazione, entrambe a doppia cifra, produrrà una notevole riduzione dei consumi pubblici e privati (-14%), degli investimenti fissi (-20%) e delle importazioni (-50%).

La Russia, che viaggiava su una prospettiva di crescita dell’1-1,5%, un tasso molto basso rispetto alle economie emergenti, si vedrà ridurre ulteriormente il proprio Pil potenziale. È vero che per ora può contare su un prezzo elevato del gas e del petrolio, ma proprio questo è un enorme segnale di debolezza. Nelle crisi precedenti, la Russia è entrata in recessione quando il prezzo del petrolio crollava, mentre ora sta vivendo la più grave contrazione del Pil con i prezzi dei beni energetici che sono a livelli record. Già ora, a causa delle sanzioni, la Russia si vede costretta a ridurre la produzione di petrolio e a vendere a sconto di 20-30 dollari rispetto al prezzo di mercato. Il tutto peggiorerà nel giro di due anni poichè l’Europa ridurrà la sua dipendenza energetica dalla Russia e i prezzi scenderanno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Nato a Melfi (PZ) il 18/09/1992 mi sono trasferito a 18 anni a Siena dove mi sono laureato in economia e commercio. Dopo aver ottenuto la triennale mi sono trasferito a Roma dove ho conseguito la laurea magistrale presso La Sapienza ed un master in geografia economica. Insegno in una scuola superiore e sono coordinatore politico. Hobby: calcio, basket e nuoto. Juventino doc.

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