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Sport

Lo sport per la pace: quando Pinochet venne sconfitto da un calciatore

Il 6 aprile di ogni anno, si celebra la giornata internazionale dello sport per lo sviluppo e la pace e tra le storie che più di tutte testimoniano questo legame indissolubile vi è sicuramente quella di Carlos Caszely.

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Il 6 aprile di ogni anno, si celebra la giornata internazionale dello sport per lo sviluppo e la pace, indetta in questo giorno per l’anniversario della prima Olimpiade dell’era moderna, il 6 aprile 1896, voluta dal padre dei Giochi Pierre de Coubertin. 

All’interno della Carta Olimpica, sono contenuti principi di lealtà, sportività, onore e rispetto degni del miglior stato democratico, con tanto di riferimenti alla guerra e alle discriminazioni razziali, di genere e religiose. 

Per questo e per tanto altro, lo sport è strumento di pace, di aggregazione e dunque di sviluppo verso un miglioramento personale e sociale.Tra le diverse, e celebri, storie che evidenziano il legame vigente tra pace e sport, vi è indubbiamente quella di Carlos Caszely. 

Il Cile al tempo di Pinochet 

Il contesto storico di questa vicenda è il seguente: Cile, 1973, Salvador Allende pronuncia via radio il suo ultimo celebre discorso, sancendo definitivamente la fine del suo governo e preparando il suo popolo a ciò che verrà, ovvero la salita al potere del generale Augusto Pinochet.   

Il militare organizzò infatti uno dei più storici colpi di stato l’11 settembre 1973, grazie a cui prese con la forza il potere che abbandonò solamente quasi vent’anni dopo, complice un certo Carlos Caszely. 

In Cile, come nel resto del Sudamerica, il calcio è una religione. In quei giorni burrascosi che sancirono la fine della democrazia cilena, la Nazionale di calcio si trovava in URSS per giocare l’andata di uno scontro valido per un posto ai Mondiali di calcio del 1974 in Germania. L’andata termina 0-0, il ritorno si gioca però in Cile, dove i giocatori sovietici si rifiutano di scendere in campo in uno stato totalmente militarizzato dai soldati del dittatore Pinochet. 

La squadra cilena giocò da sola: i militari li obbligarono comunque a scendere in campo per dar vita a uno “show” di pessimo gusto, con da un lato i giocatori della nazionale e dall’altro alcuni militari che giocavano a turno. 

Tra le schiere locali vi era Carlos Caszely, un giocatore piccolo di statura, estremamente veloce e soprattutto indomabile sotto porta, tanto che il suo soprannome era “el Rey del metro cuadrado”, il re del metro quadrato: se la palla arrivava nel “suo” metro sotto porta, non c’era soluzione diversa dal gol. 

L’attaccante cileno non nascose mai i suoi ideali socialisti e prima di quella partita di ritorno contro i sovietici disse che, davanti alla porta, avrebbe sicuramente calciato fuori. Così non fece, ma anni dopo manterrà la promessa

La carriera di Caszely

Prima dei Mondiali del ’74 in Germania, quelli conquistati con il 3-0 a tavolino contro i sovietici, Pinochet espresse il desiderio di dare una sorta di benedizione a tutta la squadra prima del torneo. Il dittatore strinse la mano ad ogni giocatore, ma uno si rifiutò: era ovviamente Caszely, che venne fotografato proprio nell’atto di rifiuto.

Per peggiorare la sua situazione, nel match d’esordio contro la Germania Ovest, l’attaccante cileno scrisse il suo nome nelle memorie del calcio per essere stato il primo cartellino rosso nella storia dei Mondiali. 

Pinochet, colpito da questo atto, decise di sospendere il calciatore dalla Nazionale. Caszely rimane privato della divisa nazionale fino al 1982, dove, dopo un periodo in Spagna, tornò nel suo Cile, sempre sostenuto dal suo popolo. 

Così, otto anni dopo la storica espulsione, l’attaccante tornò con la sua Nazionale ai Mondiali nel 1982. 

Partita d’esordio, Cile-Austria, penalty per i sudamericani: sul dischetto arriva lui, il re dell’area, che, incredibilmente, sbaglia. Per tutti, è la vendetta del socialista contro Pinochet. 

Il referendum 

Nel 1988 in Cile venne indetto un referendum per decidere se sostenere un ulteriore mandato di Pinochet o se porre fine alla dittatura. L’esito della votazione rimase dubbio fino all’ultimo, i sondaggi non avevano un vincitore e regnava grande incertezza. 

Si dice che fu uno spot pubblicitario, più di altre trovate, a cambiare le sorti di quella votazione: si vedeva una donna anziana in primo piano, seduta su un divano, che con sguardo in camera diceva, 

Sono stata sequestrata e picchiata brutalmente. Le torture fisiche sono riuscita a cancellarle, quelle morali non posso dimenticarle. Per questo io voterò No”

Inaspettatamente, nello spot entra proprio lui, Carlos Caszely, che si avvicina alla donna e dice fermamente che voterà no,

“perchè questa bella signora è mia madre”. 

Alle urne, il No vinse con il 56% dei voti. Pinochet fu sconfitto da un calciatore. 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Ciao! Sono Giulia, ho 20 anni e vivo a Modena. Ho iniziato a scrivere per alcune testate giornalistiche occupandomi di sport, mia grande passione, per poi focalizzarmi su attualità, politica e comunicazione. Mi sono sentita dire migliaia di volte che le donne nel mondo dello sport hanno semplicemente una funzione di "accalappia-ascolti". Vivo nell’utopia, che spero non rimanga tale, di rendere protagonista il contenuto di ciò che dico, non l’involucro.

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