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Niger: il nuovo baluardo dell’Occidente contro l’avanzata jihadista e l’influenza russa in Africa

In un Sahel popolato da stati in crisi, il Niger sta emergendo come un alleato fondamentale per gli occidentali.

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Il Niger è uno stato del Sahel, una fascia di territorio dell’Africa subsahariana, e secondo l’indicatore ISU (l’Indice di Sviluppo Umano delle Nazioni Unite) è il paese più povero del mondo. Fino a qualche anno fa nessuno considerava il Niger come un punto focale per le dinamiche geopolitiche della regione. Ma oggi il Niger è considerato un territorio chiave a causa della crisi degli stati vicini, della diffusione del terrorismo jihadista, e dell’espandersi dell’influenza russa nel Sahel.

Lo scorso maggio lo stesso cancelliere tedesco Olaf Scholz ha visitato il Niger per incontrare il presidente Mohamed Bazoum. Scholz ha anche raggiunto le truppe tedesche di stanza sul confine tra Niger e Mali, con la missione di rafforzare l’addestramento delle truppe nigerine in funzione antiterroristica.

Oltre a Scholz anche diversi altri funzionari occidentali hanno elogiato pubblicamente Bazoum per i suoi sforzi nella lotta al radicalismo religioso. Bazoum ha infatti promesso di rafforzare l’efficacia e il raggio d’azione dell’azione statale, migliorando anche l’attuale e inadeguato sistema scolastico nigerino. Inoltre il presidente si è dimostrato un abile diplomatico, avviando dei timidi colloqui di pace con alcuni gruppi terroristici.

Oltre alla Germania anche Francia e Stati Uniti hanno iniziato a sostenere il Niger. Gli USA nel 2019 hanno aperto nella città di Agadez una base di droni per attività di pattugliamento. Mentre la Francia, dopo il fallimento in Mali, ha addirittura definito il Niger l’ultimo partner strategico nel Sahel.

Infatti se la minaccia jihadista dovesse sfondare anche in Niger, rovesciando il governo di Bazoum come accaduto negli stati vicini, i terroristi finirebbero per controllare una porzione del Sahel che va dal Mali fino al nord della Nigeria. Ciò minaccerebbe l’integrità degli stati più prosperi e costieri dell’Africa Occidentale, come Costa d’Avorio, Ghana, Togo e Benin. Senza tralasciare il rischio di nuove e potenti ondate di immigrazione dirette verso l’Europa.

Intervistato dal Financial Times, il generale nigerino Abou Tarka descrive così la situazione: “Per le potenze occidentali il Niger è un baluardo contro tutti i gruppi estremisti che minacciano la stabilità del Sahel. Per gli occidentali il Niger è una democrazia, una democrazia che deve sopravvivere in un Sahel sempre più vicino al collasso”.

La crisi ai confini del Niger e le ombre della Russia

Con l’eccezione di Algeria e Benin, oggi tutti i paesi ai confini del Niger sono in crisi. In Mali una giunta militare ha preso il potere, lasciando il paese in continua preda di attacchi guidati dallo Stato Islamico e da gruppi vicini ad al-Qaeda. Anche in Burkina Faso una giunta militare è salita al potere lo scorso gennaio, approfittando della confusione generata da un’insurrezione jihadista che ha ucciso migliaia di persone. Da allora dal Burkina Faso sono fuggiti milioni di civili, e oggigiorno è considerato lo stato più pericoloso della regione.

Anche la Russia di Putin sta guadagnando terreno nella regione. I generali che hanno preso il comando in Mali hanno presto sostituito le truppe francesi con mercenari forniti dal misterioso gruppo Wagner, un gruppo russo sospettato di aver commesso diverse atrocità in varie parti del mondo. Questo gruppo paramilitare russo si è fatto strada anche nella Repubblica Centrafricana, proteggendo il suo presidente e gestendo attività redditizie come l’estrazione dell’oro.

Anche il Ciad, in precedenza un fedele alleato francese, è instabile dopo che il suo presidente Idriss Déby è stato ucciso l’anno scorso per mano di ribelli addestrati proprio dal gruppo Wagner.

La destabilizzazione del Sahel

Il Sahel ha iniziato a destabilizzarsi subito dopo la caduta di Gheddafi in Libia nell’ormai lontano 2011. Da allora il conseguente vuoto di potere in Libia ha portato un’ondata di armi nel Sahel. Queste armi hanno dato nuovo slancio ad antichi antagonismi nella regione, fornendo poi agli islamici radicali i mezzi per condurre i loro atti terroristici. In tutto questo il gruppo Wagner oggi combatte anche in Libia, al fianco del generale ribelle Khalifa Haftar.

Ibrahim Yahaya, un esperto del Sahel presso il centro Crisis Group, sostiene che la Russia abbia aperto un “secondo fronte” nel Sahel con l’obiettivo di destabilizzare gli interessi europei nella regione. Per Yahaya l’uso del gruppo Wagner è un modo economico per creare problemi agli europei. La Russia usa società private di mercenari interessate a fare soldi per promuovere i propri obiettivi strategici.

Membri del gruppo Wagner a Bangui, nella Repubblica Centrafricana

Ma per gli occidentali la preoccupazione maggiore rimane la debolezza dell’apparato statale nigerino. Secondo la Banca Mondiale il Niger ha un reddito pro capite nominale di 600 $, a dimostrazione del fatto che oltre l’80% dei suoi 25 milioni di abitanti vive fuori città e per lo più al di fuori dell’economia monetaria. Inoltre il tasso di alfabetizzazione è solo del 35%.

Il Niger poi deve affrontare una forte crescita demografica, una crescita che potrebbe intensificare gli scontri per terra, pascoli e acqua. Infatti con una media di sette figli per donna, la più alta al mondo, la popolazione nigerina sta crescendo a un ritmo di quasi il 4% all’anno, e si prevede che nel 2050 il Niger raggiungerà i 70 milioni di abitanti.

Nonostante tutte queste problematiche, il governo nigerino non ha intenzione di arrendersi e il presidente Bazoum si è detto pronto ad avviare una serie di importanti riforme nel paese. “Questa è una battaglia per la sopravvivenza della nostra nazione, per il nostro diritto di esistere. Siamo circondati da stati caduti in rovina, ma noi resistiamo. Il Niger è ancora in piedi, per ora”, ha concluso il generale nigerino Abou Tarka.

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Nato nel 2001 in provincia di Monza, ho frequentato il Liceo Scientifico Banfi a Vimercate. Ora studio Scienze Internazionali e Istituzioni Europee presso l'Università degli Studi di Milano, e dal 2021 sono iscritto ad Azione. Con i miei articoli cerco di stimolare le persone a formare un proprio pensiero critico, così che sappiano muoversi nel caos del presente in modo sicuro e consapevole.

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