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Società

Grammar-nazi e odio social: Elisa Esposito e il corsivo

Perché una diciannovenne che fa video ironici su Tik Tok dovrebbe trovarsi al centro di una bufera di insulti e minacce documentata e amplificata dai giornali? Davvero il modo migliore per ottenere visibilità è cavalcare l’odio e la frustrazione delle persone?

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È tornata l’estate e, con essa, anche i tanto amati e insieme temuti tormentoni estivi. E no, non mi riferisco solo alle melodie del reggaeton, a Fedez, Alvaro Soler e a tutti quei simpatici sottofondi che accompagnano i nostri finesettimana in spiaggia, no, in questi ultimi giorni l’attenzione sembra essersi depositata altrove: sui tormentoni di TikTok.

È un fenomeno delle ultime ore, in particolare, il “corsivo parlato” di Elisa Esposito, diventato virale sulla piattaforma cinese e, da lì, approdato anche in televisione. Dalla quale, ovviamente, sono partite le polemiche dei paladini della lingua e letteratura italiana.

Il “corsivo parlato”: che cos’è, com’è nato e come funziona

Il “corsivo parlato” è un recente fenomeno nato sui social e cavalcato dalla suddetta, con intento goliardico, che gioca sulla parodia dell’accento tipico dell’italiano regionale milanese, insistendo in particolare sull’allungamento della vocale tonica e delle vocali finali delle parole, spesso storpiandole (amo “amore”>amio).

Le reazioni del web

Immediatamente virale, la diciannovenne ha scatenato due diversi tipi di reazioni da parte dei suoi spettatori: primi tra tutti, chi ha condiviso giocosamente le sue imitazioni, tanto da permettere a Elisa Esposito di essere invitata come ospite di serate in discoteca e persino a programmi radiofonici e giornali. Allo stesso tempo, però, la Tik Toker ha dovuto fare i conti anche con valanghe di critiche, insulti, e addirittura minacce di morte. Il motivo? L’invidia, a detta mia, l’accusa di star facendo un danno alla lingua italiana, invece, a detta loro.

Il corsivo sulla lingua italiana: davvero la sta modificando?

Senza troppi giri di parole: no, non intaccherà davvero la corretta pronuncia dell’italiano, visto che quest’ultima non esiste. L’italiano, infatti, a causa della sua origine letteraria discendente dal volgare toscano, imposto sugli altri dialetti dopo le politiche culturali dell’Unità d’Italia, ha assunto sì una certa uniformità sul suolo nazionale, ma non ha mai privato i parlanti della propria cadenza dovuta all’influsso, nei diversi territori italiani, di dialetti e lingue di substrato differenti, attraverso processi di interferenza linguistica. Il fenomeno, quindi, non ha una grande rilevanza in un contesto eterogeneo come quello dell’Italia.

Ma il clou di questa storia è stato il momento in cui, durante l’intervista a RDS Next, non ha riconosciuto (dice) chi fosse l’autore dei primi due versi della Divina Commedia, il celeberrimo Dante Alighieri.

Accuse, responsabilità e conseguenze

Poniamo, come prima ipotesi, che non fosse una fine strategia di marketing per attirare su di sé ancora più attenzione di quanta già non ne stesse ricevendo negli ultimi giorni. Poniamo ancora, quindi, che non fosse una gaffe premeditata, né da parte del conduttore della trasmissione, né da parte di Elisa Esposito. Scegliamo quindi di credere che una ragazza di 19 anni che interpreta un personaggio ironico sui social non abbia mai sentito i primi due versi dell’Inferno di Dante.

Posto quindi, senza stare troppo a discuterne, che ci sia da portare avanti un dibattito serio sul ruolo della cultura nella vita degli italiani e conseguentemente della scuola, io vorrei chiedermi, e chiedervi, che ruolo ha il giornalismo in tutto questo. Vorrei domandarvi, infatti, per quale motivo venga proposto un modello di intrattenimento, oltre che di basso livello culturale (e non per colpa della ragazza), basato sull’odio che le persone, con questi pretesti, possono riversare sugli altri. Un modello basato sulla contrapposizione tra i “migliori” e i “peggiori”, tra gli intelligenti, che si sentono legittimati a denigrare l’ignoranza di chi non ha lo stesso livello di cultura o di istruzione, e chi di essere ignorante è fiero, e anzi, pensa di avere qualcosa in più, di sapere cosa è davvero importante nella vita. Un divertimento, quindi, basato sull’umiliazione del diverso, invece che su un sano confronto tra unicità.

Il fine ultimo della polemica

Ritengo che il vero orrore, in questa polemica, sia il fatto stesso che sia nata. Non per una minaccia linguistica davvero importante, come del resto tanti dei dibattiti sulla lingua di cui si discute in ambienti spesso inopportuni, né perché la mancata risposta sull’autore della Divina Commedia sia, in questo contesto, la vera mancanza, il vero fallimento della nostra società.

Il vero problema, qui, è la facilità con cui questa situazione si è creata, è cresciuta, e la stessa rapidità con cui si spegnerà e verrà presto dimenticata, come se fosse una cosa da niente. Come se Elisa Esposito e tante come lei non avessero ricevuto insulti e minacce per aver fatto, in fin dei conti, intrattenimento sul web.

Possiamo davvero accettare che questo meccanismo continui a funzionare?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Nata a Viterbo, studio e approfondisco le questioni linguistiche più dibattute. Appassionata di letteratura e filosofia, cerco di rendere la cultura semplice, divertente e alla portata di tutti.

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