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Il doppio gioco di Erdogan

Dallo scoppio della guerra in Ucraina, il presidente della Turchia ha assunto un ruolo sempre più ambiguo nelle sue relazioni tra Russia e Occidente.

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Fonte foto: Il Fatto Quotidiano

Sulla questione Ucraina, tra tutti i membri della NATO, Erdogan è di sicuro il più indecifrabile. Da un lato la Turchia sta aiutando l’Ucraina con il suo ruolo di intermediario, consentendo la ripresa delle esportazioni del grano ucraino ad esempio. Senza contare che la Turchia è il fornitore dei droni Bayraktar, i quali hanno dato alle forze ucraine una spinta decisiva sul campo di battaglia. Infine Erdogan ha anche chiuso le vie del Mar Nero ai rinforzi russi.

Allo stesso tempo però la Turchia è accusata di aiutare la Russia a evadere gli embarghi internazionali, giocando il ruolo del cosiddetto “Black Knight” (quando si aiuta uno stato sanzionato per ottenere vantaggi economici/strategici). Dallo scoppio della guerra in Ucraina la Turchia ha infatti infittito i suoi legami commerciali con la Russia, e diverse banche turche hanno addirittura adottato un sistema di pagamento russo per le loro transazioni. Secondo molti esperti Ankara ha individuato dei vantaggi nel dare una mano a Mosca, vantaggi che potrebbero rivelarsi utili dato il disastroso stato dell’economia turca, travolta e paralizzata da un’inflazione ormai fuori controllo.

“La Turchia in pratica è pro-Ucraina senza essere anti-russa” ha spiegato l’ex diplomatico turco Sinan Ülgen, membro senior del think-tank Carnegie Europe. Molti diplomatici occidentali però sono meno propensi ad accettare il doppio gioco turco.

“È inaccettabile che si possa stare con entrambe le parti in una guerra come questa. La Turchia è un membro della NATO!”, ha denunciato qualche settimana fa un diplomatico dell’UE.

Tuttavia c’è ben poco che i paesi occidentali possono fare per fermare il doppio gioco di Erdogan. Ci sono infatti varie ragioni per cui Stati Uniti e Unione Europea non possono alzare la voce contro la Turchia. Ad esempio è fondamentale per l’Occidente che Erdogan non torni a mettere il veto sull’adesione alla NATO di Finlandia e Svezia.

Per ora quindi a Bruxelles e Washington non resta che monitorare le mosse di Ankara, soprattutto sul lato commerciale.

Le esportazioni della Turchia verso la Russia sono passate da $ 417,3 milioni nel luglio 2021 a $ 730 milioni nel luglio 2022. Inoltre anche le importazioni dalla Russia sono passate da $ 2,5 miliardi di dollari nel luglio 2021 a $ 4,4 miliardi nel luglio 2022. La Russia ora è il paese da cui la Turchia importa di più.

La Turchia poi è diventata una base di esportazione verso la Russia per tutte quelle aziende europee che temono i rischi di commerciare con Mosca. Infatti molte aziende evitano di commerciare con la Russia, anche nelle materie esenti da sanzioni, per via dei rischi reputazionali. Ma usare come base di esportazione la Turchia, sebbene possa sollevare comunque questioni etiche, rimane legale. Ankara quindi sta sfruttando una zona grigia per cercare di aggirare la rete di sanzioni occidentali. 

La Turchia inoltre sembrerebbe aiutare la Russia anche dal lato finanziario. All’inizio di agosto infatti Putin ed Erdogan hanno preso un accordo sul regolare parte del loro commercio in rubli. In seguito ben cinque banche turche hanno adottato il sistema di pagamento russo Mir, alternativo al sistema di pagamento occidentale SWIFT, da cui la maggior parte delle istituzioni finanziarie russe è stata esclusa.

La Turchia per ora si è limitata a respingere le accuse occidentali, affermando che i nuovi flussi commerciali con la Russia riflettono semplicemente un cambiamento strategico preso legalmente e legittimamente dal settore privato turco.

“Abbiamo chiarito più volte che non permetteremo che la Turchia diventi un canale di elusione o evasione delle sanzioni verso la Russia. Abbiamo sì intenzione di mantenere il nostro commercio con Mosca, ma ad oggi non stiamo compiendo nuovi passi importanti in tal senso”, ha spiegato un diplomatico turco, riconoscendo tuttavia che Ankara si stia muovendo in una zona grigia.

L’anno prossimo Erdogan dovrà affrontare l’ostacolo delle elezioni e una più stretta cooperazione tra Turchia e Russia ha evidenti vantaggi economici in tal senso. L’inflazione è alle stelle e Ankara semplicemente non può permettersi di tagliare i legami con Mosca.

La Turchia dipende dalla Russia in molti modi diversi. Ad esempio il turismo turco è composto in larga parte da russi, ma soprattutto Ankara è legata a Mosca sul terreno energetico. La Russia ha fornito alla Turchia circa un quarto delle importazioni di petrolio e quasi la metà del suo fabbisogno di gas nel 2021. Senza contare che Mosca controlla anche la centrale nucleare turca di Akkuyu. Una crisi nelle relazioni turco-russe si ritorcerebbe immediatamente contro Erdogan, creandogli molti problemi subito prima delle elezioni”, ha spiegato Yevgeniya Gaber, membro senior del think-tank Atlantic Council ed ex diplomatico ucraino.

Oltre al lato economico, le relazioni turco-russe portano anche indubbi benefici politici ad Erdogan. Il presidente turco infatti sta cercando di rafforzare l’immagine di Ankara all’estero per risolvere i problemi interni al suo paese. E in questo la Russia può essere un ottimo partner.

Infatti se in diversi contesti regionali Russia e Turchia si sono contrapposte, la partnership diplomatica tra Putin ed Erdogan ha contribuito a trovare soluzioni comuni ad altri importanti conflitti regionali, ad esempio con il processo di pace di Astana per la Siria e con l’accordo sul Nagorno-Karabakh.

Francesco Giumelli, professore associato di Relazioni Internazionali presso l’Università di Groningen in Olanda, ha spiegato così la situazione: “Resta da vedere per quanto tempo l’UE e gli altri membri della NATO tollereranno il doppio gioco di Erdogan”.

Rispetto all’UE gli Stati Uniti hanno richiamato all’ordine la Turchia con più decisione, dichiarandosi pronti alla possibilità di ridurre i propri legami commerciali con Ankara in caso di ingresso turco in un partenariato economico formale con Mosca.

“Crediamo che la Turchia debba continuare ad essere una base globale per la circolazione di beni e capitali, ma una relazione più stretta con la Russia potrebbe minare l’integrazione economica di Ankara con il resto del mondo”, ha affermato un funzionario statunitense.

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Nato nel 2001 in provincia di Monza, ho frequentato il Liceo Scientifico Banfi a Vimercate. Ora studio Scienze Internazionali e Istituzioni Europee presso l'Università degli Studi di Milano, e dal 2021 sono iscritto ad Azione. Con i miei articoli cerco di stimolare le persone a formare un proprio pensiero critico, così che sappiano muoversi nel caos del presente in modo sicuro e consapevole.

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